Nicola Pietrangeli: "Nessuno ha il servizio di Berrettini"
dal nostro inviato Paolo Rossi , dal nostro inviato Paolo RossiLONDRA. L'uomo dell'ultima semifinale italiana a Wimbledon, 1960, è felice per Matteo Berrettini. "Ma sono stanco di rispondere sempre alle stesse domande".
Quali, Nicola Pietrangeli?
"Questa storia dell'era moderna, che il mio era il tennis del passato. Ma porca miseria, 'sti paragoni succedono solo nel tennis...".
Parliamo di Berrettini?
"E di che vogliamo parlare, del gioco della peppa? Per me era più facile che battesse Federer... ma va bene tutto. Lo sapete che rischia di essere arrestato? Cammina con un porto d'armi...".
Tira forte, eh?
"Porca miseria... Il suo gioco è una specie di karate, beato lui. Certo, Matteo non c'entra niente, ma per me non è più un tennis molto divertente. Ma magari avessi avuto un servizio come il suo...".
LONDRA. L'uomo dell'ultima semifinale italiana a Wimbledon, 1960, è felice per Matteo Berrettini. "Ma sono stanco di rispondere sempre alle stesse domande".
Quali, Nicola Pietrangeli?
"Questa storia dell'era moderna, che il mio era il tennis del passato. Ma porca miseria, 'sti paragoni succedono solo nel tennis...".
Parliamo di Berrettini?
"E di che vogliamo parlare, del gioco della peppa? Per me era più facile che battesse Federer... ma va bene tutto. Lo sapete che rischia di essere arrestato? Cammina con un porto d'armi...".
Tira forte, eh?
"Porca miseria... Il suo gioco è una specie di karate, beato lui. Certo, Matteo non c'entra niente, ma per me non è più un tennis molto divertente. Ma magari avessi avuto un servizio come il suo...".
Ah, fa i paragoni con il passato...
"No, non valgono i rapporti con il passato: i Boris Becker o i Pete Sampras scendevano a rete. Qui ti sparano pallate a oltre duecento orari, e c'è pure gente che ogni tanto riesce a rispondere...".
Un po' di sana invidia...
"Ma no, Matteo è un romano e gli auguro il meglio. Come si dice a Roma, per batterlo je devi mena'. Oh, certo che ha avuto un po' di fortuna nel tabellone ma quello è il sorteggio e d'altronde si gioca contro chi trovi, mica è colpa sua. Ripeto il mio mantra: si è sempre campioni nella propria epoca, e alla mia epoca non c'era uno che batteva come lui, altrimenti avrebbe vinto tutto. In Formula Uno perché vinceva Fangio? Perché andava a 200 kmh. Ma noi con il legno non potevamo tirare più forte. Bisognerebbe togliere la seconda palla di servizio...".
E nel 1960 com'era invece la situazione?
"Questa è una domanda trappola: finisce sempre che mi si dice che io vincevo perché non c'erano i professionisti. Ma io li avevo battuti tutti!".
Non si arrabbi.
"Eh, alla mia età, ormai ho quasi 88 anni... Mi fa rabbia il fatto che quello di oggi vale come tennis, e quello che giocavo io sembra fosse ping pong, con tutto il rispetto. E non parliamo delle finali che ho perso, sembra che quelle non valgano".
Però avere un azzurro così avanti a Wimbledon è una benedizione.
"Per l'Italia è una grande notizia. Cosa porterà però chi può dirlo? Si possono dare mille spiegazioni sui cicli, ma la verità è che il campione non lo fabbrichi, ci vogliono mille cose. Abbiamo un tennista protagonista a Wimbledon e l'Italia del calcio in finale a Wembley, non male. Ah, quell'Italia che fino all'altro giorno faceva schifo. Eh, ma è tutto un altro mondo, un'altra cultura. In fondo mi ricordo che quando io vinsi a Parigi sulla Gazzetta la notizia venne celebrata con una breve: 'Nicola Pietrangeli vince il suo secondo Roland Garros'.