ROMA - Peccato che non ci sia il pareggio nel tennis. Un ex aequo sarebbe stato più giusto. Novak Djokovic e Roger Federer avrebbero meritato entrambi la vittoria. Ma la bellezza, ed anche la maledizione, del tennis prevede che ne resti solo uno. E l'Highlander 2014 è Novak Djokovic.
Il record, per lo svizzero, è svanito: avesse vinto, Federer avrebbe staccato Renshaw e Sampras, con i quali divide la classifica di vittorie del torneo londinese. Festeggia, di nuovo, Djokovic. S'era imposto nel 2011, e l'anno scorso era stato testimone dello storico ritorno al successo di un britannico, avendo perso la finale contro Murray.
E' stato un match molto bello. Certo, ne abbiamo visti tanti del genere in passato (con lo stesso Federer in azione), ma questa finale è stata una lezione di tennis. Dove abbiamo potuto goderci geometrie, strategie, cross e passanti stretti (anzi, strettissimi), stop volley, lungolinea vincenti e altri accessori vari tipo palle sulle righe e incroci. Direte, è quello che succede solitamente in una partita di tennis, ma vederlo realizzato al massimo livello, e sotto la pressione mentale di una finale Slam (quella di Wimbledon, poi) non è da tutti.
Aggiungendo che i due attori protagonisti, Djokovic e Federer, non sono specialisti di un colpo in particolare: sono due attaccanti dal fondo, se vogliamo definirli così. Ed essendo arrivati al trentacinquesimo match (18-17 per Federer) i due si conoscono fin troppo bene, ed hanno cercato di prevenire i colpi l'uno dell'altro. In sintesi il servizio è stato il colpo più importante (come sempre, sull'erba e sul cemento) per poter impostare lo scambio a proprio piacimento, in condizioni di favore.
Questa è stata soprattutto la strategia dello svizzero, fin quando il servizio lo ha supportato. Effettivamente nello scambio ha dovuto cedere il passo al serbo: i suoi slice di rovescio gli hanno consentito di avere il tempo di palleggiare, ma sempre secondo i ritmi di Djokovic. Non è mai riuscito, lo svizzero, ad esprimere i suoi vincenti (come nei turni precedenti), ma per i meriti dell'avversario i cui dritti e rovesci possiedono intrinsecamente delle rotazioni il cui rimbalzo, alto, impedisce lo schiaffo vincente al rivale di turno. Nessuno dei due s'è mai rassegnato, regalando davvero grandi emozioni: né Djokovic dopo aver ceduto il primo set al tie-break, né Federer nel quarto set, sul 3-5 30-30 e servizio Djokovic, neppure al match-point.
L'epilogo al quinto set è stato quasi inevitabile, sacrosanto.
Osanna dunque a Nole Djokovic, ma applausi anche a Roger Federer. Grazie per lo spettacolo, e la lezione di tennis.
Il record, per lo svizzero, è svanito: avesse vinto, Federer avrebbe staccato Renshaw e Sampras, con i quali divide la classifica di vittorie del torneo londinese. Festeggia, di nuovo, Djokovic. S'era imposto nel 2011, e l'anno scorso era stato testimone dello storico ritorno al successo di un britannico, avendo perso la finale contro Murray.
E' stato un match molto bello. Certo, ne abbiamo visti tanti del genere in passato (con lo stesso Federer in azione), ma questa finale è stata una lezione di tennis. Dove abbiamo potuto goderci geometrie, strategie, cross e passanti stretti (anzi, strettissimi), stop volley, lungolinea vincenti e altri accessori vari tipo palle sulle righe e incroci. Direte, è quello che succede solitamente in una partita di tennis, ma vederlo realizzato al massimo livello, e sotto la pressione mentale di una finale Slam (quella di Wimbledon, poi) non è da tutti.
Aggiungendo che i due attori protagonisti, Djokovic e Federer, non sono specialisti di un colpo in particolare: sono due attaccanti dal fondo, se vogliamo definirli così. Ed essendo arrivati al trentacinquesimo match (18-17 per Federer) i due si conoscono fin troppo bene, ed hanno cercato di prevenire i colpi l'uno dell'altro. In sintesi il servizio è stato il colpo più importante (come sempre, sull'erba e sul cemento) per poter impostare lo scambio a proprio piacimento, in condizioni di favore.
Questa è stata soprattutto la strategia dello svizzero, fin quando il servizio lo ha supportato. Effettivamente nello scambio ha dovuto cedere il passo al serbo: i suoi slice di rovescio gli hanno consentito di avere il tempo di palleggiare, ma sempre secondo i ritmi di Djokovic. Non è mai riuscito, lo svizzero, ad esprimere i suoi vincenti (come nei turni precedenti), ma per i meriti dell'avversario i cui dritti e rovesci possiedono intrinsecamente delle rotazioni il cui rimbalzo, alto, impedisce lo schiaffo vincente al rivale di turno. Nessuno dei due s'è mai rassegnato, regalando davvero grandi emozioni: né Djokovic dopo aver ceduto il primo set al tie-break, né Federer nel quarto set, sul 3-5 30-30 e servizio Djokovic, neppure al match-point.
L'epilogo al quinto set è stato quasi inevitabile, sacrosanto.
Osanna dunque a Nole Djokovic, ma applausi anche a Roger Federer. Grazie per lo spettacolo, e la lezione di tennis.