Tennis, Sara Errani si difende: ''Letrozolo non dopante per le donne''
di GIANLUCA STROCCHI
Sara Errani (lapresse)
Sara spiega la sua positività al letrozolo, costata uno stop di due mesi da parte dell'ITF: "Uno studio scientifico dimostra che non migliora le performance in un'atleta di sesso femminile. I fatti dicono che il cibo contaminato è l'unica opzione e speravo in un assoluzione. Orgogliosa della mia famiglia ma triste per le cattiverie su di noi"
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MILANO -MILANO - "Sono stata sanzionata per ingestione involontaria di cibo contaminato, da una sostanza che non produce effetti migliorativi sulle performance di un'atleta di sesso femminile". E' il punto sottolineato più volte da Sara Errani, citando il dispositivo della sentenza del tribunale indipendente che si è pronunciato sul suo caso, nel corso della conferenza stampa tenuta all'Hotel Melià di Milano per fornire chiarimenti dopo la squalifica di due mesi per doping comminatale dalla Federazione Internazionale Tennis per la positività al letrozolo.
ERRANI: "LETROZOLO NON DOPANTE PER DONNE" - La 30enne romagnola va all'attacco dei media e ribadisce di non aver mai violato il codice Wada. " Non ho mai assunto sostanze dopanti. Il letrozolo non è uno stimolante. Il letrozolo non è uno steroide anabolizzante. Il letrozolo non migliora le performance. Questo è tutto falso, perché è un inibitore, non una sostanza dopante per le donne - sottolinea con convinzione l'azzurra davanti a taccuini, microfoni e telecamere - La sentenza ITF dice che non c'è evidenza che questa sostanza migliori le prestazioni di tenniste di elite. E invece su questa vicenda si è giocato sulla mia reputazione. Una parte di voi giornalisti ha scritto cose che vanno dal ridicolo all'assurdo, facendo disinformazione. Ho letto di 15 casi nello sport, ma questi atleti erano risultati positivi all'anastrozolo, un'altra sostanza. Un lavoro scientifico dimostra che il letrozolo non migliora le performance di un'atleta donna". Il riferimento, in particolare, è allo studio condotto da David Andersman, endocrinologo dell'Università di Sydney.
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"NON HO FATTO NULLA DI MALE, MAI PENSATO DI FERMARMI" - Proprio per tale ragione la giocatrice di Massa Lombarda ha preferito non avvalersi del diritto di sospensione precauzionale una volta informata in aprile della positività del controllo effettuato a metà febbraio, continuando a rimanere in attività nel circuito. "Ho deciso io di continuare a giocare in questi mesi perché ero sicura al 100% di non aver fatto nulla di male. Non avevo motivo di fermarmi - continua la Errani -. Io speravo di essere assolta. Abbiamo eliminato l'opzione di una pastiglia presa per errore, abbiamo eliminato l'opzione di una contaminazione da contatto. L'unica opzione è quella del cibo contaminato. Sono stata sanzionata per assunzione involontaria di cibo contaminato da una sostanza che non produce effetti benefici per un'atleta professionista di sesso femminile. Questo dice tutto. Io tecnicamente sono stata sanzionata perché le responsabilità di un'atleta coprono anche quelle dei propri tecnici, medici e dei propri familiari. Quindi pago per questo motivo. Ma non condivido il fatto che mi siano stati tolti i punti e i prize money accumulati in questi mesi. E con i miei avvocati sto valutando come muoverci per riuscire a riottenerli perché riteniamo di dubbia motivazione la decisione".
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"TRISTE PER INSULTI E CATTIVERIA, ORGOGLIOSA DELLA MIA FAMIGLIA" - La sostanza sarebbe stata assunta in modo accidentale: una pillola del farmaco che la madre Fulvia assume per scongiurare recidive tumorali sarebbe finita nell'impasto dei tortellini. Quindi, nessuna parziale soddisfazione nella sanzione di due mesi, mite se paragonata ad altri casi. "Come l'ho vissuta? Male, è un momento difficile per me e la mia famiglia... Come giudico la sentenza? Io gioco a tennis e non ho voglia di fermarmi, neppure per poco tempo. Mi è dispiaciuto che il test sperimentale sui capelli da me presentato non è stato ammesso dal tribunale indipendente non perché non valido bensì perché presentato in ritardo rispetto ai termini previsti, in sede di udienza, e quindi il legale dell'ITH ha fatto opposizione perché il loro esperto non poteva controbattere. Questo test l'ho fatto il 28 aprile. Questo cavillo è una delle cose che mi ha fatto arrabbiare. Così come molta rabbia deriva dall'aver visto tante persone giocare con la vita e i sentimenti di altre persone, la mia, quella di mia madre e della mia famiglia". La tennista ricorda anche la solidarietà ricevuta da colleghi e colleghe ("mi aiuta a capire meglio chi ha più a cuore me come persona") e il sostegno della Federtennis italiana, che "mi ha supportato e aiutato tanto per la mia linea difensiva". Ma niente è paragonabile alla solidarietà avuta dai propri cari. "Il supporto e la vicinanza della mia famiglia mi ha reso orgogliosa di loro e di quello che siamo come famiglia, ancora più uniti in una situazione difficile e delicata come questa. Ripeto: sono orgogliosa dei miei familiari", le parole di Sara, scoppiando in lacrime.
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"HO COSCIENZA PULITA, VOGLIO TORNARE A DIVERTIRMI IN CAMPO" - Dopo aver risposto anche a chi chiedeva lumi sui suoi rapporti con il medico sportivo Del Moral, coinvolto nel cosiddetto "sistema Ferrari" e nell'affaire costato a Lance Armstrong i titoli vinti al Tour de France ("ci sono stata solo in un'occasione per una prova da sforzo nella sua clinica tanto tempo fa a Valencia, dove mi allenavo"), la giocatrice romagnola si sforza di guardare avanti. "E una situazione stressante, ma spero di ritornare con tanta carica. Avrò bisogno di un periodo di tempo per recuperare da questo stress, tutta la vicenda. Abbiamo ricevuto una quantità di insulti imbarazzante in questo periodo. Mi allenerò al massimo per poi tornare al meglio dopo la sospensione. Io non ho colpe, non cerco scuse di fantasia o giustificazioni. Una linea difensiva per coprire colpe non fa parte di me: sono abituata a stare in campo e a lottare. Per questo io mi attengo esclusivamente ai fatti. Ho la coscienza pulita, di notte dormo tranquilla perché non ho fatto nulla di male. Andrò per la mia strada consapevole e tranquilla perché dentro di me so come sono andate le cose". Difficile per lei, abituata a restare in campo anche infortunata, rimanere lontana dalla racchetta. "Il tennis mi manca, ho voglia di giocare, di tornare a fare quello che mi diverte. La Wada ricorrerà in appello? Siamo pronti. Potremmo anche presentare prove in più, tipo quella del capello che fin qui non è stata accettata".
DAL 2009 SOTTOPOSTA A 83 TEST ANTIDOPING - Del resto, dal 2009 a oggi l'atleta azzurra è stata sottoposta a "ben 83 controlli complessivi fra sangue e urine", come ha puntualizzato il fratello e manager, Davide Errani. Questa sanzione non cambia la sua idea sul doping. "Sulla squalifica a vita continuo a essere della stessa opinione, ma questo al termine di un processo in cui viene dimostrata che la sostanza è stata assunta volontariamente con lo scopo di migliorare le prestazioni e non è il mio caso", chiosa la Errani.