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Flavia Pennetta: "Non solo dritto e servizio, Berrettini è cresciuto nel rovescio"

Flavia Pennetta, 39 anni, campionessa degli Us Open nel 2015 
L'ex campionessa commenta l'exploit del romano a Wimbledon: "Come si convive con la tensione di una finale Slam? Non si può, io mi sono sciolta solo dopo il primo set"
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ROMA. "E ora posso dire che il finalista di Wimbledon è stato mio sparring partner". Ride, Flavia Pennetta, mentre in macchina al suo fianco papà Fabio Fognini cerca in tutti i modi di tener buoni i 4 anni incontenibili del piccolo Federico, che reclama per sé le attenzioni della mamma. Flavia è la gioia dell'ultimo Slam italiano, quel 12 settembre 2015, quando agli Us Open sconfisse 7-6 6-2 Roberta Vinci in un clamoroso derby azzurro.

Berrettini sparring partner?
"Eravamo tutti e due soci del circolo Aniene. Ero a Roma, per gli Internazionali d'Italia e il presidente Malagò mi disse: 'Ho trovato un ragazzo con cui ti puoi allenare bene tutta la settimana'".

Bravo, quel ragazzo?
"Alto alto, secco secco, un bel servizio, un buon dritto, un rovescio da migliorare".

Ecco, cosa può dire di quel colpo, lei che ne ha fatto un punto di forza nella sua carriera?
"Che Matteo ci ha lavorato con tanta…

ROMA. "E ora posso dire che il finalista di Wimbledon è stato mio sparring partner". Ride, Flavia Pennetta, mentre in macchina al suo fianco papà Fabio Fognini cerca in tutti i modi di tener buoni i 4 anni incontenibili del piccolo Federico, che reclama per sé le attenzioni della mamma. Flavia è la gioia dell'ultimo Slam italiano, quel 12 settembre 2015, quando agli Us Open sconfisse 7-6 6-2 Roberta Vinci in un clamoroso derby azzurro.

Berrettini sparring partner?
"Eravamo tutti e due soci del circolo Aniene. Ero a Roma, per gli Internazionali d'Italia e il presidente Malagò mi disse: 'Ho trovato un ragazzo con cui ti puoi allenare bene tutta la settimana'".

Bravo, quel ragazzo?
"Alto alto, secco secco, un bel servizio, un buon dritto, un rovescio da migliorare".

Ecco, cosa può dire di quel colpo, lei che ne ha fatto un punto di forza nella sua carriera?
"Che Matteo ci ha lavorato con tanta tenacia. Da quella parte del campo aveva un buco. Ora invece è solido, anche quando colpisce in movimento e ha trovato quel back che rimbalza pochissimo e dà un fastidio terribile agli avversari".

Matteo Berrettini, 25 anni (ansa)

Un back da erba, insomma.
"Sì, anche se l'erba oggi è molto meno veloce di un tempo".

Costruirsi un colpo non è facile.
"Ci vogliono volontà, pazienza e un grande team al tuo fianco. Matteo ha un allenatore splendido, Vincenzo Santopadre, che conosco molto bene. Anche grazie a lui in partita è sempre centrato, non si fa mai trascinare dagli eventi. Dimentica subito i colpi sbagliati, sa far rendere al massimo le strisce vincenti".

Un tennista che appare molto maturo nelle scelte.
"Ha 25 anni, non è giunto prestissimo al successo. Molto meglio: ci è arrivato al momento giusto. Sa gestire quello che succede in campo. E, fuori, ha mantenuto i piedi ben saldi per terra".

E domani la sua prima finale in uno Slam. Come si convive con la tensione?
"Ah ah, lo sapessi. Sei anni fa, a New York, dopo la semifinale vinta contro Simona Halep, mi ero detta: 'Flavia, goditela, divertiti, assapora il momento, hai sgobbato una vita per arrivare fin qui', anche perché avevo già deciso di ritirarmi. E invece niente: avevo il mostro dentro, lo stomaco chiuso, i pensieri che andavano a mille".

Come è riuscita a domarli durante la partita?
"È successo nel tie-break del primo set. Il mondo si è aperto. Da lì in poi ho giocato meglio: non il mio miglior tennis, certo, però ho ritrovato le sensazioni giuste. Mi sono anche guardata intorno: Flushing Meadows stava lì per quelle due ragazze italiane in finale, Flavia e Roberta. Una gioia che è ancora qui, dentro di me. Mi auguro che domani sera la viva anche Matteo".