Sport

Il derby Medvedev-Rublev e Karatsev il silenzioso. La Russia si è presa il tennis

Medvedev, Rublev, Karatsev e il ct Donskoy (reuters)
Imbattuti e imbattibili. Il terzetto russo ha vinto la Atp cup ed è ai quarti all'Australian open. Il confronto tra i due più forti ci darà un favorito per la vittoria finale
2 minuti di lettura

Tremate, tremate che Madre Russia è tornata. Tre tennisti nei primi otto, e derby annesso. Daniil Medvedev e Andrey Rublev si sfideranno domani, mentre questa notte sarà l’oggetto misterioso di questi Australian Open, Arslan Karatsev a giocarsi la semifinale contro il bulgaro Grigor Dimitrov. Ma la scuola russa mancava nel tennis dai tempo di Kafelninikov e Safin (ci perdoni Davidenko), i primi e gli ultimi a trionfare anche negli Slam. Adesso ci sono i Medvedev e i Rublev, con Karatsev outsider. Insieme hanno già vinto l’Atp Cup proprio contro l’Italia, e vorrebbero prendersi anche il primo Slam dell’anno. Hanno dei titoli per richiederlo: Medvedev (che non è parente del tennista finalista al Roland Garros ’99 e neppure del politico) è n. 4 del mondo, Rublev è n. 8. Di solito scherzano tra di loro, con Medvedev che per fare arrabbiare Rublev lo chiama “Jannik”: “perché assomiglia a Sinner”. E Rublev gli risponde per le rime: “E tu sei Davydenko”, riferito al fatto che fosse pelato, e che Medvedev non brilla per una folta capigliatura.

In questi giorni nessuno farà battute a nessuno. Soprattutto Medvedev si morderà la lingua, essendo tipo dall’aspetto pacioso ma dal sangue caldo, molto caliente: in passato fu squalificato per una presunta battuta di razzismo a una giudice di sedia (ma la parte del razzismo venne poi derubricata), e poi si rese noto per dei dissapori verbali con Schwarztman durante l’Atp Cup 2020 (l’argentino ha detto che non lo saluterà più) e anche con l’ultimo, recentissimo episodio: nel terzo turno contro il serbo Krajinovic che era in rimonta, il russo ha fatto platealmente cenno al suo coach, Cervara, di lasciare gli spalti. E, senza troppi consigli, si è poi preso il quinto set.

Ma Medvedev farà bene a non provocare Rublev, che ha praticato il pugilato, essendo figlio di Andrey Sr., ex boxeur e poi proprietario di 14 locali a Mosca con cucine di differente etnia. Ma la figura più importante è stata mamma Marina Marenko, coach di tennis (anche nello staff della Kournikova), tanto che lo stesso Andrey ammette di non avere alcun ricordo della sua infanzia senza una racchetta in mano. “Da piccolo gli piaceva tantissimo, forse anche per via del mio lavoro, a volte lo portavo con me sui campi e lui era capace di stare lì da solo a palleggiare anche per due tre ore di fila, una cosa che faceva davvero impressione” ha rivelato mamma Marina che ha poi voluto restare fuori dalla guida professionale del figlio.

Ma se sappiamo abbastanza dei due Top Ten, invece quasi nulla si sa di Arslan Karatsev: fisico robusto, uomo di poche parole. Durante la recente Atp Cup il coach di Rublev, Vicente, pare che abbia fatto sorridere Arslan e la scena è stata notata da Medvedev che si è precipitato dal coach per chiedergli: “Come hai fatto a farlo parlare?”. Questo per dire lo stato del personaggio, che fa paura ora per il suo dritto incrociato. Nativo di Vladikavkaz, striscia di terra tra il Mar Nero e il Mar Caspio, a due passi dal confine con la Georgia, si è poi spostato in un primo momento in Israele per poi risalire su fino a Taganrog, altra città sconosciuta. Adesso è diventato il protagonista del primo Slam stagionale, 29° tennista a raggiungere la seconda settimana al suo debutto in un Major. Ha dovuto vincere degli infortuni, il più grave nel 2017 quando si allenava in Spagna, a Barcellona. Nel 2019 ha iniziato a lavorare con il suo attuale coach, Yahor Yatsyk, a Minsk. “Lui è la persona giusta: non necessariamente mi dice cose nuove, ma mi guida nel modo giusto. In precedenza i problemi erano nella mia testa. Adesso mi sono sbloccato in questo senso, con il mio coach prestiamo grande attenzione alla psicologia. Obiettivi? Vorrei entrare tra i primi 50, e poi tra i top-20”.

Ora torna nella testa la frase di Medvedev, sempre nell’ultima Atp Cup: “La nostra arma segreta era Karatsev, non ve ne siete accorti perché non c’è stato bisogno”. Sembrava uno scherzo, invece per una volta Medvedev era serissimo.

I commenti dei lettori