Tennis, Binaghi e la Atp Finals: "Vi faremo restare a bocca aperta. E ringraziamo quelle bacinelle..."
di Paolo Rossi , di Paolo RossiTORINO - Buona la prima, ma è vietato distrarsi. Le prime Atp Finals versione torinese hanno svoltato grazie al Made in Italy, in tutti i sensi. Se la ride perfino Sergio Palmieri, il direttore organizzativo, nel risentire l’aneddoto del capo del tennis italiano, Angelo Binaghi: “Se giovedì non avesse piovuto non sarebbe scattato il campanello d’allarme e saremmo finiti sulle prime pagine. Dei giornali mondiali…”. Tradotto: il torneo cominciava la domenica, ma giovedì ha piovuto (fortunatamente) e il Pala Alpitour non era più impermeabilizzato come in origine, bagnando il sacro campo centrale. “Abbiamo messo le bacinelle, mentre la ditta di manutenzione rimetteva a posto la guaina…”.
I giocatori in coro: "Grazie Torino"
Risolta l’urgenza con l’elasticità tutta italiana, il resto era già a posto. Per il primo anno la priorità erano i giocatori, i quali si son…
TORINO - Buona la prima, ma è vietato distrarsi. Le prime Atp Finals versione torinese hanno svoltato grazie al Made in Italy, in tutti i sensi. Se la ride perfino Sergio Palmieri, il direttore organizzativo, nel risentire l’aneddoto del capo del tennis italiano, Angelo Binaghi: “Se giovedì non avesse piovuto non sarebbe scattato il campanello d’allarme e saremmo finiti sulle prime pagine. Dei giornali mondiali…”. Tradotto: il torneo cominciava la domenica, ma giovedì ha piovuto (fortunatamente) e il Pala Alpitour non era più impermeabilizzato come in origine, bagnando il sacro campo centrale. “Abbiamo messo le bacinelle, mentre la ditta di manutenzione rimetteva a posto la guaina…”.
I giocatori in coro: "Grazie Torino"
Risolta l’urgenza con l’elasticità tutta italiana, il resto era già a posto. Per il primo anno la priorità erano i giocatori, i quali si sono ritrovati con spogliatoi di 90 mq e ristorante con tajarin, battute di Fassona, brasati e bolliti (oltre al sushi che è globale e va sempre previsto): scontati i “Grazie Torino” a caratteri cubitali dei vincitori, Alexander Zverev e i doppisti francesi Herbert/Mahut, ma anche di tutti gli altri a nome di Andrea Gaudenzi, il n. 1 Atp: “Vero, alcuni hanno detto Torino è meglio di Roma ma non vi dirò i nomi neppure sotto tortura”.
"Ora vi faremo restare a bocca aperta"
Scavallato il primo anno, la strada dovrebbe essere in discesa. Se Binaghi promette scintille “Vi faremo restare a bocca aperta”, lo staff organizzativo sta già pensando alle modifiche: le lunghe file ai bagni non potevano passare inosservate, per dire. “Sì, ma questo è un problema strutturale degli impianti italiani” fa presente Palmieri, che aggiunge: “Chi disegna uno stadio da 12mila spettatori deve anche prevedere i servizi in proporzione. Qui ci vuole un intervento strutturale, altrimenti non restano che i bagni chimici”.
L’altro grande problema è stata la capienza, con le relative polemiche sui biglietti e le persone che non sono riuscite a entrare. Binaghi ha promesso la pace sociale, per il futuro nessuno può immaginare cosa il Covid consentire. Intanto Palmieri assicura riguarda all’edizione appena conclusa: “Non ho visto i dati generali, ma il limite del sessanta per cento è stato rispettato. So cosa ha detto il presidente Binaghi, dico solo che è stato un peccato avere la decisione così a ridosso dell’evento”. Perché, quello che bisogna capire (dicono i signori del tennis), è che lo spettatore delle Atp Finals viene da fuori Torino, anche oltre i confini italiani. E dunque deve pianificare il viaggio e l’alloggio, non c’è solo il biglietto. Un discorso, questo, simile al sei Nazioni del rugby dove, fondamentalmente, i match sono uno stimolo a viaggiare.
Ma il pubblico che ha partecipato ha strappato l’applauso: per essere una città senza tradizione tennistica Torino ha mostrato garbo e competenza, riconosciuto unanimemente. Alla città ora viene chiesto l’ultimo sforzo: sostenere la squadra azzurra. Infatti questo week end l’Italia gioca per la Coppa Davis: venerdì contro gli Stati Uniti, sabato contro la Colombia. Per una volta niente compostezza, sarà giustificato un po’ di sano folklore.