Tennis, Sonego l'antidivo: incarna la Torino che non molla mai
di Paolo Rossi , di Paolo RossiBogia nen. In italiano letteralmente "non ti muovere". È un soprannome popolare che si riferisce ai piemontesi e che rimanda a un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con fermezza e determinazione. L'espressione avrebbe origine dalle gesta dei soldati sabaudi durante la battaglia dell'Assietta, nel luglio 1747.
Ecco come, sinteticamente, si può definire Lorenzo Sonego. L'anti-personaggio. Il ragazzo più schivo/sincero/sintetico/onesto del tennis italiano. E anche l'unico azzurro rimasto in gara agli Internazionali Bnl d'Italia, tra i migliori otto.
Non gli caverete mai una parola fuori posto, una parola di troppo. Discreto come solo una certa torinesità lo è, laborioso fin nel midollo spinale. Ma caparbio. "Mai pensato di perdere" ha detto dopo la vittoria su Thiem, ed era 3-5 nel terzo set. Potrebbe suonare presuntuoso, ma non esiste: è solo il suo pensiero.
Bogia nen. In italiano letteralmente "non ti muovere". È un soprannome popolare che si riferisce ai piemontesi e che rimanda a un temperamento caparbio, capace di affrontare le difficoltà con fermezza e determinazione. L'espressione avrebbe origine dalle gesta dei soldati sabaudi durante la battaglia dell'Assietta, nel luglio 1747.
Ecco come, sinteticamente, si può definire Lorenzo Sonego. L'anti-personaggio. Il ragazzo più schivo/sincero/sintetico/onesto del tennis italiano. E anche l'unico azzurro rimasto in gara agli Internazionali Bnl d'Italia, tra i migliori otto.
Non gli caverete mai una parola fuori posto, una parola di troppo. Discreto come solo una certa torinesità lo è, laborioso fin nel midollo spinale. Ma caparbio. "Mai pensato di perdere" ha detto dopo la vittoria su Thiem, ed era 3-5 nel terzo set. Potrebbe suonare presuntuoso, ma non esiste: è solo il suo pensiero.
Curiosamente, il suo alter ego è tutto un fuoco e fiamme: Gipo Arbino, il suo allenatore. Lo guardi e lo confronti con il resto dei coach (italiani e non solo) e sembra un uomo d'altri tempi. Una meravigliosa anomalia che si sposa con il ragazzo più taciturno che c'è. Sonego&Arbino si conoscono da sempre e rafforzano quel pensiero che ha nella continuità maestro/allievo il segreto della crescita: Piatti/Sinner, Santopadre/Berrettini e Tartarini/Musetti completano il gioco delle coppie di coach che hanno cresciuto sin dall'inizio i talenti.
Dove può arrivare non lo sa neppure lui. Intanto con i quarti di finale del Foro entrerà nei primi Trenta (n. 29), giusto dietro Fognini. Ma Sonego ha delle ambizioni che non vuol rivelare: non per scaramanzia, ma per amore del lavoro. Vietato bruciarle, nel caso non riuscisse a raggiungerle.
"Giusto che si parli di Sinner e Musetti: sono giovani che sono cresciuti velocemente. A me piace solo pensare al tennis, a giocarlo. Fare felici i miei cari". Il pubblico di Roma lo ha esaltato, a Lorenzo piace la battaglia. Ci si butta dentro, parla con se stesso (ma senza mai dire una parolaccia che sia una) in terza persona, si dà consigli mentre gioca, si rimprovera. Guarda il suo coach, ne chiede sostegno, forza, incitamento. Un rapporto di complicità, di affetto. Di fiducia.
Come il suo tennis: giocato d'istinto. "Con coraggio, perché ci vuole coraggio: così ho annullato il match point a Thiem, ma così tocca fare sempre". Però i suoi pensieri sono più trasparenti di quel che sembra: a uno Slam lui preferirebbe le Atp Finals che si giocano quasi di fronte casa sua, a Torino. In fondo una cosa non esclude l'altra, anzi: è propedeutica. Senza i punti Slam non si arriva alle Finals. Ma questo Lorenzo lo sa benissimo.
Per questo, stasera alle 19, scenderà in campo contro Rublev pronto a ripetere il suo magico giovedì. Sperando di evitare il coprifuoco, e abbozzare un balletto musicale insieme al pubblico presente: sarebbe l'apoteosi.