Tennis, Vagnozzi: "Con Sinner sperimenteremo senza paura, vogliamo diventare i migliori"
di Paolo Rossi , di Paolo RossiQueste sono le prime parole di Simone Vagnozzi da coach di Jannik Sinner. Ascolano di nascita e di formazione, classe 1983, ex n. 161 del mondo. Vagnozzi, appesa la racchetta al chiodo, ha deciso di allenare e ha bussato alla porta di Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi. È salito alla ribalta nel maggio del 2018 quando, da tecnico di Marco Cecchinato, ha realizzato un exploit che al tennis italiano maschile mancava da quarant'anni: la semifinale al Roland Garros. Poi il sodalizio si è sciolto, e Vagnozzi ha seguito Stefano Travaglia. Adesso questa nuova avventura.
Vagnozzi, può dire com'è cominciata?
"Era un mercoledì, semplicemente mi hanno chiamato, mi hanno chiesto se ero disponibile e sono partito. Non ci ho pensato due volte e ho accettato".
Ma c'erano stati rapporti precedenti?
"No. La prima volta che l'ho visto, Jannik, aveva 14 anni, io allenavo il fratello di Quinzi. In …
Queste sono le prime parole di Simone Vagnozzi da coach di Jannik Sinner. Ascolano di nascita e di formazione, classe 1983, ex n. 161 del mondo. Vagnozzi, appesa la racchetta al chiodo, ha deciso di allenare e ha bussato alla porta di Massimo Sartori, il coach di Andreas Seppi. È salito alla ribalta nel maggio del 2018 quando, da tecnico di Marco Cecchinato, ha realizzato un exploit che al tennis italiano maschile mancava da quarant'anni: la semifinale al Roland Garros. Poi il sodalizio si è sciolto, e Vagnozzi ha seguito Stefano Travaglia. Adesso questa nuova avventura.
Vagnozzi, può dire com'è cominciata?
"Era un mercoledì, semplicemente mi hanno chiamato, mi hanno chiesto se ero disponibile e sono partito. Non ci ho pensato due volte e ho accettato".
Ma c'erano stati rapporti precedenti?
"No. La prima volta che l'ho visto, Jannik, aveva 14 anni, io allenavo il fratello di Quinzi. In realtà sono andato a vedere anche degli allenamenti all'isola d'Elba".
Come sono stati i primi dieci giorni?
"Ci stiamo conoscendo: sapete meglio di me quanto sia lungo il processo di crescita per un ragazzo di vent'anni e quindi ci vorrà tempo: io ho bisogno di conoscere lui, lui ha bisogno di conoscere me. Diciamo che dopo dieci giorni di confronto ci conosciamo già meglio: lui è un ragazzo che si impegna tantissimo e vuole sempre qualcosa di più: questo, per un allenatore, può essere solo un grandissimo vantaggio".
Parliamo delle emozioni di Simone Vagnozzi, però.
"Ho questa opportunità importante e sono molto orgoglioso. Se avessi avuto paura di trovarmi in questa posizione qua non avrei accettato. So che è un lavoro con una responsabilità grande perché stiamo parlando di uno dei talenti migliori al mondo, dunque ho un carico di responsabilità importante, ma le due esperienze che ho fatto mi hanno aiutato e mi hanno dato sicurezza perché alla fine con tutti e due sono siamo riusciti ad avere ottimi risultati".
E il vostro rapporto su cosa si baserà?
"È già un ragazzo di grandi risultati. Significa che l'obiettivo principale è migliorarlo come giocatore di tennis, e non solo puntare nel presente alla vittoria. Voglio dire: questo lavoro è fatto di tentativi, si tenta di fare una cosa che magari non funziona e allora vai, passo indietro e si inizia a lavorare su altro. Ma la cosa importante è il lavoro, concentrarsi sul lavoro e sull'idea".
E qual è la sua idea?
"Penso che un allenatore debba avere la visione, la cosa più importante: la visione di come far vincere un giocatore, come portarlo al massimo delle sue capacità e quindi spero di riuscire anche qui ad avere una visione lungimirante".
Qualche anticipazione?
"Conosciamo tutti Jannik: è un giocatore fortissimo, ma giovane e con parti del gioco che può sicuramente migliorare. Quali? Il servizio, cercando di renderlo ancora più offensivo. Magari con delle discese a rete più frequenti e poi migliorare aspetti del gioco, come potrebbe essere lo slice di rovescio. Deve imparare anche ad avere un piano B. Ma, alla fine, si tratta solo di andare in campo. Si tratta solo di confrontarsi anche fuori dal campo e tirare fuori il meglio da noi stessi".
Ci dica qualcosa di più dello staff.
"Le new entry sono Paolo Cadamuro e Davide Cassinello per la parte fisica. Saremo noi ad andare in America e non pensiamo ci siano altre entrate nell'immediato. Siamo qui per il bene di Jannik, quindi se in un futuro penseremo di aver bisogno di altre figure che ci possano dare una mano sicuramente saremo aperti a qualsiasi persona. Magnus Norman? Dovete chiedere al team, io sono l'ultimo arrivato...".