Tennis, la coscienza di Federer: "Ecco dove ho sbagliato"
dal nostro inviato Paolo Rossi , dal nostro inviato Paolo RossiL'appuntamento è al Roland Garros per le 16, e questa volta il test è abbastanza significativo: Roger Federer affronterà un altro veterano, il ragazzo nato a Medjugorje, quel Marin Cilic che ha già affrontato varie volte in passato, e anche sconfitto in finale di Slam
Però stavolta le condizioni sono diverse e dunque siamo sempre in attesa e preoccupati di vedere in quale condizione sia lo svizzero, tornato da poco sul circuito dopo la pandemia e soprattutto l'intervento al ginocchio. Quindi la verità è che Parigi, e non soltanto, è preoccupata dal fatto che questa possa essere l'ultima partita dello Slam sulla terra rossa di Federer: con grande sincerità i tifosi sono preoccupati e non lo nascondono più.
L'appuntamento è al Roland Garros per le 16, e questa volta il test è abbastanza significativo: Roger Federer affronterà un altro veterano, il ragazzo nato a Medjugorje, quel Marin Cilic che ha già affrontato varie volte in passato, e anche sconfitto in finale di Slam
Però stavolta le condizioni sono diverse e dunque siamo sempre in attesa e preoccupati di vedere in quale condizione sia lo svizzero, tornato da poco sul circuito dopo la pandemia e soprattutto l'intervento al ginocchio. Quindi la verità è che Parigi, e non soltanto, è preoccupata dal fatto che questa possa essere l'ultima partita dello Slam sulla terra rossa di Federer: con grande sincerità i tifosi sono preoccupati e non lo nascondono più.
Roger e quei secondi in più
Chi invece ci crede è proprio Roger Federer, il quale ha spiegato che - dopo la sconfitta al rientro del torneo di Ginevra e la prima vittoria a Parigi su Istomin - si sente meglio. Ecco la sua analisi: “L’avversario mi ha permesso di avere molti modi diversi per conquistare il punto. Sapevo che se fossi venuto in rete, quella era una opzione. Effettuare una smorzata era sempre un'opzione. Colpire la palla in anticipo un'altra opzione. Tornando indietro, ho capito cosa non ho fatto a Ginevra, cosa non ha funzionato, con il senno del poi. Ma all'inizio faccio sempre fatica a tornare un po' su terra battuta. Abbastanza divertente, no? Pensiamo che sia la superficie dove è più facile rispondere ai servizi. Invece... Altra variabile? Penso di dovermi riabituare ai torneo e al ritmo delle partite, tutta la faccenda con gli asciugamani, il cronometro, tutto ciò che ne consegue. Non lo so, mi sentivo davvero come se non avessi trovato il ritmo. Penso che la differenza più grande per me sia stata a Ginevra dove raramente mi prendevo i due, tre, quattro, cinque secondi in più che di solito prendo per prendere l'asciugamano o aspettare la folla, qualunque fosse la dinamica. A volte devo dire a me stesso, prenditi un po' di tempo, cammina fino all'asciugamano, fai qualcosa di diverso. Potresti pensare che sia sciocco, ma è vero. Lo faccio naturalmente in una grande partita con un sacco di gente, chiedo l'asciugamano in fretta perché stai sudando o forse hai bisogno di una pausa veloce, una pausa. Ecco, ora sono molto più a mio agio perché ho fatto uno sforzo per pensarci”.
La lezione dunque è: anche alle leggende servono le routine quotidiane, altrimenti si arrugginiscono e perdono gli automatismi. E l’età non c’entra nulla. Marin Cilic è avvisato, anzi è pregato di non interrompere il sogno collettivo.