Matteo Berrettini infortunato alle Atp Finals: in lacrime e costretto al ritiro contro Zverev. Pronto Sinner
di Paolo Rossi , di Paolo RossiTORINO - Le lacrime del gigante non dovevano esserci. L’Italia del tennis è finita sotto shock, dopo tanta attesa, anche aspettative. No, proprio non era nella sceneggiatura del dio del tennis e non doveva esserci. Non dopo poi quel primo set vibrante, pieno di emozioni, che aveva catturato, nel bene e nel male, il pubblico intero.
Il pianto, di dolore/frustrazione/delusione/rabbia di Matteo Berrettini e il conseguente ritiro dal campo dell’azzurro nel suo primo match delle Atp Finals di Torino ha fatto male al cuore. Ha colpito tutti, Alexander Zverev in primis, che ha suggellato con un emoticon da faccina triste la sua vittoria sulla telecamera, come da consuetudine tennistica.
L’espressione di Matteo Berrettini, la sua faccia incredula nell’avvertire un dolore al lato sinistro del costato, ha detto tutto. Cercava spiegazioni, appigli. Qualcosa che gli dicesse che l’incubo non stava rito…
TORINO - Le lacrime del gigante non dovevano esserci. L’Italia del tennis è finita sotto shock, dopo tanta attesa, anche aspettative. No, proprio non era nella sceneggiatura del dio del tennis e non doveva esserci. Non dopo poi quel primo set vibrante, pieno di emozioni, che aveva catturato, nel bene e nel male, il pubblico intero.
Il pianto, di dolore/frustrazione/delusione/rabbia di Matteo Berrettini e il conseguente ritiro dal campo dell’azzurro nel suo primo match delle Atp Finals di Torino ha fatto male al cuore. Ha colpito tutti, Alexander Zverev in primis, che ha suggellato con un emoticon da faccina triste la sua vittoria sulla telecamera, come da consuetudine tennistica.
L’espressione di Matteo Berrettini, la sua faccia incredula nell’avvertire un dolore al lato sinistro del costato, ha detto tutto. Cercava spiegazioni, appigli. Qualcosa che gli dicesse che l’incubo non stava ritornando. Inutile è stato il tentativo di richiesta del fisioterapista, un massaggio che avrebbe avuto del miracoloso. Zverev, ragazzo sensibile, ha abbracciato e salutato Matteo con grande affetto. E pensare che fino a un minuto prima se l’erano date di santa ragione, un match di puro muscolo, di bracci di ferro, di winner e servizi vincenti. Uno show che il pubblico del PalaAlpitour aveva cavalcato. Tifando, intonando cori da po-po-po di calcistica memoria in un impianto bello, pieno di luci, colorato e voglioso di spettacolo dopo tutte le storie della capienza e dei biglietti da risarcire.
Tocca a Jannik Sinner
Il match più atteso è durato un’ora e trentatré minuti, un tie-break vinto da Zverev 9-7 dopo aver annullato due set point all’italiano. Poi quel piegamento di Matteo: erano le 22.45. Il body language ha fatto capire come l’azzurro avesse paura di essere ritornato indietro fino a gennaio, a Melbourne, a quell’altro ritiro degli Australian Open per lo strappo addominale che ne aveva disturbato la pianificazione dell’anno. Quasi impossibile vederlo in campo domani, contro Hurkacz, anche se lui non cede: «Non aver chiuso la partita mi uccide dentro, è stato il peggior giorno che abbia mai vissuto da tennista. Fa male perché mi sta sfuggendo qualcosa che mi ero meritato. Spero che i macchinari mi dicano che è solo una contrattura, farò di tutto per esserci domani». Più probabilmente sarà la riserva del Masters a entrare in campo: Jannik Sinner. Tutta l’Italia guardava al gomito di Stefanos Tsitsipas ed ecco invece il paradosso: un italiano che sostituirà un altro italiano.
Una partecipazione senza gioia
Non era il finale che il clan del tennista romano s’era immaginato: coach Santopadre e i suoi uomini avevano pianificato per bene l’approdo a Torino, inteso come Atp Finals e Coppa Davis. Già, quell’altra settimana l’Italia deve affrontare Stati Uniti e Colombia. Come farà Filippo Volandri, il capitano azzurro, a immaginare di poterlo far scendere in campo? Una ricaduta del n. 7 del mondo pregiudicherebbe l’inizio della stagione 2022: sarebbe una responsabilità troppo grande. Ora toccherà a Sinner, ma sarà una partecipazione senza gioia.