LONDRA - Le prime pagine sono tutte per lui, anche quella del Financial Times, il quotidiano che di solito si occupa di banche, finanza, soldi. Del resto c'è chi prevede che Andy Murray ora ne farà tanti, molti di più di quelli che ha guadagnato fino ad ora: secondo una stima diventerà il campione dello sport più ricco di Gran Bretagna, con la possibilità tra sponsor e premi di incassare 600 milioni di sterline (700 milioni di euro) negli anni di carriera che gli rimangono. E' il risultato della sua storica vittoria di ieri a Wimbledon, la prima per un tennista del Regno Unito da quella di Fred Perry nel 1936, un'attesa durata 77 anni. Il primo ministro Cameron, con il quale Murray prenderà un tè oggi pomeriggio a Downing street, dice che "nessuno più di lui merita il titolo di cavaliere", per cui è ormai certo che diventerà presto "sir Murray". Ma per Andy anche un'altra gioia: "Ho ricevuto un messaggio della regina".
Un digiuno lancinante, per quest'isola che ama sentirsi differente e speciale dal resto del mondo (e sicuramente dal continente che giace appena oltre la Manica), per almeno due ragioni. La prima è che qui sono stati inventati, o reinventati in epoca moderna, tanti sport: il tennis, appunto, il calcio, il rugby, la boxe (per tacere del cricket). La patria dello sport vorrebbe poterlo dominare a livello internazionale, ma gli riesce di rado. Il terzo posto nel medagliere olimpico ai Giochi di Londra l'estate scorsa suscitò un'ondata di orgoglio patriottico e di ottimismo, ma è stato il frutto di miglioramenti in discipline come ciclismo, nuoto e atletica che da queste parti non sempre riscuotono entusiasmi di massa. Invece nel calcio, dopo il trionfo ai Mondiali del 1966, ma più niente. E poi - ecco la seconda ragione - in un certo senso ai britannici piace perdere. Questa è anche la terra del fair-play, dove si preferisce l'"underdog", lo sfidante, al favorito. Dove si ricorda ancora con gioia il gancio sinistro con cui Henry Cooper mandò al tappeto Cassius Clay nel 1963, anche se poi fu Clay a vincere il match. Insomma, i britannici vogliono vincere, ma godono quasi di più ad arrivare secondi con onore e con rispetto.
Però quel che è troppo è troppo. Nel football hanno quasi rinunciato ("se non vinciamo il Mondiale con lui, non lo vinceremo mai più", scrissero quando presero Fabio Capello come coach della nazionale inglese). Nel tennis temevano di dover aspettare per sempre per vedere l'Union Jack svettare su Wimbledon, il torneo più prestigioso del pianeta. Per questo la vittoria di Murray è stata salutata come un trionfo militare, un ricordo della grandezza passata (l'Impero britannico), la dimostrazione che questo rimane dopotutto un paese speciale: "Andy ha fatto la storia", titola il Mail, "un eroe" lo definisce il Times. Fiumi di retorica (e di birra nei pub), certo. Ma in fondo comprensibile. Che poi Murray sia scozzese e non inglese (i suoi due più grandi tifosi sono due scozzesi, l'attore Sean Connery e l'ex-allenatore del Manchester United Alex Ferguson), in questo caso diventa secondario: ieri nel palco reale erano seduti vicini perfino il premier Cameron e Alex Salmond, premier indipendentista scozzese (poco più in là, in mezzo a tanti Vip, c'era Victoria Beckham, vestita - hanno notato i giornali - in quella che sembrava una sottoveste nera, poco appropriata a Wimbledon). I due premier hanno festeggiato insieme, da domani ciascuno rivendicherà Murray come proprio. E a tagliare corto sulla sua nazionalità ha provveduto la regina Elisabetta, inviandogli le sue congratulazioni personali, in attesa - scommette il Daily Mirror - di farlo baronetto.
