✕

Metodo Volandri, capitano tuttofare: “È l’uomo della Davis”

Coppa Davis, a Torino l’Italia contro gli Usa. Il n.1 raccontato dal suo ex tecnico Fanucci: “Riesce sempre a non litigare, è precisino, un giorno vincerà la coppa”
2 minuti di lettura

TORINO - Un enfant prodige a sinistra, una promessa a destra, e le aspettative volano altissime per questa Italia di Coppa Davis che, oggi a Torino alle 16 (diretta Supertennis), affronta gli Stati Uniti in quello che è probabilmente il match decisivo.

Eppure mai c’è stata squadra così rinnovata, complice purtroppo anche l’infortunio di Matteo Berrettini, che avrebbe davvero spostato gli equilibri. Basti pensare che per ben due azzurri (Jannik Sinner e Lorenzo Musetti) è la prima convocazione, e per un altro (Lorenzo Sonego) potrebbe esserci il debutto (a casa sua poi, essendo torinese puro). Gli unici veterani sono Fabio Fognini e Simone Bolelli, che insieme hanno anche vinto uno Slam di d…

TORINO - Un enfant prodige a sinistra, una promessa a destra, e le aspettative volano altissime per questa Italia di Coppa Davis che, oggi a Torino alle 16 (diretta Supertennis), affronta gli Stati Uniti in quello che è probabilmente il match decisivo.

Eppure mai c’è stata squadra così rinnovata, complice purtroppo anche l’infortunio di Matteo Berrettini, che avrebbe davvero spostato gli equilibri. Basti pensare che per ben due azzurri (Jannik Sinner e Lorenzo Musetti) è la prima convocazione, e per un altro (Lorenzo Sonego) potrebbe esserci il debutto (a casa sua poi, essendo torinese puro). Gli unici veterani sono Fabio Fognini e Simone Bolelli, che insieme hanno anche vinto uno Slam di doppio. E poi ci sarebbe, last but not least, un’altra persona che è al primo gran ballo: Filippo Volandri. Il 31° ct della storia. Capitano non giocatore ma multitasking: allenatore, direttore tecnico nazionale, commentatore televisivo. Insomma, un vero e moderno manager, con la visuale del tennis italiano a 360°.

«Ha rivoltato come un calzino il centro di Tirrenia. Ha rinnovato lo staff, ha scelto le persone giuste. Ma ha fatto ancora altro…». Chi parla è il “bolscevico” dei coach italiani, Fabrizio Fanucci. Fiorentino doc, figlio di un grande chef, ha preferito le racchette alle padelle. Ed è stato l’allenatore di Filippo Volandri. «Se mi chiedete se mi aspettassi questa sua evoluzione, la risposta è no. Davvero mi ha sorpreso. Vedrete che un giorno ve la farà vincere, la Davis...».

Jannik Sinner in allenamento a Torino (fotogramma)
In effetti è lui l’ombelico del tennis italiano, la congiunzione tra pubblico e privato. Volandri ha tessuto le fila dei collegamenti tra provincia e istituzioni. Facendo tutto da solo. «A me – continua Fanucci – non ha mai chiesto un consiglio. Ma io e la Fit non siamo mai andati d’accordo, e lui ha un carattere accomodante, riesce a trovare i punti in comune delle parti e a non litigare». Da Tirrenia a Torino, capitan Volandri ha percorso molti chilometri. Con l’aiuto di Umberto Rianna ha seguito i top, offerto consigli e aiuti alla bisogna. E, intanto, s’è concentrato sul far rifiorire il vivaio. «Accidenti: lui è un precisino, non lascia niente al caso. Ricordo tutte le sue specifiche richieste sui partner di allenamento, per dire: sudavo sette camicie per trovargli quello giusto, che alla fine doveva essere spagnolo o sudamericano». Oggi Volandri, che giura di non toccare la racchetta, non tocca vino e fa una dieta ferrea, ha mostrato la nuova via ai coach degli Anni Ottanta/Novanta. E anche il mondo studia il modello Italia. «Usa le statistiche, delega, supervisiona. Sì, sta in campo ma non come noi…».


Non solo: sa come parlare in pubblico, essere sintetico, sorridere e scandire i concetti. Gli hanno perfino dato un premio come media dell’anno, nel 2019. E tennisticamente ha già capito che la pretattica è fondamentale, soprattutto dopo aver perso Berrettini. Non ha anticipato i singolaristi, ma tutto lascia presumere che saranno le due ‘S’, Sinner e Sonego. Il primo è fuori discussione, l’altro è il risultato di una riflessione dovuta al regolamento: si affrontano i numeri uno e i numeri due. Dunque, Sinner contro Isner e poi c’è Opelka (sarebbe sorprendente se giocasse Tiafoe) da abbinare: Fognini lo trova ostico (lo dicono gli scontri diretti), dunque la carta Sonego, che sa come infiammarsi e infiammare il pubblico. Infine Fognini e Bolelli in doppio contro Sock e Ram. Il debutto è tutto, dunque. Basta sapersi sciogliere, e Torino non chiede altro.