Filippo Volandri, ct multitasking: "Io, la Davis, Sky e il mental coach"
di Paolo Rossi , di Paolo RossiROMA – Il ct si considera soddisfatto. Capitan Filippo Volandri guarda oltre il proprio naso e, dopo il derby Sinner-Fognini, con il primo agli ottavi di finale degli Internazionali Bnl d’Italia, vede il bicchiere “molto mezzo pieno”.
Per il capitano non giocatore della Coppa Davis non bisogna farsi confondere dal fatto che sia rimasto solo un azzurro in tabellone. “Per quanto riguarda questi Internazionali per me il bicchiere è più che mezzo pieno perché non potevate certo pensare che Arnaldi e Passaro potessero fare risultato qui: per loro, già essere presenti a Roma vuol dire capire la differenza tra il loro livello e il professionismo Atp. Poi ci sta che Sonego, giocando molto bene peraltro, perda da Shapovalov e non dimentichiamo che sono assenti Berrettini e alla vigilia anche Musetti”.
ROMA – Il ct si considera soddisfatto. Capitan Filippo Volandri guarda oltre il proprio naso e, dopo il derby Sinner-Fognini, con il primo agli ottavi di finale degli Internazionali Bnl d’Italia, vede il bicchiere “molto mezzo pieno”.
Per il capitano non giocatore della Coppa Davis non bisogna farsi confondere dal fatto che sia rimasto solo un azzurro in tabellone. “Per quanto riguarda questi Internazionali per me il bicchiere è più che mezzo pieno perché non potevate certo pensare che Arnaldi e Passaro potessero fare risultato qui: per loro, già essere presenti a Roma vuol dire capire la differenza tra il loro livello e il professionismo Atp. Poi ci sta che Sonego, giocando molto bene peraltro, perda da Shapovalov e non dimentichiamo che sono assenti Berrettini e alla vigilia anche Musetti”.
Volandri, oggi quarantenne multitasking in formissima, giura di aver dovuto imparare, che le cose non gli erano naturali e innate: “Sì, è così. Tutto questo non mi è naturale, ci ho lavorato molto perché anche io da giocatore avevo le mie esigenze. Ma attraverso la famiglia, attraverso la crescita personale e altri fattori ho modificato il mio carattere, mi sono adeguato e posizionato. Ho compreso che bisogna parlare, comunicare. Con i giocatori sono in contatto 365 giorni l'anno, quindi le decisioni non arrivano dall'alto e, pian pianino, vengono capite. Se poi vengono condivise meglio, altrimenti pazienza: la decisione resta”.
E il tennis Italia? “Il nostro sistema, il modello italiano resta assolutamente da emulare. Anche perché, chiedo io a voi, cosa è cambiato rispetto a tre mesi fa? Noi siamo sempre gli stessi, la squadra si muove in sintonia. Io ho imparato a delegare”.
Restano le aspettative: “Per il prossimo, imminente futuro, mi aspetto un miglioramento di tutti. Ma non faccio nomi, neppure sotto tortura”. Incrociamo le dita.