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Il tennis 'lungo' di Sinner: no highlights, meglio i 5 set

Jannik Sinner (reuters)
L'azzurro non ne fa mistero: "A me piacciono le gare a cinque set perché hai più possibilità per riprenderti, ci sono più momenti". E' sulla linea d'onda degli appassionati, che vogliono vedere gare di durata, ma in controtendenza con chi vorrebbe accorciare i match per guadagnare una platea più grande
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NEW YORK - "A me piacciono le gare a cinque set perché hai più possibilità per riprenderti, ci sono più momenti". Jannik Sinner, seduto in sala conferenze, ogni tanto sbuffa, allarga le spalle, si strofina stancamente l'occhio con il dito. La noia a vent'anni. La noia che gli adulti provocano nei ragazzi. La noia delle conferenze stampa. Voglia di parlare zero. Di sentire i complimenti dei giornalisti, dopo una sconfitta, anche meno. Ha appena perso l'ottavo di finale agli Us Open con Alexander Zverev, in tre set, troppo velocemente rispetto ai piani. Sulla distanza di cinque poteva succedere qualcosa. "Ho spostato la posizione sul suo servizio - racconta - sono stato un po' a destra, un po' a sinistra. Mi sono messo un po' dietro sulla seconda, ma lui se n'è accorto. Non ho avuto tempo di recuperare gli errori che ho commesso". Tre set veloci come uno sparo, anche se persi 6-4 6-4 7-6. Il punto è…

NEW YORK - "A me piacciono le gare a cinque set perché hai più possibilità per riprenderti, ci sono più momenti". Jannik Sinner, seduto in sala conferenze, ogni tanto sbuffa, allarga le spalle, si strofina stancamente l'occhio con il dito. La noia a vent'anni. La noia che gli adulti provocano nei ragazzi. La noia delle conferenze stampa. Voglia di parlare zero. Di sentire i complimenti dei giornalisti, dopo una sconfitta, anche meno. Ha appena perso l'ottavo di finale agli Us Open con Alexander Zverev, in tre set, troppo velocemente rispetto ai piani. Sulla distanza di cinque poteva succedere qualcosa. "Ho spostato la posizione sul suo servizio - racconta - sono stato un po' a destra, un po' a sinistra. Mi sono messo un po' dietro sulla seconda, ma lui se n'è accorto. Non ho avuto tempo di recuperare gli errori che ho commesso". Tre set veloci come uno sparo, anche se persi 6-4 6-4 7-6. Il punto è la distanza sui cinque è diventata tema di discussione a livello mondiale, come lo è stato il volley sul cambio palla, che costringeva una squadra a conquistarne due punti consecutivi per vincerne uno. Sinner è considerato il simbolo della sua generazione e, al tempo stesso, la sua negazione. "Un conto era quando giocavo nella Next Generation - confessa - un altro è ora. Prima sparavo bombe a mille su ogni risposta, non avevo niente da perdere, adesso è diverso, bisogna avere calma, aspettare".

Il tennis lungo di Sinner

Un ragazzo di vent'anni che pensa a un tennis più lungo, meditato, mentre i suoi coetanei vanno nella direzione opposta. Sono i ragazzi cresciuti con gli highlights, con i frame di un minuto sui social, con il video sul cellulare. Mica puoi pensare di costringerli a stare seduti per tre ore. Sono quelli a cui guardano i vertici del tennis mondiale, quelli da conquistare velocizzando il gioco, accorciando i set, eliminando tutti quei vecchi intralci che sono il net sul servizio e il doppio vantaggio. Poi, però, c'è un'altra parte che resiste, seppure minoritaria: quella delle migliaia di spettatori, molti giovani, che affollano gli impianti dei tornei, come qui agli Us Open. I newyorkesi, una volta fuori dagli edifici di cemento, sono l'immagine della lentezza: arrivano al campo con due ore di anticipo, sorbendosi un'ora di metro da Times Square, con diciannove fermate. Volevano partite lunghe e sono stati accontentati. Più di trenta match sono finiti al quinto set, e uno su tre con rimonta da 0-2. I newyorkesi parteggiano per il più debole, non per il più giovane. Vogliono vedere giocare, per questo incitano, rumoreggiano, scandiscono i nomi di chi è in difficoltà. Applaudono la velocità dei colpi, e sognano la lunghezza delle partite. Il torneo di New York, riaperto al pubblico dopo la pandemia da Covid, è questo crocevia in cui il tennis si è infilato: vuole accorciare i tempi per guadagnare una platea più grande, ma deve fare i conti con il pubblico di appassionati, che riempie gli spalti e non vorrebbe andare più via. Finita la conferenza, Sinner si avvia seguito dal suo entourage verso il lounge all'aperto, montato appena fuori l'ingresso dell'Arthur Ashe. L'italiano si mette a sedere a un tavolino, sotto lo sguardo dei tifosi. A un certo punto si alza un coro di tanti auguri. Il ragazzo si volta: a una decina di metri di distanza c'è Leylah Annie Fernandez, la canadese che, domenica, ha battuto Angelique Kerber al terzo set. Lei ha avuto la possibilità del tempo che Sinner non ha avuto. il tempo per risalire dal primo set perso 4-6, vincere il secondo 7-6 e chiudere il terzo 6-2. E' il giorno del suo compleanno: la canadese compie 19 anni. Le regalano un libro, si mette in posa per la foto, partono gli applausi. Sinner da lontano, prende in mano il cellulare e comincia a chattare con aria annoiata. Secondo i suoi calcoli, doveva essere ancora sul court, a giocare, ma la partita è durata quanto molti suoi coetanei amano di più.