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Volandri: "Il tennis sta cambiando, l'Italia si prepari al dopo Federer"

Intervista al capitano di Coppa Davis, in vista del torneo a squadre, delle Next Gen Finals e delle Atp Finals in Italia: "Pochi anni fa non ci avremmo mai creduto, invece è tutto vero. Il momento è esaltante, ma bisogna continuare a studiare sempre: a Sinner e Musetti servono ancora due-tre anni, prima di conquistare la Davis nei prossimi anni impariamo a fare squadra"
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C’è un verbo che Filippo Volandri ripete spesso: studiare. Il tennis italiano sta vivendo una nuova giovinezza, la classifica di Berrettini, Sinner e Sonego, i passi avanti di Musetti, la tenuta di Fognini. E, soprattutto, il prossimo mese come mai era successo prima: Next Gen Finals a Milano, Atp Finals a Torino, Coppa Davis sempre a Torino. “Se solo ce lo avessero detto anche pochi anni fa non ci avremmo mai creduto, invece è tutto vero. E questo ci deve dare una spinta a crescere ancora” spiega il responsabile tecnico nazionale e capitano di Davis.

Matteo Berrettini 

Ma come crescere ancora? Il tennis italiano ha il numero 7 al mondo, Berrettini, il 13, Sinner, il 24 Sonego, il 34 Fognini. E ancora, il 67 Mager, il 69 Musetti, l’83 Travaglia, il 98 Seppi. Mai era stato così in alto.

“È vero, il momento è esaltante per tutto il movimento, ci sono risultati importanti in alto ma anche a livello giovanile, abbiamo vinto il Mondiale per i nati nel 2007, ovvero gli under 14, la carne al fuoco è tantissima. Ma dobbiamo continuare a studiare”.

Studiare per arrivare dove?

“Per salire ancora e soprattutto mantenerci al top. I nostri migliori giovani stanno andando a scuola nei tornei più importanti. Ed è fondamentale per compiere un passo in più”.

Ha parlato di risultati. Che hanno riportato il tennis sulla bocca di tutti ma che insieme stanno creando inevitabilmente attese.

“E’ bello sognare, e questi ragazzi ci fanno sognare. Ma poi c’è la realtà, ci sono tornei tutte le settimane e bisogna avere pazienza non dimenticarci mai che Sinner ha vent’anni e Musetti diciannove. Devono crescere, imparare. Tempo al tempo. Prendiamo Musetti, dopo una prima parte di stagione che ha trovato il culmine al Roland Garros adesso ha problemi. Ma quella è una scuola dalla quale bisogna passare per durare e essere ancora più competitivi, mettersi in relazione con il tutto, le attenzioni fuori e le difficoltà  dentro il campo, per superarle e diventare sempre più forti”.

Studiare, dunque. Ma che cosa?

“L’aspetto mentale. La tecnica, certo, va curata continuamente, Nadal è l’esempio, ogni anno riesce a migliorarsi e a aggiungere un dettaglio pur essendo da vent’anni Nadal. Ma la crescita più importante per resistere tra i top player è psicologica. Faccio un altro esempio”.

Jannik Sinner (fotogramma)

Prego.

“Berrettini. Un paio di anni fa, dopo la semifinale agli Us Open e le Finals a Londra, ha deciso di studiare a 360 gradi per rimanere stabilmente tra i big. Ed i risultati li stiamo vedendo tutti quanti, la finale a Wimbledon, i quarti agli Us Open ma soprattutto il posto stabile tra i primi dieci. E lui ha solo 25 anni”.

Di quanti anni di scuola hanno bisogno Sinner e Musetti?

“Due, tre. Il tennis mondiale sta cambiamento velocemente, non ci sarà mai più un’epoca come quella di Federer, Nadal, Djokovic. E’ un’occasione importantissima che noi possiamo, dobbiamo cogliere. Ce la faremo ma con il lavoro”.

A proposito di lavoro, quanto è importante in questa crescita la collaborazione tra Federazione e coach privati? E quanto pensa ci sia di suo?

“Non di mio, di nostro. Siamo un team che lavora con metodo ed è vero, non si era mai vista una collaborazione così e il motivo è che adesso i coach si fidano della Federazione. C’è un confronto continuo, ci si scambiano idee, anche a tavola durante i tornei. Siamo un network”.

Volandri, adesso veniamo ai tre appuntamenti del mese di novembre più caldo della storia italiana. Partiamo dalle Next Gen Finals.

“Sono importantissime, una manifestazione speciale che porta i migliori giovani e soprattutto coinvolge i giovani. Pensiamo a quanto hanno significato nella crescita di Sinner, per esempio. Una vittoria, quella del 2019, che gli ha dato la consapevolezza di essere già a quei livelli. Vedremo se ci sarà per il bis, di sicuro ci sarà Musetti e chissà che non ripeta l’impresa di Jannik”.

Atp Finals a Torino. Quanto valgono?

“Un sogno diventato realtà. Quando l’Italia se le aggiudicò, il presidente Angelo Binaghi ci convocò e ci disse: ‘Adesso dovete portare un italiano’. Uno è sicuro, Berrettini, chissà, potrebbero essere due con Sinner. E’ una bella scommessa che dobbiamo vincere”.

Infine la Davis. Sa che tutte le attenzioni saranno su di lei?

“Potrò contare su tutti i migliori, Fognini mi ha dato come sempre la sua disponibilità, lui è un leader. Per la prima volta ci sarà Sinner. Non vogliamo né dobbiamo vincerla subito, poi se ci riusciamo ovviamente tanto meglio ma il primo obiettivo deve essere fare squadra, stare insieme. Per poi conquistare la Davis nei prossimi anni”.

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