PARIGI - Il primo turno è andato, ma oggi c’è Fucsovics e l’ungherese è da prendere con le molle. Ma Fabio Fognini, a 34 anni, «anche se chi nasce quadrato non può diventare rotondo», dice che ha leggermente modificato i suoi modi di fare: vede i giovani leoni azzurri infiammare quella che era la sua piazza, mentre cerca di ritrovare i ritmi e gli automatismi che lo avevano portato tra i Top Ten. «Un passo, alla volta, dai…». Spera che il Roland Garros gli porti fortuna.
Fabio, accetta di invecchiare?
«Lo dicono i capelli… dovrò farmi l’intervento prima o poi… Rafa Nadal mi ha detto che c’è già passato, ma io ho una fifa…».
I capelli si diradano, e si allungano i tempi di recupero: vedi Federer col ginocchio, lei con le caviglie.
«Roger non lo so, ma le mie caviglie sono le più giovani di sempre. Comunque purtroppo sul recupero è vero: sto notando che faccio più fatica, non ho più vent’anni, accidenti. Soprattutto quando sei stato tanto fermo. E gli ultimi due anni sono stati troppo particolari, non si è giocato».
Si sente passato di moda?
«Può essere, ma sinceramente non mi interessa. Io, come dico sempre, continuo a fare il mio finché avrò voglia e avrò questo fuoco dentro, per il resto è giusto, e penso sia normale, che ci sia questo cambio generazionale: agli altri auguro il meglio».
Sportivo, ma anche sincero?
«Dico da italiano che ognuno deve essere contento perché per i prossimi dieci anni siamo a posto con questi ragazzi».
E le piacciono questi ragazzi?
«Per me ormai sono già giocatori pronti. Quello con cui ho più confidenza è Musetti, con il quale mi capita di allenarmi. A Roma abbiamo giocato il doppio insieme, lui mi chiede — tra virgolette — anche dei consigli. Ha il talento ed è ancora giovane. Deve crescere: quella è la sua fortuna…».
Fognini che parla come un vecchio saggio: non ci si crede...
«Questo periodo ti fa pensare, è un momento strano. Ci sono sempre alti e bassi. Ora paradossalmente sto facendo fatica sulla terra rossa, la superficie che a me ha sempre dato ottimi risultati. Ma bisogna accettarlo, cercare di vedere le cose positive. Qualcosa si raccoglierà».
E per lei prima c’è la famiglia.
«La mia priorità. Ah, lo dico subito: a Federico piacciono i cavalli e il calcio. Se usa la racchetta è solo con gli amichetti».
Quindi, tutto sommato, il bilancio di una vita è a posto. L’unico neo della carriera resta quel suo parlare troppo in campo.
«Già, parlo tanto in campo e parlo poco fuori. Questo è stato un errore della mia carriera e, avessi dieci anni di meno, cercherei di correggerlo. Ma adesso, a 34 anni, cosa vuoi cambiare? Io non sono di quelli che pensano che non è mai troppo tardi».
Non si è fatto conoscere appieno.
«Sì, esatto. Ripeto: ho sempre dimostrato le mie debolezze, il mio carattere che è questo. Quindi è giusto che la gente parli per quello che vede, lo accetto. Peccato solo che non tutti hanno potuto avere la fortuna di conoscermi e la mia colpa è di non averli avvicinati più di tanto, ecco questo lo ammetto».
Un’ultima novità c’è, però: il cambio di coach, da Corrado Barazzutti ad Alberto Mancini.
«Avevo bisogno di un team più strutturato, e io in passato ho sempre lavorato con spagnoli e argentini. Ma Corrado mi ha aiutato in un periodo difficile, anzi è l’unico che mi ha aiutato se vogliamo proprio dirlo. Con Alberto ci conoscevamo, lui già sapeva su cosa lavorare con me. E poi è italianissimo: ha vinto Roma…».
Aspettative per Parigi?
«No, non ne ho. Così almeno non mi creo ansie. Ho iniziato molto bene l’anno, ma adesso siamo con le ruote nel fango e bisogna uscirne a testa alta. In questo momento ci sono altri tennisti davanti, è giusto parlare di loro: io tento di giocarmi le mie carte nel miglior modo possibile».
Quindi, quali gli obiettivi?
«Cerco di giocare bene Parigi e Wimbledon e poi trarremo le conclusioni: in fondo il mio fisico inizia a essere un po’ stanco».
Cos’è, un messaggio in codice?
«No, nulla di definitivo. Voglio solo cercare di prepararmi al meglio per gli appuntamenti: c’è l’Olimpiade, per esempio. Vorrei esserci, ma vediamo».
Prima di Parigi è passato per l’esibizione dell’UTS di Mouratoglou: che ne pensa delle possibili nuove regole del tennis?
«Venisse abolita la seconda palla di servizio sarei n. 1 al mondo! No, scherzo. Però qualcosa dovrà cambiare, da qui a breve, perché sennò il tennis diventerà, per quanto mi riguarda, molto noioso e io non lo guarderò sicuramente in televisione. Non so se il tennis sia gestito da conservatori ma giocarlo su tre colpi a me non piace, è solo una questione di forza e basta. E non va bene».