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Paolo Canè: "Us Open: Berrettini può giocarsela contro Djokovic, che è nervosissimo"

Paolo Canè ha vinto in carriera tre tornei Atp 
L'ex tennista bolognese, oggi commentatore in tv: "Il serbo è a tre sole partite dal Grande Slam, un pensiero che lo condiziona in campo. Con il servizio e il dritto Matteo deve approfittare dei suoi passaggi a vuoto"
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Paolo Canè è reduce da una notte passata a commentare per Eurosport il match degli ottavi degli Us Open che Novak Djokovic ha vinto in 4 set con Jenson Brooksby, 20 anni, da Sacramento. "E l'ho visto nervosissimo, Novak", dice l'ex tennista bolognese, 56 anni, capace di arrampicarsi nel 1989 fino al 26simo posto della classifica Atp.

Il Grande Slam, così vicino, non lo lascia tranquillo?
"Normale, anche se sei il numero uno al mondo. Ora gli mancano soltanto tre partite da vincere, come potrebbe non pensarci? Certo, poi lo nasconde abbastanza bene. Ma nel match contro l'americano, dopo aver perso 6-1 il primo set, ha esultato per il break ottenuto nel secondo come se avesse vinto in quel momento il torneo: ha scaricato tutta la tensione che aveva dentro. Io ho commentato in tv anche la semifinale olimpica del serbo contro Zverev: veniva da un torneo dominato, era avanti di un set e di un break. Poi, all'improvviso, si è spent…

Paolo Canè è reduce da una notte passata a commentare per Eurosport il match degli ottavi degli Us Open che Novak Djokovic ha vinto in 4 set con Jenson Brooksby, 20 anni, da Sacramento. "E l'ho visto nervosissimo, Novak", dice l'ex tennista bolognese, 56 anni, capace di arrampicarsi nel 1989 fino al 26simo posto della classifica Atp.

Il Grande Slam, così vicino, non lo lascia tranquillo?
"Normale, anche se sei il numero uno al mondo. Ora gli mancano soltanto tre partite da vincere, come potrebbe non pensarci? Certo, poi lo nasconde abbastanza bene. Ma nel match contro l'americano, dopo aver perso 6-1 il primo set, ha esultato per il break ottenuto nel secondo come se avesse vinto in quel momento il torneo: ha scaricato tutta la tensione che aveva dentro. Io ho commentato in tv anche la semifinale olimpica del serbo contro Zverev: veniva da un torneo dominato, era avanti di un set e di un break. Poi, all'improvviso, si è spenta la luce. E secondo me lì ha influito tanto il pensiero di poter vincere il Golden Slam: Melbourne, Parigi, Wimbledon e New York, insieme ai Giochi giapponesi".

Berrettini può approfittarne?
"Assolutamente. Al n. 99 al mondo, come è ora Brooksby, puoi lasciare il campo per mezz'ora, forse anche un'ora e poi recuperare, con Matteo è tutta un'altra storia: i passaggi a vuoto li puoi pagare, eccome. Poi, però, dobbiamo ricordarci che parliamo di un fuoriclasse assoluto: la sua forza è che magari sta perdendo 6-1, 6-2 ma è ancora lui il favorito. Come il miglior Nadal sulla terra rossa: lo devi battere fino all'ultimo colpo dell'ultimo punto, altrimenti sa sempre come ritornare".

Nei due precedenti di stagione, al Ronald Garros e a Wimbledon, Djokovic ha vinto in 4 set.
"Vero, ma Berrettini può avergli finalmente preso le misure (anche se è legittimo pensare che il serbo le abbia prese a lui). Eppoi c'è un altro fattore: so che Matteo ha vinto il Queen's ed è arrivato in finale a Wimbledon, però secondo me la superficie ideale per il suo gioco non è l'erba ma il cemento, su cui il suo splendido servizio rimbalza alto e fa ancor più male. Anche qui, però: inutile nasconderci che si troverà di fronte l'avversario che risponde meglio in tutto il circuito".

Berrettini vince ma non sta giocando il suo miglior tennis.
"Meglio! Spesso, nei tornei di due settimane, se giochi subito al massimo ti spari tutte le cartucce e arrivi scarico al momento decisivo. Invece sta portando a casa i match anche senza mettere sul campo tutto il potenziale. E questo si traduce in fiducia che cresce. Berrettini è solido, gioca bene i punti importanti: il servizio, la sua arma vincente, gli consente di giocare con tranquillità i game in risposta. Non ha chissà quali grandi tattiche: attacca, appunto, col servizio e col dritto, si difende col rovescio. E poi, dai, c'è anche il fattore fortuna: quando ti ricapita di giocare un terzo turno di uno Slam contro uno come Otte, n. 144 al mondo. Sarà pure un segnale, o no?".

 

Matteo Berrettini ha raggiunto i quarti di finale in 3 tornei dello Slam nello stesso anno: è il primo italiano a riuscirci 
L'errore da evitare a tutti i costi?
"Mettersi a palleggiare da fondocampo con Djokovic, che ti fa fare il tergicristallo per un bel po'. Se cadi nella trappola, sei finito. Ma Matteo lo sa bene".

Berrettini-Djokovic cosa rappresenta?
"È la sfida del 2021, lo scontro dell'anno negli Slam. E con questo ho detto tutto sul livello raggiunto dal nostro tennista".