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Tennis, i peccati di Sinner e i consigli di Piatti

L'altoatesino ko a Vienna ma da lunedì sarà n.9 al mondo. L'autobiografia del suo allenatore: "Jannik è il riassunto di tutta la mia vita nel tennis. All'inizio non parlava quasi mai, ma in campo si trasformava. È stato educato a rilanciare sempre, deve farsi trovare pronto"
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La semifinale di Vienna persa dopo aver condotto 6-3, 5-2 è motivo di rammarico e di grande lezione per Jannik Sinner. La sconfitta contro Tiafoe tornerà utile, ma la settimana resta da incorniciare: l'altoatesino chiude il torneo da n. 9 del mondo (solo Panatta, Barazzutti, Fognini e Berrettini sono entrati nella Top Ten) ed è n. 8 della Race, dunque virtualmente dentro le Atp Finals di Torino. Negli spogliatoi Riccardo Piatti gli avrà ricordato, come ha scritto nella sua biografia in uscita per Rizzoli il 2 novembre, "che un tennista che aspira a essere un campione si troverà tante volte a dover gestire momenti del genere. Prima impara a farlo, meglio sarà per lui".

Il libro di Piatti (…

La semifinale di Vienna persa dopo aver condotto 6-3, 5-2 è motivo di rammarico e di grande lezione per Jannik Sinner. La sconfitta contro Tiafoe tornerà utile, ma la settimana resta da incorniciare: l'altoatesino chiude il torneo da n. 9 del mondo (solo Panatta, Barazzutti, Fognini e Berrettini sono entrati nella Top Ten) ed è n. 8 della Race, dunque virtualmente dentro le Atp Finals di Torino. Negli spogliatoi Riccardo Piatti gli avrà ricordato, come ha scritto nella sua biografia in uscita per Rizzoli il 2 novembre, "che un tennista che aspira a essere un campione si troverà tante volte a dover gestire momenti del genere. Prima impara a farlo, meglio sarà per lui".

Il libro di Piatti (raccolto da Federico Ferrero) è anche la storia dell'ascesa di Sinner, ed è molto interessante. Ecco cosa racconta il coach: "Considero Jannik Sinner il riassunto di tutta la mia vita nel tennis. All'inizio non parlava praticamente mai. E, quando lo faceva, inciampava nelle parole, si confondeva. Di madrelingua tedesca, con l'italiano faticava molto. Ma in campo si trasformava. Rimasi fulminato da Sinner perché colpiva in un modo diverso dagli altri, come se per lui fosse un movimento automatico. Inoltre, a differenza della gran parte dei suoi coetanei, che giocavano quasi esclusivamente in difesa alzando pallonetti, lui andava sempre verso rete, oppure spingeva e cercava il colpo vincente. La verità è che mi si era aperto il cuore: una cosa che non mi capitava da anni, forse che non mi era mai capitata. Jannik era un bambino appena un po' cresciuto, venuto su lontano da tutto, ancora acerbo: ma aveva delle qualità rarissime".

Da quel momento il viaggio è stato una ascesa continua: "Ho sempre messo in testa a Sinner un concetto nuovo ogni tanto, e non mi sono mai azzardato a presentargli l'elenco completo di ciò su cui si sarebbe dovuto lavorare per compiere l'intero percorso, anche se lo sapevo. È un processo di apprendimento continuo... È un percorso, quello verso l'eccellenza. E in tutti i percorsi ci sono degli ostacoli".

Per questo Piatti ha chiesto a Djokovic, dopo la vittoria del serbo a Montecarlo, cosa pensasse davvero del suo pupillo: "Secondo me, Riccardo, Jannik è abbastanza forte e ha un ritmo sufficientemente alto per vincere con tutti, tranne me e Nadal perché ci sono alcune cose che non fa. Usa poco il lungolinea di rovescio, usa poco le rotazioni nel servizio, gioca troppo poco il dritto inside-in. In sostanza, è troppo prevedibile".

Piatti ha incassato l'opinione, ma si è già portato avanti: "Quante volte è successo di vivere un'era tennistica con la compresenza di tre fenomeni come Djokovic, Federer e Nadal? La risposta è: praticamente mai. Questi tre campioni stanno spostando sempre più in là i limiti della prestazione atletica, ma il tempo passa per tutti, persino per loro: la mia idea è che, tra qualche anno, ci potranno essere spazi che adesso non si vedono per fare centro nei grandi appuntamenti. Ecco, voglio che Jannik si trovi pronto per sfruttare quell'occasione. In prima fila. Lo sto educando così, Jannik. A rilanciare sempre".

Ecco perché Sinner è già con la testa a Parigi Bercy, e al prossimo capitolo della sua avventura. Vivere tutti i giorni con Riccardo Piatti porta ad avere i suoi stessi pensieri: "L'importante, per me, è non guardarsi indietro, non sedersi, non accontentarsi". Chapeau.