✕

Wimbledon, la sfida di Berrettini dove il tennis moderno è cominciato

Matteo Berrettini (agf)
Di tutti i tornei dello Slam quello londinese è quello dove tutto cambia senza mai dare l'impressione di cambiare. Dove l'erba incute soggezione. Qui il romano, primo tennista italiano, è atteso dalla finale con Novak Djokovic
3 minuti di lettura

Nessun evento sportivo esprime lo spirito di una nazione e di un popolo meglio dei tornei di tennis del Grande Slam. Durano due settimane intere, si giocano al meglio di cinque set tra gli uomini e prevedono tutte le specialità: il singolare maschile e femminile, il doppio maschile e femminile, il doppio misto. Si svolgono, in ordine di calendario, a Melbourne Park, al Roland Garros (Parigi), a Wimbledon e a Flushing Meadows (New York).

Dello Slam australiano a Melbourne ho conoscenza solo indiretta, attraverso i racconti di Gianni Clerici, che ne è sempre stato innamorato e non ne ha mai voluto perdere un'edizione, finché è stato in grado di viaggiare, perché, secondo quanto mi ha ripetuto più volte, lo incantava quel mix di spirito pioneristico e di tecnologia avanzata che incontrava a Melbourne Park e dintorni. Degli altri, da buon "aficionado" di tennis, come direbbe ancora Clerici, posso offrire al lettore conoscenza dirett…

Nessun evento sportivo esprime lo spirito di una nazione e di un popolo meglio dei tornei di tennis del Grande Slam. Durano due settimane intere, si giocano al meglio di cinque set tra gli uomini e prevedono tutte le specialità: il singolare maschile e femminile, il doppio maschile e femminile, il doppio misto. Si svolgono, in ordine di calendario, a Melbourne Park, al Roland Garros (Parigi), a Wimbledon e a Flushing Meadows (New York).

Dello Slam australiano a Melbourne ho conoscenza solo indiretta, attraverso i racconti di Gianni Clerici, che ne è sempre stato innamorato e non ne ha mai voluto perdere un'edizione, finché è stato in grado di viaggiare, perché, secondo quanto mi ha ripetuto più volte, lo incantava quel mix di spirito pioneristico e di tecnologia avanzata che incontrava a Melbourne Park e dintorni. Degli altri, da buon "aficionado" di tennis, come direbbe ancora Clerici, posso offrire al lettore conoscenza diretta per averli frequentati. Flushing Meadows è una grande fiera di paese, un'"americanata" si sarebbe detto una volta, inondata del profumo degli "hot dog", attorno a impianti tennistici di prim'ordine, compreso l'Arthur Ashe Stadium, il più grande del mondo, dove però se siedi in piccionaia, nei posti più alto, vedi i giocatori così piccini che fai fatica a capire come hanno colpito la palla e devi affidarti al boato della folla (che tifa come a una partita di baseball piuttosto che a una di tennis). Si è persa l'atmosfera elegante del West Side Tennis Club a Forest Hills, dove gli Us Open si sono svolti fino al 1978, dapprima sull'erba e poi sulla "terra verde" (Har-Tru, veniva chiamata), più veloce di quella rossa di Parigi. Il Roland Garros, relativamente giovane come prova del Grande Slam perché fino al 1925 era riservato soltanto a giocatori francesi, è la trascrizione tennistica della "grandeur". I nomi dei vincitori, che vengono invitati ogni anno dalla Federazione francese ad assistere all'ultima settimana del torneo, sono incisi su mattonelle di cemento grigio scuro che incorniciano quello che era il campo centrale una volta. Ci sono due italiani: Nicola Pietrangeli (due volte) e Adriano Panatta. Se hai il privilegio di essere ospitato nella tribuna presidenziale, nel campo intitolato a Philippe Chatrier, presidente per ben vent'anni, ricevi un cartoncino d'invito come si usa nei pranzi di Stato e nelle cene in ambasciata. Un'hostess premurosa, elegantissima e con chignon d'ordinanza, ti indica il posto. E se tra un set e l'altro sei accaldato, o semplicemente annoiato, al bar servono champagne a volontà.

Ma solo se vai a Wimbledon hai davvero la sensazione di essere arrivato là dove l'éra del tennis moderno è cominciata, nel 1877. E dove tutto cambia senza mai dare l'impressione di cambiare. È l'incarnazione tennistica della rispetto della tradizione, della resilienza, dell'insularità e dell'orgoglio britannici. Le divise bianche sono ancora obbligatorie per i partecipanti sin dalle qualificazioni, gli arbitri e i giudici di linea hanno giacca e cravatta, il doppio maschile si gioca al meglio di cinque set, unico torneo al mondo ormai. Le fragole con panna resistono alle mode e alle diete. E poi c'è l'erba. Un tempo tre tornei su quattro del Grande Slam si giocavano sull'erba (soltanto Parigi era su terra). Ma l'erba di Wimbledon, curata da giardinieri diventati celebri per le decine di articoli che sono stati loro dedicati, è sempre stata speciale. E oggi è rimasta unica.

Anche per questo, ma non solo per la superficie, giocare a Wimbledon incute soggezione e accorcia il braccio, come si dice in gergo. Lea Pericoli mi ha raccontato che al primo turno del doppio misto, con Nicola Pietrangeli (allora i grandi giocavano in tutte le prove), l'erba e l'emozione le fecero colpire due volte la torre con orologio, sull'allora campo numero uno, in risposta al velenoso "slice" di servizio degli avversari australiani. E lo stesso Pietrangeli mi ha confessato che nella semifinale contro Laver, con il punteggio di 5 a 4 per lui e servizio a disposizione, l'idea che stava servendo per andare in finale a Wimbledon gli fece venire appunto il "braccino".

Venerdì in semifinale a Berrettini non è venuto il "braccino". Anzi ha impugnato il martello. Ma oggi gioca la finale contro un'anguilla come Djokovic, che riesce sempre a scapparti anche quando pensi di averlo afferrato e che se vince Wimbledon entra in piena corsa per il Grande Slam maschile 52 anni dopo Rod Laver. L'emozione prenderebbe alla gola chiunque. Speriamo che Matteo, prima di entrare in campo, rilegga, per tranquillizzarsi, quei due versi della poesia "If" di Joseph Rudyard Kipling, incisi proprio all'ingresso del Center Court: "If you can meet with Triumph and Disaster / And treat those two impostors just the same" (Se saprai confrontarti con Trionfo e Rovina / E trattare allo stesso modo questi due impostori).