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Atp Finals yes, ma la Torino dal look olimpico ha vinto la sua sfida

(ansa)
Al via il Masters del tennis: la città sabauda organizzativamente ha sorpreso il mondo. Come nel 2006
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TORINO - Per chi ha ricordi del 2006 è come un deja-vu. Torino che spiazza, Torino sconosciuta che sorprende il mondo. Oggettivamente la città sabauda non ha una tradizione tennistica, per cui Djokovic e i suoi rivali non sapevano cosa attendersi, se non qualcosa di italiano. Quindi il loro paragone era Roma e gli Internazionali Bnl di maggio. Beh, se i primi giorni - quelli di ambientamento - sono considerati i più duri, di sicuro Torino ha vinto la sua sfida. Come nell'olimpico 2006: la città s'è messa in ghingheri, i torinesi si sono incuriositi, il Made in Italy ha stravolto le sensazioni.

 

In positivo, ovviamente. C'è chi, nel dietro le quinte, racconta di come giocatori (ma soprattutto le persone del proprio staff) gradiscano, ad esempio, le proposte gastronomiche del ristorante, dall'universale sushi ( i tennisti sono gente globale) fino, e soprattutto, i piatti di carni tipici del Piemonte. Assaggiano, tes…

TORINO - Per chi ha ricordi del 2006 è come un deja-vu. Torino che spiazza, Torino sconosciuta che sorprende il mondo. Oggettivamente la città sabauda non ha una tradizione tennistica, per cui Djokovic e i suoi rivali non sapevano cosa attendersi, se non qualcosa di italiano. Quindi il loro paragone era Roma e gli Internazionali Bnl di maggio. Beh, se i primi giorni - quelli di ambientamento - sono considerati i più duri, di sicuro Torino ha vinto la sua sfida. Come nell'olimpico 2006: la città s'è messa in ghingheri, i torinesi si sono incuriositi, il Made in Italy ha stravolto le sensazioni.

 

In positivo, ovviamente. C'è chi, nel dietro le quinte, racconta di come giocatori (ma soprattutto le persone del proprio staff) gradiscano, ad esempio, le proposte gastronomiche del ristorante, dall'universale sushi ( i tennisti sono gente globale) fino, e soprattutto, i piatti di carni tipici del Piemonte. Assaggiano, testano, ritornano al piatto e si leccano i baffi.

C'è anche chi ha approfittato per fare un qualche giro storico, vedi Matteo Berrettini al Museo Egizio, mentre altri hanno optato per una rapido giro in centro. Qui, risulta all'organizzazione, l'unico neo: l'affetto dei tifosi è ritenuto eccessivo. Ma, per il resto, funziona tutto a meraviglia: certo, gli otto 'maestri' non arriveranno dal Tamigi al PalaAlpitour, ma all'interno di comode automobili, quelle Peugeot del gruppo Stellantis.

Poi ci sono gli spogliatoi: novanta metri quadrati per ciascun giocatore, più grandi di Londra. Diciamo che lo stesso hotel ufficiale non servirebbe. Riguardo a cose ancora più specificamente tennistiche, il campo di gioco risulta più veloce di quello dello 02 londinese, e forse ne beneficeranno i battitori, ma questo sarà un affare sportivo.

"Siamo ai primi giorni, aspettiamo che la macchina organizzativa sia nel pieno" ammoniscono sempre dall'ufficio organizzativo, consapevoli di aver ascoltato con le proprie orecchie le seguenti parole: "Torino sembra una piccola Parigi". E se è vero che è il secondo anno di un evento quello che definisce la qualità organizzativa, possiamo considerare Torino già ben messa al primo anno, di solito considerato di studio.

In ultimo c'è stato, e c'è ancora, il problema biglietti. Che riguarda gli appassionati che poi sono il sale della manifestazione. Ma le decisioni non sono dipese da chi gestisce location, transportation e affini. Eppure anche qui c'è chi, sommessamente e con un filo di voce, tiene a ricordare: "Ma lo sapete che nel week end successivo c'è la Coppa Davis? Certo, non ci saranno Djokovic, Medvedev e Zverev, ma tutti gli italiani. Magari potrebbe essere anche divertente...".