ROMA - La stagione del tormentone è ufficialmente aperta: Serena sì, Serena no. Grande Slam sì, Grande Slam no. Il non c'è due senza tre della Williams in questo 2015 apre alla suggestione più antica del tennis, quella voglia di Slam che manca dal 1988, quando Steffi Graf realizzò quello che oggi Serena sogna: vincere nello stesso anno i quattro tornei più prestigiosi.
Incassati Australian Open, Roland Garros e Wimbledon per Serena i prossimi giorni saranno davvero pesanti, nel senso che il mondo intero non fará altro che chiederle: "Serena, ma ci pensi che puoi realizzare il Grande Slam?". Ma sará difficile porle questa domanda, perché la sorellona di Venus si eclisserá, vedrete. Lo ha fatto in tutti questi anni da regina del circuito femminile, figuriamoci ora che è a un passo vero dall'entrare nella legenda. Il sapersi gestire, il sapersi prendere i suoi tempi e non lasciarseli dettare dagli altri è sempre stato il vero segreto della ragazza nera che ha davvero cambiato il modo di giocare a tennis. Il suo sano menefreghismo è cosa nota, nell'ambiente. È una numero uno, lo sa e si fa rispettare.
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Fuori dal campo, ma anche dentro. Lo ha confermato la finale londinese giusto oggi. Un match che ha detto un paio di cose, la prima: Serena Williams non è un robot. Ha sentito la pressione psicologica, ha dovuto conviverci per buona parte del primo set. Contro un'avversaria, Garbine Muguruza, che di contro non aveva nulla da perdere e dunque ne ha approfittato.
E qui arriviamo alla seconda cosa: quando un giocatore, una giocatrice, si trova sotto 2-4 di solito rischia di buttarsi via. Serena Williams (come Federer, Djokovic, Nadal) ferma il tempo e, in questa specie di incanto magico, ricorda al mondo che lei è la più forte. Ritrova d'un canto i suoi colpi migliori, gli errori scompaiono e l'avversaria esce di scena.
È accaduto a Wimbledon, ma l'avevamo giá visto al Roland Garros. Per questo Serena Williams si permette il comportamento che ha: lei può dall'alto della sua forza. La difesa della sua privacy l'ha portata al top della sua carriera proprio quando tutte le altre si sentono 'vecchie'. Lei è in forma smagliante, e secondo certi maligni anche perché avrebbe fatto qualcosa al suo corpo: i cattivelli insinuano il sospetto che, tutti concentrati sulla famosa riduzione di seno di Simona Halep, ci si è perso l'altro intervento chirurgico. Che probabilmente ha prolungato i trionfi di questa ragazza.
Post scriptum: una persona, un tennista, oggi ha guardato con invidia e rammarico questo trionfo: si chiama Novak Djokovic. Potrá anche vincere domani, contro Federer, il torneo maschile, ma la ferita che gli ha inflitto Wawrinka nella finale di Parigi si rimarginerá (forse) molto più avanti. Il serbo sognava anche lui il Grande Slam, immaginava di presentarsi a Flushing Meadows per scrivere la storia. Invece l'appuntamento, a tutti, lo ha svelato Patrick Mouratoglou (coach di Serena), con il suo cappellino: la scritta Verrazzano è l'indicazione finale. Sará lì la grande festa, sul ponte di New York.
Incassati Australian Open, Roland Garros e Wimbledon per Serena i prossimi giorni saranno davvero pesanti, nel senso che il mondo intero non fará altro che chiederle: "Serena, ma ci pensi che puoi realizzare il Grande Slam?". Ma sará difficile porle questa domanda, perché la sorellona di Venus si eclisserá, vedrete. Lo ha fatto in tutti questi anni da regina del circuito femminile, figuriamoci ora che è a un passo vero dall'entrare nella legenda. Il sapersi gestire, il sapersi prendere i suoi tempi e non lasciarseli dettare dagli altri è sempre stato il vero segreto della ragazza nera che ha davvero cambiato il modo di giocare a tennis. Il suo sano menefreghismo è cosa nota, nell'ambiente. È una numero uno, lo sa e si fa rispettare.
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Fuori dal campo, ma anche dentro. Lo ha confermato la finale londinese giusto oggi. Un match che ha detto un paio di cose, la prima: Serena Williams non è un robot. Ha sentito la pressione psicologica, ha dovuto conviverci per buona parte del primo set. Contro un'avversaria, Garbine Muguruza, che di contro non aveva nulla da perdere e dunque ne ha approfittato.
E qui arriviamo alla seconda cosa: quando un giocatore, una giocatrice, si trova sotto 2-4 di solito rischia di buttarsi via. Serena Williams (come Federer, Djokovic, Nadal) ferma il tempo e, in questa specie di incanto magico, ricorda al mondo che lei è la più forte. Ritrova d'un canto i suoi colpi migliori, gli errori scompaiono e l'avversaria esce di scena.
È accaduto a Wimbledon, ma l'avevamo giá visto al Roland Garros. Per questo Serena Williams si permette il comportamento che ha: lei può dall'alto della sua forza. La difesa della sua privacy l'ha portata al top della sua carriera proprio quando tutte le altre si sentono 'vecchie'. Lei è in forma smagliante, e secondo certi maligni anche perché avrebbe fatto qualcosa al suo corpo: i cattivelli insinuano il sospetto che, tutti concentrati sulla famosa riduzione di seno di Simona Halep, ci si è perso l'altro intervento chirurgico. Che probabilmente ha prolungato i trionfi di questa ragazza.
Post scriptum: una persona, un tennista, oggi ha guardato con invidia e rammarico questo trionfo: si chiama Novak Djokovic. Potrá anche vincere domani, contro Federer, il torneo maschile, ma la ferita che gli ha inflitto Wawrinka nella finale di Parigi si rimarginerá (forse) molto più avanti. Il serbo sognava anche lui il Grande Slam, immaginava di presentarsi a Flushing Meadows per scrivere la storia. Invece l'appuntamento, a tutti, lo ha svelato Patrick Mouratoglou (coach di Serena), con il suo cappellino: la scritta Verrazzano è l'indicazione finale. Sará lì la grande festa, sul ponte di New York.