Rispetto a Federer, Nadal, Djokovic, e anche ai campioni del passato, Murray ha meno carisma, è meno immediatamente simpatico: è stato a lungo, in verità, antipatico anche ai suoi stessi fan, per come si arrabbiava con se stesso a ogni punto sbagliato, per la mamma-tifosa-allenatrice in tribuna. Perfino l'allenatore che si è scelto, e che indubbiamente lo ha fatto vincere, l'ex-numero uno del mondo Ivan Lendl, non è quel che si dice un simpaticone: i giornali oggi registrano come un fatto eccezionale che ieri, quando Andy ha alzato la coppa, Lendl abbia "mosso la bocca in una maniera che sembrava quasi un sorriso". Però le lacrime dopo la sconfitta con Federer nella finale di Wimbledon dello scorso anno hanno reso Murray più umano. E' un campione timido, non guarda l'interlocutore negli occhi durante le interviste. Ma è anche un bravo ragazzo, modesto, semplice, che ha lavorato con un'intensità spaventosa per arrivare al traguardo che si era prefissato.
Ora gliene restano altri: secondo John McEnroe, "nei prossimi due-tre-quattro anni potrebbe arrivare a vincere un totale di 6 Slam (ne ha già vinti due, un Us Open e Wimbledon ieri) e forse diventare anche il numero uno del mondo" (è attualmente il numero due, ma se ri-vincesse lo Us Open in settembre potrebbero superare Djokovic). Intanto Andy dice che si prenderà una settimana di vacanza con la fidanzata, terzo pilastro della triade formata dalla mamma (a proposito: quando quest'ultima è scoppiata a piangere di commozione per la vittoria del figlio, in tribuna, a consolarla cingendola in un abbraccil, è stato il padre di Djokovic, un bellissimo gesto) e da Lendl. Ieri sera è andato con lei al tradizionale ballo dei vincitori.
Ha posato anche con la vincitrice del torneo femminile, Marion Bartoli, protagonista di una polemica quando un telecronista della Bbc le ha praticamente dato della racchia in diretta tv. Il reporter si era già scusato in diretta e in privato, ma lei, spiritosamente, lo ha invitato al suo tavolo al ballo della vittoria, a cui si è presentata in vertiginosi tacchi a spillo e vestitino di pelle cortissimo: "Volevo che mi vedesse vestita diversamente da maglietta, gonnellino bianco e scarpe da tennis - ha scherzato Marion - e penso di avergli fatto cambiare idea". Ha vinto anche a cena: 6-0 per lei.
Un digiuno lancinante, per quest'isola che ama sentirsi differente e speciale dal resto del mondo (e sicuramente dal continente che giace appena oltre la Manica), per almeno due ragioni. La prima è che qui sono stati inventati, o reinventati in epoca moderna, tanti sport: il tennis, appunto, il calcio, il rugby, la boxe (per tacere del cricket). La patria dello sport vorrebbe poterlo dominare a livello internazionale, ma gli riesce di rado. Il terzo posto nel medagliere olimpico ai Giochi di Londra l'estate scorsa suscitò un'ondata di orgoglio patriottico e di ottimismo, ma è stato il frutto di miglioramenti in discipline come ciclismo, nuoto e atletica che da queste parti non sempre riscuotono entusiasmi di massa. Invece nel calcio, dopo il trionfo ai Mondiali del 1966, ma più niente. E poi - ecco la seconda ragione - in un certo senso ai britannici piace perdere. Questa è anche la terra del fair-play, dove si preferisce l'"underdog", lo sfidante, al favorito. Dove si ricorda ancora con gioia il gancio sinistro con cui Henry Cooper mandò al tappeto Cassius Clay nel 1963, anche se poi fu Clay a vincere il match. Insomma, i britannici vogliono vincere, ma godono quasi di più ad arrivare secondi con onore e con rispetto.
