Djokovic non si arrende: allo studio una richiesta di risarcimento da 5 milioni di dollari
dal nostro inviato Matteo Pinci , dal nostro inviato Matteo PinciBELGRADO — Uno come lui non poteva arrendersi al primo gioco perso. Il braccio di ferro non è (ancora) finito, la sfida di Novak Djokovic al governo australiano manca ancora dell'ultimo round. L'aria di casa ha rinforzato le sue convinzioni, e dal rifugio extra lusso del suo attico a Novi Beograd, quartiere di palazzi moderni costruiti a ovest del Danubio, ha pianificato la nuova strategia. Da giocare all'attacco. Come? Con una richiesta di risarcimento danni nei confronti dell'Australia e del circuito Open: i suoi legali sono pronti ad avviare un'azione legale con richiesta di 5 milioni di dollari di indennizzo, una cifra persino superiore al premio da 4,4 milioni che avrebbe potuto assicurarsi vincendo il torneo.
BELGRADO — Uno come lui non poteva arrendersi al primo gioco perso. Il braccio di ferro non è (ancora) finito, la sfida di Novak Djokovic al governo australiano manca ancora dell'ultimo round. L'aria di casa ha rinforzato le sue convinzioni, e dal rifugio extra lusso del suo attico a Novi Beograd, quartiere di palazzi moderni costruiti a ovest del Danubio, ha pianificato la nuova strategia. Da giocare all'attacco. Come? Con una richiesta di risarcimento danni nei confronti dell'Australia e del circuito Open: i suoi legali sono pronti ad avviare un'azione legale con richiesta di 5 milioni di dollari di indennizzo, una cifra persino superiore al premio da 4,4 milioni che avrebbe potuto assicurarsi vincendo il torneo.
Il motivo? Non aver potuto competere e un risarcimento per il periodo di ingiusta "prigionia" - così è stato vissuto l'isolamento in un albergo destinato agli immigrati. In ballo, anche i 500 mila euro del primo giudizio in terra australiana, favorevole al campione. Poi certo, l'ultima parola ha rovesciato le conclusioni e quindi oltre all'esclusione dal torneo lo stesso Nole dovrebbe la stessa cifra. Ma l'idea di andare a una nuova guerra giudiziaria è un'ipotesi rilanciata dai media serbi. "Le leggi lo permettono", hanno assicurato a Nole i consulenti legali. Non solo: sul piatto anche i 500 mila euro.
A Belgrado la neve dei giorni scorsi è quasi del tutto sciolta, ma ha lasciato pericolose lastre ghiacciate su cui scivolare: quello che Djokovic non vuol rischiare di fare. Una nuova caduta d'immagine è un rischio che non vuol correre, adesso. Per questo, ha scelto di prendersi un periodo di quiete, nella comfort zone della capitale serba, dove intorno ha trovato a proteggerlo una cortina di affetto incondizionato: il "martire" Novak, protetto da una città - anzi, da un Paese - che non aspettava altro per affermare la propria identità intorno al proprio idolo: la narrazione locale, a Belgrado, non lascia spazio a dubbi. Djokovic è stato espulso ed escluso perché serbo, fuori dal circuito delle grandi economie mondiali. Beato il popolo che non ha bisogno di eroi. E beati gli eroi che non hanno bisogno di vestirsi da vittime.