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Wimbledon, 200 milioni dalla polizza anti pandemia

(reuters)
L'assicurazione, stipulata nel 2003, è costata 23 milioni di sterline in 17 anni. Nel 2020, quando la crisi del Covid ha costretto a cancellare il torneo, l'All England Club ha potuto incassare ben 174 milioni di sterline
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LONDRA - Wimbledon vince anche quando non gioca. Mentre insieme alla qualificazione alle semifinali degli Europei di calcio l'Inghilterra dello sport festeggia un exploit anche nel tennis, quello della giovanissima Emma Raducanu, 18 anni appena compiuti, 338esima nel ranking mondiale, diventata sabato la più giovane tennista inglese di tutti i tempi a qualificarsi per gli ottavi di finale del torneo più antico e prestigioso del pianeta, il Financial Times rivela un dettaglio che la dice lunga sulla prudenza dell'All England Lawn Tennis and Croquet, denominazione ufficiale del club che gestisce l'evento.

Nel 2003, dopo lo spavento provocato dall'epidemia di Sars, il comitato direttivo di Wimbledon ha voluto avere un'assicurazione contro il rischio che una pandemia ancora più grave costringesse in futuro a cancellare completamente il torneo, con una perdita colossale di denaro tra mancati incassi e sponsorship perdute. La polizza gli è costata cara, rivela questo fine settimana il quotidiano della City: 23 milioni di sterline nell'arco di 17 anni, pari a oltre 25 milioni di euro, dunque circa un milione e mezzo di euro l'anno. Ma nel 2020, quando la crisi del Covid ha appunto costretto a cancellare tutte le partite, Wimbledon ha potuto incassare i soldi promessi dall'assicurazione nel caso ipotetico che un disastro simile si verificasse: ben 174 milioni di sterline, quasi 200 milioni di euro, rifacendosi ampiamente delle entrate non arrivate.

La cancellazione del torneo dello scorso anno è stata la prima volta dal 1877, a parte le due guerre mondiali, che a Wimbledon non è risuonato il tonfo delle palline sull'erba. Nel 2003 non era facile prevedere che, a meno di un terzo conflitto mondiale, per qualche altra ragione non si potesse giocare. Ma i dirigenti non volevano correre rischi e hanno preferito spendere una cifra considerevole tutti gli anni, piuttosto di ritrovarsi a dover fare i conti con una perdita colossale nell'eventualità di una possibile disgrazia. "Con il senno di poi", commenta adesso il Financial Times, "ogni altra organizzazione avrebbe voluto essere così preveggente".

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