Però quel che è troppo è troppo. Nel football hanno quasi rinunciato ("se non vinciamo il Mondiale con lui, non lo vinceremo mai più", scrissero quando presero Fabio Capello come coach della nazionale inglese). Nel tennis temevano di dover aspettare per sempre per vedere l'Union Jack svettare su Wimbledon, il torneo più prestigioso del pianeta. Per questo la vittoria di Murray è stata salutata come un trionfo militare, un ricordo della grandezza passata (l'Impero britannico), la dimostrazione che questo rimane dopotutto un paese speciale: "Andy ha fatto la storia", titola il Mail, "un eroe" lo definisce il Times. Fiumi di retorica (e di birra nei pub), certo. Ma in fondo comprensibile. Che poi Murray sia scozzese e non inglese (i suoi due più grandi tifosi sono due scozzesi, l'attore Sean Connery e l'ex-allenatore del Manchester United Alex Ferguson), in questo caso diventa secondario: ieri nel palco reale erano seduti vicini perfino il premier Cameron e Alex Salmond, premier indipendentista scozzese (poco più in là, in mezzo a tanti Vip, c'era Victoria Beckham, vestita - hanno notato i giornali - in quella che sembrava una sottoveste nera, poco appropriata a Wimbledon). I due premier hanno festeggiato insieme, da domani ciascuno rivendicherà Murray come proprio. E a tagliare corto sulla sua nazionalità ha provveduto la regina Elisabetta, inviandogli le sue congratulazioni personali, in attesa - scommette il Daily Mirror - di farlo baronetto.
Rispetto a Federer, Nadal, Djokovic, e anche ai campioni del passato, Murray ha meno carisma, è meno immediatamente simpatico: è stato a lungo, in verità, antipatico anche ai suoi stessi fan, per come si arrabbiava con se stesso a ogni punto sbagliato, per la mamma-tifosa-allenatrice in tribuna. Perfino l'allenatore che si è scelto, e che indubbiamente lo ha fatto vincere, l'ex-numero uno del mondo Ivan Lendl, non è quel che si dice un simpaticone: i giornali oggi registrano come un fatto eccezionale che ieri, quando Andy ha alzato la coppa, Lendl abbia "mosso la bocca in una maniera che sembrava quasi un sorriso". Però le lacrime dopo la sconfitta con Federer nella finale di Wimbledon dello scorso anno hanno reso Murray più umano. E' un campione timido, non guarda l'interlocutore negli occhi durante le interviste. Ma è anche un bravo ragazzo, modesto, semplice, che ha lavorato con un'intensità spaventosa per arrivare al traguardo che si era prefissato.
Ora gliene restano altri: secondo John McEnroe, "nei prossimi due-tre-quattro anni potrebbe arrivare a vincere un totale di 6 Slam (ne ha già vinti due, un Us Open e Wimbledon ieri) e forse diventare anche il numero uno del mondo" (è attualmente il numero due, ma se ri-vincesse lo Us Open in settembre potrebbero superare Djokovic). Intanto Andy dice che si prenderà una settimana di vacanza con la fidanzata, terzo pilastro della triade formata dalla mamma (a proposito: quando quest'ultima è scoppiata a piangere di commozione per la vittoria del figlio, in tribuna, a consolarla cingendola in un abbraccil, è stato il padre di Djokovic, un bellissimo gesto) e da Lendl. Ieri sera è andato con lei al tradizionale ballo dei vincitori.
Ha posato anche con la vincitrice del torneo femminile, Marion Bartoli, protagonista di una polemica quando un telecronista della Bbc le ha praticamente dato della racchia in diretta tv. Il reporter si era già scusato in diretta e in privato, ma lei, spiritosamente, lo ha invitato al suo tavolo al ballo della vittoria, a cui si è presentata in vertiginosi tacchi a spillo e vestitino di pelle cortissimo: "Volevo che mi vedesse vestita diversamente da maglietta, gonnellino bianco e scarpe da tennis - ha scherzato Marion - e penso di avergli fatto cambiare idea". Ha vinto anche a cena: 6-0 per lei.