Becker in carcere per bancarotta: l'ex tennista condannato a due anni e sei mesi
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Alle 16.14 Lilian de Carvalho Monteiro, risk analyst di Londra, tre lauree, cinque lingue, abbandona da sola il tribunale Southwark Crown Court, con vista sul Tamigi, tra Tate Modern e Tower Bridge. A differenza della mattina quando erano arrivati mano nella mano, il suo fidanzato Boris Becker non c’è più. Inghiottito dalla condanna a due anni e mezzo di carcere per bancarotta fraudolenta. La giudice Deborah Taylor gli ha appena rinfacciato che non si è mai pentito, che è “recidivo”. Allora il 54enne tedesco, ex campione in malora, ha chinato la testa in aula, baciato a distanza Lilian e il primogenito Noah (avuto dalla prima moglie Barbara Becker) che lo hanno accompagnato. E via, con gli agenti.
Eccola, la caduta. Di un fenomeno inimitabile, spendaccione e scapestrato del tennis. In tribunale incontriamo per qualche secondo Becker fuori dall’aula n. 1, come lo era lui, quando la giudice annuncia la pausa pranzo. Abito gr…
LONDRA - Alle 16.14 Lilian de Carvalho Monteiro, risk analyst di Londra, tre lauree, cinque lingue, abbandona da sola il tribunale Southwark Crown Court, con vista sul Tamigi, tra Tate Modern e Tower Bridge. A differenza della mattina quando erano arrivati mano nella mano, il suo fidanzato Boris Becker non c’è più. Inghiottito dalla condanna a due anni e mezzo di carcere per bancarotta fraudolenta. La giudice Deborah Taylor gli ha appena rinfacciato che non si è mai pentito, che è “recidivo”. Allora il 54enne tedesco, ex campione in malora, ha chinato la testa in aula, baciato a distanza Lilian e il primogenito Noah (avuto dalla prima moglie Barbara Becker) che lo hanno accompagnato. E via, con gli agenti.
Eccola, la caduta. Di un fenomeno inimitabile, spendaccione e scapestrato del tennis. In tribunale incontriamo per qualche secondo Becker fuori dall’aula n. 1, come lo era lui, quando la giudice annuncia la pausa pranzo. Abito grigio, viso arrossato, occhi gonfi, sempre in silenzio, visibilmente teso e senza nemmeno poter fumare. Non parla, prima di rinchiudersi in un’altra stanza con Lilian, Noah e gli avvocati. Dice tutto però la sua paradossale cravatta, quella verde e viola ufficiale di Wimbledon. Pare l’epitaffio della sua carriera: successo, fiaba, decadenza, eccessi, rimpianti, dissoluzione.
Becker ha ricevuto il conto della sua pena dopo essere stato giudicato colpevole lo scorso 8 aprile. Rischiava addirittura fino a 7 anni di carcere, ma sperava di evitare le sbarre. Invece no: al massimo potrà andare ai domiciliari a metà pena completata. Il suo avvocato, Jonathan Laidlaw, ha fatto di tutto per fargli ottenere meno di due anni di reclusione, in modo da evitare il carcere. Il piano: sommergerlo di miseria, umiliazione e disperazione, per ammorbidire i giudici inglesi: «Quest’uomo ha oramai la reputazione in pezzi, non avrà più alcun contratto su cui guadagnare, non ha più nulla!», è stata la sua arringa finale prima della sentenza ieri.
Niente da fare. Il problema, anzi l’aggravante, è che Becker, tre volte vincitore a Wimbledon, ex numero uno amatissimo nel mondo e poi abituale commentatore di tennis per la Bbc, è recidivo. La prima condanna per evasione fiscale in Germania è arrivata nel 2002. Il caso di ieri, invece, si riferisce a un prestito mai ripagato nel 2017 di circa 3,6 milioni di euro dalla banca Arbuthnot Latham per lavori alla sua maestosa villa a Maiorca, in Spagna. A quel punto Becker ha dichiarato bancarotta, con 50 milioni di debiti in giro per il mondo. Ha venduto la reggia spagnola ma non è bastato. «Ho avuto uno stile di vita molto costoso, ma anche tante spese di divorzio e mantenimento dei figli», aveva confessato nei mesi scorsi, «dopo il ritiro nel 1999 ho guadagnato sempre di meno». Intanto, secondo i giudici inglesi, insabbiava altri suoi asset mai comunicati alle autorità fiscali britanniche che dovevano spartirli con i creditori, tra cui un altro prestito da oltre 950 mila euro, quote di una società per 90 mila euro e persino i trofei dorati di Wimbledon.
Non solo: come ulteriore aggravante, subito dopo aver dichiarato bancarotta, Becker avrebbe accreditato di nascosto decine di migliaia di euro ai suoi familiari, oltre ad avere ancora una casa nella sua Germania, a Leimen, da circa 2 milioni. E cosi per “Bum bum”, come lo chiamano qui in Inghilterra dalla sua prima vittoria a Wimbledon nel 1985 a 17 anni (record di sempre) si sono aperte le porte del carcere. Due giorni fa, alla vigilia della sentenza, come “ultimo desiderio” è andato a fare spesa nei magazzini di lusso di Harrods. L’ultimo botto di “Bum Bum”, prima dell’oblio.