NEW YORK - Record di ritiri per uno Slam dell’era Open: 17 soltanto nella prima settimana, 14 uomini, 2 donne. L'ultimo in ordine di tempo della Buochard che spiana la strada di Roberta Vinci ai quarti. Lo scorso anno a Flushing Meadows per poco la cinese Peng non ci lasciò le penne. Colpa del caldo? O del momento in cui uno Slam così complicato da gestire fisicamente arriva sul calendario? Federer guarda Sock mezzo morto (nel match contro Bemelmans) poi a freddo, dispiaciuto ma sempre vigile, ammette: “Bisogna arrivarci bene a certi appuntamenti”. Altrimenti, è sottinteso, che ci arrivi a fare? Alcuni evidentemente, secondo Federer, non lo fanno, non sono abbastanza attenti. Il corpo manda segnali perfetti. Spesso non li interpretiamo. Un atleta dovrebbe avere massima confidenza con braccia, gambe, cuore, testa. Malgrado tutto basta un “nacho”, per paradosso che sia, a rovinare il fragile equilibrio del professionista. Niente, una strusciata secca di mais aromatizzato e finisci per terra avvolto negli asciugamani, senza forze. Sedici ritiri. Un botto.
E magari parte tutto da un crampetto al polpaccio. Anche Sock credeva fosse un fastidio passeggero, butto giù un po’ di sali minerali e passa. Invece è stato scortato fuori dal campo dall’esercito della sicurezza, scortato a sua volta da tre medici, francamente preoccupati. “Sock suda più degli altri”, dice il suo connazionale Isner, “a un certo punto il suo corpo aveva finito sodio, potassio e magnesio”. Aveva giocato poco prima un punto di 50 scambi. Todd Ellenbecker, vice capo dei medici dell’Atp svela un segreto che non fa molto onore a qualche tennista: “Ci sono alcuni ragazzi che non seguono le procedure standard in caso di alta umidità: “devono idratarsi appena svegli, meglio se con acqua calda (che va in circolo immediatamente senza provocare choc all’organismo come la fredda, ndr)”.
C’è poi la seconda verità: è che molti tennisti sanno già di essere infortunati e molto probabilmente di non essere in grado di portare a termine nemmeno la partita di primo turno. Solo che vanno avanti lo stesso. E’ una questione, comprensibile per carità, di soldi: chi perde al primo turno in uno Slam riceve quasi 40 mila dollari. Quindi basta cominciare, accusare un disturbo e ritirarsi. Ma c’è anche chi si ritira per ragioni vere ed estranee al caldo (Istomin).In ogni caso è, dicono i medici, il quinto set (o più quinti set) che portano muscoli e organismo degli uomini allo stremo: “Ma non cambieremo”, dicono i vertici degli Slam, che hanno una giurisdizione diversa dai tornei Atp e Wta. In Australia vige almeno la “heat rule”, la sospensione di 10 minuti alla fine del secondo set in caso di caldo estremo.
E magari parte tutto da un crampetto al polpaccio. Anche Sock credeva fosse un fastidio passeggero, butto giù un po’ di sali minerali e passa. Invece è stato scortato fuori dal campo dall’esercito della sicurezza, scortato a sua volta da tre medici, francamente preoccupati. “Sock suda più degli altri”, dice il suo connazionale Isner, “a un certo punto il suo corpo aveva finito sodio, potassio e magnesio”. Aveva giocato poco prima un punto di 50 scambi. Todd Ellenbecker, vice capo dei medici dell’Atp svela un segreto che non fa molto onore a qualche tennista: “Ci sono alcuni ragazzi che non seguono le procedure standard in caso di alta umidità: “devono idratarsi appena svegli, meglio se con acqua calda (che va in circolo immediatamente senza provocare choc all’organismo come la fredda, ndr)”.
C’è poi la seconda verità: è che molti tennisti sanno già di essere infortunati e molto probabilmente di non essere in grado di portare a termine nemmeno la partita di primo turno. Solo che vanno avanti lo stesso. E’ una questione, comprensibile per carità, di soldi: chi perde al primo turno in uno Slam riceve quasi 40 mila dollari. Quindi basta cominciare, accusare un disturbo e ritirarsi. Ma c’è anche chi si ritira per ragioni vere ed estranee al caldo (Istomin).In ogni caso è, dicono i medici, il quinto set (o più quinti set) che portano muscoli e organismo degli uomini allo stremo: “Ma non cambieremo”, dicono i vertici degli Slam, che hanno una giurisdizione diversa dai tornei Atp e Wta. In Australia vige almeno la “heat rule”, la sospensione di 10 minuti alla fine del secondo set in caso di caldo estremo.