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Wimbledon, mistero Murray: l'imprecazione prima della sconfitta è un giallo

La frase pronunciata dal tennista scozzese verso la fine del terzo e decisivo set contro Dimitrov ("Cinque fottuti minuti prima della partita") non ha ancora una spiegazione. La stampa inglese suggerisce molte ipotesi e una certezza: il campione è al tramonto
dal corrispondente ENRICO FRANCESCHINI

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LONDRA - Un mistero avvolge il torneo di Wimbledon e forse ci vorrebbe Sherlock Holmes per risolverlo. Verso la fine del terzo set che ha decretato la sua piuttosto umiliante sconfitta nei quarti di finale, il campione di casa Andy Murray ha imprecato: "Five fucking minutes before the match starts". Cinque fottuti minuti prima che cominciasse la partita. Cosa voleva dire? Cosa è successo nello spogliatoio, cinque minuti prima dell'inizio dell'incontro? Oggi a Londra se lo chiedono tutti. Times e Guardian dedicano una pagina al quesito. La Bbc interroga ex-campioni e commentatori nella vana speranza di risolverlo. Murray non fornisce indizi. Alle domande dei cronisti nella conferenza stampa dopo il match, si è limitato a dire: "Non fornisco mai spiegazioni sulle tattiche con cui preparo un incontro". Il suo portavoce (ebbene sì, i tennisti milionari di oggi hanno anche un portavoce, oltre ad allenatore, sparring-partner, psicologo, massaggiatore ed agente) ha tentato di minimizzare: "Non fateci caso, Andy mormora sempre qualcosa fra sé e sé mentre gioca e qualche volta usa un linguaggio un po' colorito, penso che avesse a che fare con la sua frustrazione".

Che fosse frustrato, non ci voleva un detective a capirlo. L'anno scorso ha vinto Wimbledon, mettendo fine a un'attesa durata 77 anni di un tennista britannico che trionfasse nel torneo nazionale che è poi anche, ammettiamolo, il torneo più prestigioso e importante del mondo. Una vittoria che ne seguiva altre due, la medaglia d'oro alle Olimpiadi di Londra 2012 (anche quella ottenuta sul campo di Wimbledon) e il suo primo Grande Slam, agli U. S. Open. Sembrava avviato a dominare lo sport delle racchette o perlomeno a condividere permanentemente il podio con i magnifici tre del decennio precedente, Federer, Nadal e Djokovic. Invece, dopo la vittoria di un anno fa, non ha più vinto un torneo. E' scivolato dal terzo/quarto al decimo posto del ranking internazionale. Pareva che fosse in procinto di una rivincita, perché ha vinto tutte le gare con facilità e sicurezza nell'edizione di Wimbledon in corso. E con lui sperava una nazione intera, che di delusioni sportive nell'ultimo mese ne ha patite abbastanza, dall'eliminazione dell'Inghilterra ai Mondiali nella fase di qualificazione (non succedeva dal 1958) alle batoste sofferte nel rugby e nel cricket. E invece di batoste ne è arrivata un'altra, per mano del bulgaro Grigor Dimitrov, che ha battuto Murray in tre set.

Proprio Dimitrov fornisce un dettaglio ai detective che vogliono indagare sul perché Murray abbia giocato così male. "Appena entrato in campo, già nei palleggi di riscaldamento, ho capito che in Andy c'era qualcosa che non andava, che non era al suo meglio". I due si conoscono bene. Si allenano spesso insieme. Sono amici, anzi amicissimi: i giornali inglesi, per descrivere il loro rapporto, parlano di "bromance", fusione di "brothers" e "romance", insomma romantica infatuazione fra uomini (esistono foto dei due che abbracciati a torso nudo nel jacuzzi e di Andy che asciuga amorevolmente i capelli con il phon a Grigor), nel loro caso eterosessuali, avendo Murray una fidanzata amorevole da anni, Kim Sears (che però ieri se n'è andata da Wimbledon subito dopo la sconfitta, separatamente da lui), e il bulgaro essendo un "serial lover" di tenniste più affermate di lui (almeno per ora) e pure (un po') più vecchie di lui, prima Serena Williams (che quando l'ha lasciata lo ha definito un uomo dal "dark heart", dal cuore di tenebra), ora Maria Sharapova. Morale: se Dimitrov dice che Murray gli sembrava fuori forma, che insomma non colpiva la palla come al solito, bisogna credergli, visto poi com'è andata.

Sugli  spalti c'era naturalmente anche Amelie Mauresmo, l'ex-campionessa di tennis francese, che Murray ha assunto da appena tre settimane, sostituendo con una donna l'allenatore che ha avuto nei due anni precedenti, l'ex-numero uno del mondo Ivan Lendl, suo coach nel periodo che lo ha portato a vincere due Grandi Slam e le Olimpiadi. "Mi ha molto aiutato, mi ha calmato, mi sono trovato molto bene con lei", ha detto Murray dopo la sconfitta di ieri, però alle insinuazioni su un rapido cambio di allenatore ha risposto con meno sicurezza: "Ci siederemo con lei a parlare del futuro nei prossimi giorni". Che sia stata Amelie a provocare la sua misteriosa imprecazione sui "cinque fottuti minuti prima del match"? Oppure, come ipotizza qualche giornale, è stato l'avvertimento a scendere in campo senza sufficiente preavviso a innervosirlo? O magari è stata un'altra cosa ancora, la notizia che sul palco reale c'erano il principe William e la moglie Kate e che, contrariamente al protocollo secondo cui i tennisti, prima di lasciare l'erba di Wimbledon, sono invitati a fare un inchino soltanto alla regina Elisabetta e a suo figlio il principe Carlo, era loro "suggerito" di inchinarsi anche a William e Kate? Coincidenza, Murray è esploso nel suo "five fucking minutes before the match" proprio mentre si trovava sotto il palco reale (chissà se i principi hanno sentito). E tuttavia, pur con l'animo in preda all'amarezza della sconfitta, uscendo dal campo ha non  solo fatto l'inchino a William e Kate, ma pure fatto segno al suo amico di "bromance" che doveva inchinarsi anche lui, cosa che il bulgaro, che in segno di amicizia e rispetto stava andandosene insieme a lui invece di prendersi gli applausi solo per sé, ha puntualmente fatto.

Il mistero resta. In attesa che Sherlock Holmes lo risolva, rimane una certezza o perlomeno un'impressione, concorda la stampa di Londra: che per Murray sia iniziato il declino, e forse non solo per lui a giudicare dal rendimento a Wimbledon degli altri tre moschettieri, Nadal (eliminato), Djokovic e Federer (approdati alle semifinali con fatica), e che il futuro vedrà l'affermazione di una generazione più giovane, quella di Dimitrov e di Raonic (entrambi semifinalisti) e del 19enne "carneade" Kyrgios (sconfitto nei quarti dopo aver fatto fuori Nadal), tre tipetti che dicono senza pudorer tutti la stessa cosa, "voglio diventare numero uno del mondo".
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