C’è un caso Schwazer anche nel tennis. “E con tutto il rispetto, il mio è molto più grave”. Daniele Bracciali, aretino, oggi 43enne, sta vivendo un’odissea giudiziaria, ormai un calvario, ma non vuole smettere di battersi, per rispetto a se stesso e alla sua famiglia. La sua storia è cominciata nel 2014, e non riesce a far mettere la parola fine. Neppure al Tas, “Dove ho fatto appello nel 2018 e, purtroppo, a novembre il giorno prima del processo venne a mancare un giudice e così i tempi si sono dilatati fino a quando siamo entrati in pandemia”. Bracciali è tuttora in attesa che venga fissata la prossima udienza.
Ma cosa era successo? “Venni accusato di combine, di aver truccato una partita di tennis. Bene, sono passato attraverso due processi Coni, un altro della Federtennis e sono sempre stato scagionato. Poi c’è stato il processo penale dove sono stato scagionato totalmente, sia per il reato di frode che per il reato associativo: assolto con formula piena perché non ho commesso nessun fatto”. Nemmeno il tempo, per il tennista, di pensare che l’incubo sia finito: “Una settimana dopo l’assoluzione mi arriva una lettera della Tiu, l’agenzia dell’Itf, che mi rimanda a processo. Senza nuovi fatti, o prove. Con le stesse, identiche carte della Procura di Cremona”. E l’Atp, che lo aveva già sospeso in maniera cautelativa, gli blocca l’accesso sui campi in attesa del processo. Ed è qui che Bracciali non si capacita: “Com’è possibile che quando le sentenze penali sono di condanna per gli atleti la giustizia sportiva si limita a confermarne le decisioni, e poi quando c’è invece l’assoluzione da parte del penale ecco che non se ne tiene conto?”.
Intanto la carriera di Bracciali ne ha risentito: “In doppio avrei potuto giocare in modo competitivo, ma ero stato sospeso prima dall’Atp preventivamente, e poi di nuovo per un processo che non ha tenuto conto delle testimonianze e degli atti. C’è un giudice, questo McLaren, che ha sovvertito quello che altri 15 giudici prima di lui avevano asserito”. Ecco perché Bracciali si sente come Schwazer. “Mi sono sentito un po' anch'io in quella categoria di atleti colpiti ingiustamente dalla giustizia sportiva. Ma se Schwazer è stato riabilitato dal penale, e ora potrà rivalersi sul piano sportivo, per quanto mi riguarda io ero già stato assolto dal penale, per questo è incredibile”. Per questo, in realtà, vengono altri pensieri: “Statisticamente non c’è mai stata un’assoluzione della Tiu: ogni caso si è sempre concluso con la condanna. Sempre. È possibile, statisticamente, un 100% di incriminazioni? Perché sembra quasi che scelgano gli imputati col misurino. Ma io, anche se oggi ho 43 anni, andrò fino in fondo, dopo 5 anni e tre mesi di squalifica”.
E se dovesse arrivare il giorno della rivalsa? “Sicuramente proverò a rifare qualche torneo, poi chiaramente il risultato non so quale potrà essere, anche se sono allenato perché in Italia sto giocando, essendo stato scagionato come avevo detto prima. Ma principalmente non è quello il mio obiettivo: io voglio uscire a testa alta per l'ennesima volta. Perché non ho commesso un bel niente, e a dimostrarlo è anche il fatto che la sentenza di primo grado non è stata impugnata da nessuno. Nessuno. Ma la cosa che mi fa rabbia, e dovrebbe farlo anche a tutti gli italiani, è che la nostra giustizia è stata bellamente ignorata. Questi giudici si sono disinteressati delle conclusioni dei magistrati italiani, ed è offensivo per l’intera nostra nazione”.