Molchanov e Rublev, il doppio della pace fra Ucraina e Russia
di Paolo Condò , di Paolo CondòDenys Molchanov è un travet del tennis. A 34 anni gira il mondo dei tornei Challenger, l'orbita inferiore degli Atp, proponendosi come compagno di doppio. In singolare non gioca una partita dal 2018, e nell'intera carriera non è mai riuscito a superare le qualificazioni a uno Slam (in Australia è arrivato due volte all'ultimo match, quello che promuove al tabellone principale, ma ha perso in entrambe le occasioni): gli è andata un po' meglio come doppista - ha fatto un secondo turno in Australia e al Roland Garros -, ma davvero niente di che. Nato a Chisinau in Moldova nel 1987, poco prima che l'impero sovietico esplodesse, Molchanov ha fatto in tempo a giocare 16enne in coppa Davis per il suo Paese di origine prima di optare per la nazionalità ucraina, e dunque è uno dei rari casi di tennista che ha disputato incontri di Davis sotto due bandiere. Nel corso della sua carriera, diventata presto un percorso alla ricerca di to…
Denys Molchanov è un travet del tennis. A 34 anni gira il mondo dei tornei Challenger, l'orbita inferiore degli Atp, proponendosi come compagno di doppio. In singolare non gioca una partita dal 2018, e nell'intera carriera non è mai riuscito a superare le qualificazioni a uno Slam (in Australia è arrivato due volte all'ultimo match, quello che promuove al tabellone principale, ma ha perso in entrambe le occasioni): gli è andata un po' meglio come doppista - ha fatto un secondo turno in Australia e al Roland Garros -, ma davvero niente di che. Nato a Chisinau in Moldova nel 1987, poco prima che l'impero sovietico esplodesse, Molchanov ha fatto in tempo a giocare 16enne in coppa Davis per il suo Paese di origine prima di optare per la nazionalità ucraina, e dunque è uno dei rari casi di tennista che ha disputato incontri di Davis sotto due bandiere. Nel corso della sua carriera, diventata presto un percorso alla ricerca di tornei accessibili per chiudere la settimana in attivo, è stato toccato da sospetti di partite truccate, ma senza che la sua fedina venisse sporcata.
Dicono che Denys sia sempre stato un tipo simpatico, un compagnone piacevole col quale andare a cena nelle lunghe settimane in giro per la Russia dei tornei minori o formativi. Quelli che Andrej Rublev, talento moscovita di dieci anni più giovane, cominciò a frequentare con ben altre prospettive: oggi è il numero 7 del mondo, ma è stato anche il 5. La scorsa settimana Rublev ha scelto Marsiglia come teatro delle operazioni, ed è stata una buona idea perché ieri ha vinto il titolo battendo in finale Auger-Aliassime. Ma questo è il meno: la storia bella è che dopo parecchio tempo ha incrociato Molchanov, e siccome ai tempi dei piccoli tornei il timido adolescente Andrej aveva trovato riparo e sostegno nell'allegro ed esperto (della vita) Denys, gli è sembrato naturale restituire il favore giocando il doppio con lui. Era la prima volta, forse non sarà l'ultima visto che i due hanno vinto il torneo, il primo di livello Atp nella carriera di Molchanov.
Molti tennisti famosi si iscrivono anche al doppio, specialità in disuso agli alti livelli, salvo ritirarsi - magari sul più bello - perché le fatiche del singolare sono diventate preponderanti, e nessuno sacrifica il torneo principale per giocare il secondario. Il compagno di doppio meno nobile è costretto ad abbozzare, consapevole che così va il mondo. Ma Denys, nell'intervista post-vittoria, ha detto una bella cosa di Andrej, che gli sedeva accanto esausto dopo le due finali (sì, le ha giocate una dopo l'altra): "Il rischio del ritiro esiste sempre, ma conosco Rublev da quando era poco più di un bambino, e se c'è una cosa che ho capito di lui è che ti puoi fidare". E Andrej, sorridente: "Tanti anni fa Denys fu prezioso per me, perché mi portava a cena e poi a fare altre cose", e nessuno ha indagato su cosa fossero queste cose, perché nelle belle storie c'è sempre qualche sottinteso.
Soltanto alla fine, a un giornalista è venuto in mente l'aspetto più gustoso di questo doppio improvvisato ma vincente: Rublev è russo, Molchanov ucraino. In questi giorni drammatici, potrebbero essere un manifesto di convivenza possibile, e perfino felice. "Siamo persone normali, non politici - ha chiosato Andrej - pratichiamo uno sport e lo sport unisce sempre. Se guardate gli spettatori di qualsiasi evento sportivo, li vedrete contenti di sedere l'uno accanto all'altro a tifare. Uniti. Pace per tutti, sempre". Amen.