Ha appena vinto gli Australian Open, la finale è durata più di cinque ore. Ventunesimo Slam in bacheca, come lui nessuno nella storia del tennis. Non importa, la testa di un campione non ammette eccezioni. Lasciato il campo di gioco, Rafa Nadal si è fiondato in palestra per un allenamento defaticante. Una foto lo immortala mentre è in sella a una cyclette, forse la pedalata più felice della sua vita. Al suo fianco ci sono gli allenatori Carlos Moya, ex numero uno al mondo, e Marc Lopez, che con il maiorchino vinse l'oro nel doppio alle Olimpiadi di Rio del 2016.
Così, dopo aver rimontato Daniil Medvedev, avanti due set a zero, Nadal ha festeggiato la vittoria del primo Slam dell'anno a tredici anni dall'ultima volta, ha fatto la doccia ed è sceso nella palestra del Melbourne Park per scaricare dai muscoli fatica e acido lattico. Una volta entrato, come si vede da un simpatico video pubblicato sul profilo ufficiale del torneo, si è buttato a terra, esausto. Qualche risata con lo staff e poi via, sui pedali per mezz'ora.
Un esempio per tutti, soprattutto per chi a 35 anni non intende abbandonare il tetto del mondo. Come Djokovic ha vinto almeno due volte i quattro tornei dello Slam, ha staccato il serbo (dopo l'espulsione dall'Australia che ha animato i giorni precedenti l'inizio del torneo) e Federer, nella classifica degli Slam vinti: 21 per Rafa, 20 per Novak e Roger. E proprio lo svizzero si è complimentato dicendo di "essere orgoglioso di aver condiviso questa era del tennis con te". La pedalata dopo il trionfo dimostra ancora una volta che sì, campioni come Rafa non lo si diventa per caso. E che finché sono in gioco vanno sempre temuti: la vittoria di Melbourne è un messaggio agli avversari che lo incroceranno nel tabellone dei prossimi Slam.