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Quando Wimbledon sembra il Foro Italico degli Anni Settanta

L'urlo di Katie Boulter, e di Wimbledon, dopo un suo punto (reuters)
Altro che pubblico compassato: sul Centrale gioca una tennista britannica, e scatta il tifo da calcio
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Cosa non fa una ragazza: accende il pubblico inglese del tennis, tanto da farlo sembrare calcistico. Il pubblico inglese, quello più sportivo e campione di fair play. In special modo poi la gente del tennis, a Wimbledon dove c'è il tempio dei gesti bianchi.

Ma chissà, sarà stato forse il Covid, oppure la lontananza dagli spalti, o ancora l'astinenza da Pimm's o dalle fragole e panna, ed ecco che la voglia di vedersi l'uno vicino all'altro senza le mascherine, il poter tifare per qualcuno della propria nazione, deve aver sciolto le briglie e liberato certi comportamenti, cambiando il dna di un popolo, la sua natura.

Una sola, semplice, partita ha smentito la convinzione che il pubblico britannico sia algido, corretto, neutrale. Forse lo era soltanto perché gli UK non avevano tennisti in grado di eccitare gli animi. Ma Henman prima, e Murray dopo, hanno liberato i freni inibitori, e così ne ha beneficiato - sia pure parzial…

Cosa non fa una ragazza: accende il pubblico inglese del tennis, tanto da farlo sembrare calcistico. Il pubblico inglese, quello più sportivo e campione di fair play. In special modo poi la gente del tennis, a Wimbledon dove c'è il tempio dei gesti bianchi.

Ma chissà, sarà stato forse il Covid, oppure la lontananza dagli spalti, o ancora l'astinenza da Pimm's o dalle fragole e panna, ed ecco che la voglia di vedersi l'uno vicino all'altro senza le mascherine, il poter tifare per qualcuno della propria nazione, deve aver sciolto le briglie e liberato certi comportamenti, cambiando il dna di un popolo, la sua natura.

Una sola, semplice, partita ha smentito la convinzione che il pubblico britannico sia algido, corretto, neutrale. Forse lo era soltanto perché gli UK non avevano tennisti in grado di eccitare gli animi. Ma Henman prima, e Murray dopo, hanno liberato i freni inibitori, e così ne ha beneficiato - sia pure parzialmente - Katie Boulter, diventata suo malgrado eroina di casa mentre si batteva contro la favorita bielorussa Aryna Sabalenka.

Qualcuno si è scandalizzato, puntando il dito contro gli spettatori, ritenuti i peggiori dopo tantissimo tempo, così somiglianti a quelli di Wembley, un po' troppo hooligans per il circolo di Church Road. Così Wimbledon per una volta ha fatto rivalutare Roma e il Foro Italico degli Anni Settanta (quando in campo venivano lanciati i panini), e la variopinta chiassosità dei fans italiani, ritenuti i più pericolosi del tennis, insieme a quelli romeni e sudamericani quando c'è da andare ad affrontarli in quella che una volta si chiamava Coppa Davis (o almeno aveva un altro format).

La verità è che tutto il mondo è paese: quando ci sono i colori della propria nazione ci si dimentica dei protocolli rigidi che ci vengono imposti, e ci si lascia allo sfogo delle proprie emozioni: alla gente di Wimbledon non pareva vero di aver trovato una rappresentante, una donzella meritevole di supporto e dunque di ritenersi giustificati a gridare.

Aryna Sabalenka ha dunque rivissuto quel 'solo contro tutti' che vide protagonista Novak Diokovic nel 2019, durante la finale contro Roger Federer. Partita che riuscì a vincere, nonostante avesse lo stadio completamente contro di lui: raccontò dopo il trionfo che quando sentiva incitare “Roger Roger” il suo cervello lo traduceva in “Novak Novak”.

Ad ogni modo il tifo sfegatato del Centrale di Wimbledon non è servito neanche stavolta, nel senso che ha vinto poi la tennista più forte: Sabalenka ha saputo fare buon viso a cattivo gioco e alla fine ha anche ringraziato, sorridendo a tutto quello che aveva passato: quando si vince si può passar sopra a molte cose, anche agli ultras maleducati…