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Tennis, riecco Federer: dopo 6 mesi il mito in campo

Non era mai accaduto che il fuoriclasse svizzero restasse fuori così tanto tempo. Tornerà lunedì mattina in Hopman Cup

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ROMA - Nadal vince l'esibizione di Abu Dhabi e scalda il tennis. Nelle prime partite di Hopman Cup a Perth, il buffo torneo misto a squadre entrato a modo suo nella storia, sgomitando nel calendario e gettando lo scompiglio fra regolamenti e format consolidati, gli Usa sono avanti 2-0 sulla Repubblica Ceca, Vandeweghe su Hradecka e Sock su Pavlasek, in attesa del doppio misto col tiebreak sul 3-3, mentre Spagna e Australia si fermano sull'1-1 (Kyrgios batte Lopez e Arruabarrena batte Gavrilova. Domani, lunedì, dopo le qualificazioni, inizieranno i tornei Atp e Wta, Doha, Brisbane (maschi e femmine), Chennai, Shenzhen, Auckland. Ma il cuore del tennis guarda da un'altra parte, cioè su un solo campo, cioè sul ritorno all'attività di Roger Federer (lunedì mattina in Hopman Cup in singolare contro l'inglese Evans e in doppio con la Bencic, nell'ambito della sfida Svizzera-Gran Bretagna). Roger non appariva in Hopman Cup dal 2001. Allora vinse con la Hingis. Non era mai successo nell'era Federer che Roger mancasse, in termini di assenza fisica e conseguentemente emotiva (neppure parliamo di quella tecnica), così tanto: sei mesi. Non giocava dall'8 luglio scorso, quando perse in semifinale a Wimbledon contro Raonic. E' stato un uomo quasi indistruttibile, perfetto anche per questo. La sua magica andatura non è stata quasi mai ostacolata, mai infortuni seri, solo un po' di male alla schiena.

Poi è arrivato il problema al ginocchio. Sembrava un'inezia, un menisco come un altro. Un banale, se vogliamo, intervento chirurgico, normale artroscopia, niente di invasivo. Invece il suo corpo si è ribellato. Bisogna capirlo. Non era abituato a qualcosa che gli chiudesse la porta in faccia. Non aveva mai avuto sussulti, non aveva mai avuto bisogno di farsi troppe domande, aveva sempre mantenuto un equilibrio assurdo. E agevolato da questa esaltante efficienza il dispendio di energie era sempre inferiore a quello degli avversari. D'improvviso questa macchina svizzera ha scoperto di essere fragile. E forse ha avuto paura di sgretolarsi, ha temuto che un "banale" menisco potesse nascondere i "glimpses of the end".  E i tempi si sono allungati, un po' come i legamenti. Quello che pareva un organismo estraneo alle dinamiche del tradizionale invecchiamento ha mostrato di colpo i suoi limiti, tanto da far dire al suo proprietario: "Per continuare a giocare devo fermarmi sino a fine anno". Pareva quasi una resa. Per fortuna non lo era, era (so spera) soltanto la verità. A 34 anni si può rendere a meraviglia, ma è anche vero che il recupero, le convalescenze, le riabilitazioni possono non essere misurabili con la stessa unità di misura in voga fra i teenager. E allora il corpo ha presentato il conto. Così Federer ha dovuto incamminarsi sul crinale più erto della sua carriera e non è servito, non gli ha giovato (non poteva) il fatto di essere nato montanaro (Böttmingen). Era un'appettata assai diversa.

Sei mesi dopo il campione accederà ad un tennis leggermente mutato. Saranno in tre a doversi ritrovare: lui, Nadal e tutto sommato anche Djokovic. Nel frattempo, fra i musi lunghi, Murray è diventato per la prima volta n.1 del mondo. Federer è un lucchetto, un ponte, è qualcosa che unisce la gente e le epoche. Di quegli sportivi che creano voragini in cui perdersi è un attimo. Quegli 8000 assiepati a Perth per assistere a un suo semplice allenamento sono la prova di un amore che sa di presente. Ma soprattutto sa di passato. Quegli occhi luccicanti aspettano film che la grande produzione di spettacolo non ha più i mezzi per girare, le mani degli appassionati sono aggrappate a un'epoca che Federer ha inventato, perfezionando la meraviglia di Sampras, ma che dopo di lui sarà unìaltra cosa. Non avrà così facili eredi. Il tifo per Roger è un gioco di società senza frontiere. Non vuole saperne di accettare le regole. Sappiamo tutti di essere al volgere, sappiamo bene che per quando possa ancora stare in campo Roger non è più la granitica certezza di poesia agonistica che è stato per almeno 15 anni. Ma non ci rassegniamo. Quindi l'entusiasmo per il suo comeback ha un altro significato, più disperato e più profondo. E' l'entusiasmo di sapersi arrivati (dopo un mare di bellezza). E' voler entrare nel dopo-Federer tutti insieme, Roger incluso, col groppo in gola e con qualche residua speranza di emozionarsi ancora. Magari uno accanto all'altro, sulla carrozza che ci porterà nel tennis di domani, si soffrirà un po' meno. A toccare con mano la differenza...
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