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Federer, il giardiniere perfetto

Roger Federer (Reuters) 
Ripubblichiamo l'articolo uscito il 10 luglio 2006 su Repubblica. Vince la sfida con Nadal: è poker come Sampras. Sull'erba di Wimbledon lo svizzero è imbattibile, lo spagnolo si deve accontentare di un set
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WIMBLEDON - Dopo ripetuti shock, un Federer in parte traumatizzato ce l' ha fatta a superare alfine il complesso legato a Nadal, e a vincere così il suo quarto Wimbledon consecutivo: record secondo solo a William Renshaw (1881-'86) a Bjorn Borg (1976-'80) ed eguale a Pete Sampras (1997-2000). Il match che ha condotto il mio svizzero tra gli Immortali si è svolto curiosamente su due diversi piani. Quello gestuale appariva improponibile per Nadal, non meno del confronto tra un ballerino etoile capace di entrechat otto, e un volonteroso muscolare che si issasse a non più di sei.

Purtroppo per Roger, non appena la vicenda si faceva serrata, sino a divenire un confronto tattico, addirittura simile a giochi che necessitano la riflessione degli scacchi, del bridge, Nadal prendeva il sopravvento, e la grande civiltà sportiva di Federer riusciva a stento a mascherarne la frustrazione. Sembra giusto ricordare che lo svizzero era approdato alla finale senza smarrire un set, prodezza che soltanto Borg e Nastase eran riusciti a realizzare insieme nel 1976, prima della immacolata vittoria dello svedese. In secondo turno, contro lo sconosciutissimo qualificato Robert Kendrick, n. 237 del mondo, Rafael era stato due volte a due punti dalla sconfitta, e si era salvato non soltanto per il suo straordinario coraggio, ma anche grazie all' assistenza di San Gluteo. Simile inizio negativo del torneo non aveva tuttavia impedito a quel fenomeno dello spagnolo di migliorarsi, adattando via via la sua gestualità terricola alle esigenze dei rimbalzi rettilinei o addirittura sfuggenti. Tanto che il suo colpo più efficace era divenuto quello meno importante su terra, il rovescio.

I suoi ammirevoli miglioramenti lo avevano sì condotto alla finale, ma avevano impressionato soltanto gli addetti meno esperti, o meno riflessivi. Io stesso, prima dell' avvio, avevo pronosticato, al microfono di Sky, una vittoria di Federer in tre set. E mi ero spinto ad aggiungere che, in caso contrario, avrei compiuto un pellegrinaggio a Lourdes, per propiziare l' assistenza divina. L' inizio del match tra un autentico specialista dei prati, e un terraiolo disperatamente teso a rinviare quanto poteva, sembrava darmi ragione. Roger serviva piombo alternato a veleno, colpiva terrificanti diritti ad uncino, seguiva a rete quasi tutti i suoi rovesci tagliati, per impartire gesti benedicenti e definitivi. Pareva, quell' avvio, più simile ad un palleggio di riscaldamento che ad una finale di Wimbledon. Ma c' è qualcosa, di Nadal, che va oltre la logica. Laddove chiunque altro si sarebbe inchinato, e magari un poco vergognato, Rafael iniziava a battersi nel suo modo insieme forsennato e lucido.

Questa reazione inattesa pareva richiamare nella mente di Federer i fantasmi dei recenti match, e con infinita sorpresa lo vedevo d' un tratto abbandonare la tattica ideale dell' avvio per affannarsi in ribaditi palleggi da fondo campo: d' un tratto quel match pareva trasformarsi in un confronto, mi si passi il bisticcio, da erba battuta. Su simile teorica superficie avremmo assistito a un set serrato, che, grazie soprattutto alla battuta, Federer sarebbe riuscito a volgere in suo favore nel tie-break. Ma ancora non è nato chi possa spingere Rafael alla resa. Col passare dei minuti pareva che quell' indemoniato acquisisse maggiore esperienza dei prati, e lo si vedeva sfruttare gli angoli del Centre Court non meno bene dello stesso Federer.

Il più che inatteso risultato era lo strappo del terzo set dalle mani sudaticce e spesso incerte dello svizzero e, all' inizio del quarto, qualcuno si domandava se la sorpresa non potesse condurre Federer ad una sorta di collasso. Per sua fortuna, le armi di Roger, sull' erba, non sono lontanamente paragonabili a quelle del pur ammirevole Rafa. L' inizio della resa giungeva da una sorta di smash alla viva il parroco, che lo spagnolo offriva al suo grato avversario. Quel break per il 3 a 1, poi raddoppiato sino al 5-1, consentiva a Federer un successo solo in apparenza agevole. Con la sua molto amabile onestà, ha appena affermato di esser stato in ansia sino alla fine. Per meglio dire, di aver avuto una bella paura. Finale uomini - Federer (Svi) b. Nadal (Spa) 6-0, 7-6 (5), 6-7 (2), 6-3.

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