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Roland Garros, trionfa Wawrinka: per Djokovic resta il tabù

Lo svizzero si impone in 4 set: 4-6, 6-4, 6-3, 6-4. Per il serbo prosegue la maledizione allo slam parigino, l'unico mai vinto

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PARIGI - Altro che Career Grand Slam. Per Novak Djokovic il Roland Garros resta tabù, la casella mancante della sua invidiabile bacheca sportiva. Parigi celebra il trionfo di Stan Wawrinka, meglio conosciuto come Stanimal, al suo primo Slam sulla terra rossa, il secondo per la Svizzera dopo quello di Roger Federer ottenuto nel 2009.
Incredibile, verrebbe da pensare: dopo aver disposto di Nadal in tre set nei quarti di finale, avuto la meglio su Murray al quinto set in semifinale, tutto lasciava presagire che Djokovic avrebbe fatto, diciamo, un sol boccone di quel Stan Wawrinka battuto in fondo già diciassette volte. Certo, c'erano anche tre sconfitte nel conto, ma di una sola faceva male il ricordo: il quarto di finale perso l'anno scorso agli Australian Open.

C'est le tennis, verrebbe da dire. La sua stranezza. La sua bellezza. L'unica cosa brutta, diciamolo chiaramente, è il look del vincitore. Onestamente quel completino della Yonex indossato dallo svizzero è inguardabile: passi il pantaloncino/costume a losanghe color lilla, ma abbinarlo ad una maglia dal doppio/triplo colore è un azzardo che sa di kitsch.
Ad ogni modo il vestiario non ha mai distratto, per l'intero torneo, Wawrinka. E neppure nella finale: in fondo, era lui che non aveva niente da perdere, il fardello delle responsabilità  -  della storia  -  era tutto nelle mani del serbo. Che, sull'abbrivio, ha incassato il primo set abbastanza agevolmente. Ottenuto il 6-4, nessuno avrebbe più scommesso un cent sullo svizzero. Il quale, invece, s'è riposizionato in campo. Non ha sbroccato, non s'è buttato via. Ha accettato lo scambio da fondo campo. Ha sfidato il rivale sul suo terreno. E ha vinto. Con la forza delle sue accelerazioni. Con la meraviglia del suo rovescio a una mano. Con le sue sventagliate di dritto. Djokovic s'è prima opposto, poi è rimasto sorpreso dalla resistenza dell'avversario, infine è andato in confusione. Lui, il più lucido che c'è nel circuito. Lui, che sa sempre qual è la mossa giusta da fare. Lui che è il più forte di testa che esiste.
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Invece tutto questo non è bastato: in tre ore e dodici minuti Wawrinka ha ottenuto il suo secondo Slam della vita, ha negato il Career Slam a Djokovic: 4-6, 6-4, 6-3, 6-4 il punteggio definitivo. Possiamo dire, nell'analisi, che è stato un match bellissimo, e si capisce perché i match maschili abbiano l'appeal che manca a quello femminile (basti pensare a qualche sfida di questi giorni proprio qui a Parigi). "Ho fatto la partita della vita" ha detto a caldo, ancor prima della premiazione Wawrinka. Per un giorno, nel giorno giusto, per tre ore (poco meno) ha lasciato andare il braccio a tutto spiano. Ha mostrato il suo tennis a tutto tondo, i suoi colpi potenti e precisi fino alle righe, tanto che neppure un computer come Djokovic ha potuto far nulla. Forse il serbo ha pagato, in stanchezza, le fatiche soprattutto nervose, delle vittorie contro Nadal e Murray. Ma va rimarcato come Wawrinka abbia sofferto contro Tsonga, e battuto agevolmente Federer. Complimenti a Wawrinka dunque, che sposa tecnica e potenza, che ha saputo attendere il suo momento della vita. Convivere con Federer, superare i problemi privati sentimentali (ancora attuali). Anche con lui bisognerà fare i conti nel futuro. Dunque, neanche per il 2015 ci sarà un tennista che può ambire allo Slam, essendoci già due differenti vincitori (Djokovic a Melbourne, Wawrinka a Parigi). Invece nel mondo femminile Serena Williams può, teoricamente, farcela: le restano "solo" Wimbledon e New York.

SAFAROVA SI CONSOLA CON IL DOPPIO - Nonostante la delusione per la sconfitta con Serena Williams, Lucie Safarova non si è persa d'animo e, meno di 24 ore dopo, è tornata sul Philippe Chatrier per la finale del doppio, in coppia con la statunitense (ma di origine slovacca) Bethanie Mattek-Sands. E ha vinto: 3-6 6-4 6-2 all' australiana Casey Dellacqua e alla kazakha Yaroslava Shvedova. Prima di lei, sulla terra rossa parigina, Sara Errani aveva raggiunto entrambe le finali nel 2012; e, come lei, aveva perso in singolare e vinto in doppio.



 
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