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Fognini, il problema è nella testa

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NEW YORK  -  Fognini sì, Fognini no. Come certi bravi calciatori che non diventeranno mai dei campioni perché mancano di continuità, Fabio è un maestro nella perdita, a volte inspiegabile, di concentrazione, maestro nell'illudere, nel non ritrovarsi. Promette con Nadal, non mantiene con Lopez (che però in questo momento non è affatto inferiore a Nadal, anzi...). Fognini non riesce a vincere due "grandi" partite ravvicinate, altrimenti sarebbe n.10 del mondo. E soprattutto non dà il carattere alle partite, se dipende da lui, se è lui, per una serie di circostanze, il più atteso, se non proprio il favorito (non si può essere favoriti ufficialmente se sei n.32 e hai davanti il n.18 del mondo). La personalità associata alla continuità, la calma associata alle qualità: con Fognini si traducono in abbinamenti surreali. Contro Feliciano Lopez Fognini ha accettato il gioco dell'avversario, che sapeva cosa fare, ha spesso scambiato in back di rovescio, ma gli "slice" di Lopez sono coltelli che affettano. Non ha mai provato a disturbare Lopez sul servizio, magari (solo un esempio) aspettando la prima più lontano dal campo, per provare a iniziare lo scambio (tanto persa per persa...).

A parte il primo gioco dell'incontro, Lopez ha portato a casa i turni di servizio con facilità disarmante, inadeguata per un match teoricamente equilibrato. Per due volte Fognini si è fatto trattare la schiena, ma non era la schiena quella da trattare. Come contro Nadal, Fabio è andato sotto di due set, stavolta ancora più facilmente, in un tempo ristretto come un caffè e amaro altrettanto e soprattutto iniziando male il tie-break del secondo: 6-3, 7-6, 6-1. Nel terzo set è uscito dalla partita nonostante i tifosi, superiori a quelli che su cui poteva contare Lopez, continuassero a sostenerlo. Un "tweener" molto scenografico nel tie-break è stata l'ultima e inutile scintilla di una partita che Fognini non ha mai sganciato dall'anonimato. Andare ai quarti sarebbe stato il giusto compenso del match giocato contro Nadal. Uscire agli ottavi è stato il giusto compenso della pessima interpretazione della sfida con Lopez e di se stesso.
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