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Tennis, il ricordo di se stesso. L'incubo peggiore di Federer

L'uscita di scena agli ottavi dell'Us Open conferma il declino dell'ex numero uno del mondo. Che - come ha fatto Nadal - può ritrovarsi cambiando qualcosa del suo gioco ma deve provare a dimenticare il giocatore che è stato fino a qualche tempo fadi PAOLO ROSSI
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ROMA - Per il secondo Slam di fila Roger Federer esce di scena ben prima del previsto, ovverossia la semifinale (piazzamento minimo cui aveva fatto l'abitudine fissa ormai dal 2003). Agli Us Open, come ormai è noto, è stato sconfitto in tre set dallo spagnolo Robredo. Uno che era finito al duecentottantesimo posto, ed oggi è di nuovo competitivo. Cosa che potrebbe essere utile, come lezione per il futuro allo svizzero.

Ovvio che il discorso attuale verte tutto sul declino del grande Roger. In realtá forse l'analisi deve essere più giusta e tranquilla, considerando tutte le variabili possibili e immaginabili: cioè l'etá (31 anni), un certo logorìo, l'ormai conoscenza del suo gioco da parte degli avversari, la crescita degli avversari stessi, la staticitá del gioco stesso di Federer.
Quest'ultimo punto è forse la variabile sulla quale Federer può lavorare. Le altre, le precedenti, sono ormai dei dati di fatto ino…
ROMA - Per il secondo Slam di fila Roger Federer esce di scena ben prima del previsto, ovverossia la semifinale (piazzamento minimo cui aveva fatto l'abitudine fissa ormai dal 2003). Agli Us Open, come ormai è noto, è stato sconfitto in tre set dallo spagnolo Robredo. Uno che era finito al duecentottantesimo posto, ed oggi è di nuovo competitivo. Cosa che potrebbe essere utile, come lezione per il futuro allo svizzero.

Ovvio che il discorso attuale verte tutto sul declino del grande Roger. In realtá forse l'analisi deve essere più giusta e tranquilla, considerando tutte le variabili possibili e immaginabili: cioè l'etá (31 anni), un certo logorìo, l'ormai conoscenza del suo gioco da parte degli avversari, la crescita degli avversari stessi, la staticitá del gioco stesso di Federer.
Quest'ultimo punto è forse la variabile sulla quale Federer può lavorare. Le altre, le precedenti, sono ormai dei dati di fatto inoppugnabili sui quali poco si può fare. Invece, sul gioco i tecnici qualcosina potrebbero fare. Se Federer vuole, però. Se ha l'umiltá di riconoscere che la prevedibilitá dei suoi schemi può essere un boomerang, e che al talento bisogna aggiungere qualcosa di nuovo.

Su questo, Federer, dovrebbe prendere esempio da Nadal: lo spagnolo, nei suoi mesi di assenza per l'infortunio, ha provato colpi diversi. Angolazioni nuove, movimenti del polso sconosciuti fino a qualche mese fa. Questa è l'unica variabile spostabile in positivo. Non certo la racchetta nuova, provata e riprovata. Un palliativo, non certo la risoluzione a monte dei problemi.

Ecco, a proposito di problemi (e concludendo): l'aspetto psicologico è quello principale: può convivere - uno che ha vinto qualunque cosa ed è ritenuto il migliore di tutti i tempi - con il suo declino? Con le sconfitte sempre più frequenti? Queste sono le domande cui Federer deve rispondere. Il ricordo di se stesso potrebbe essere il suo incubo peggiore.