Filippo Volandri, ct multitasking: "Io, la Davis, Sky e il mental coach"

Filippo Volandri (in bianco) con Lorenzi e gli altri commentatori Sky 
Il capitano azzurro si racconta e traccia un bilancio degli Internazionali dopo il derby Sinner-Fognini. "Il Sistema Italia va, è sotto gli occhi di tutti"
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ROMA – Il ct si considera soddisfatto. Capitan Filippo Volandri guarda oltre il proprio naso e, dopo il derby Sinner-Fognini, con il primo agli ottavi di finale degli Internazionali Bnl d’Italia, vede il bicchiere “molto mezzo pieno”.

Per il capitano non giocatore della Coppa Davis non bisogna farsi confondere dal fatto che sia rimasto solo un azzurro in tabellone. “Per quanto riguarda questi Internazionali per me il bicchiere è più che mezzo pieno perché non potevate certo pensare che Arnaldi e Passaro potessero fare risultato qui: per loro, già essere presenti a Roma vuol dire capire la differenza tra il loro livello e il professionismo Atp. Poi ci sta che Sonego, giocando molto bene peraltro, perda da Shapovalov e non dimentichiamo che sono assenti Berrettini e alla vigilia anche Musetti”.

ROMA – Il ct si considera soddisfatto. Capitan Filippo Volandri guarda oltre il proprio naso e, dopo il derby Sinner-Fognini, con il primo agli ottavi di finale degli Internazionali Bnl d’Italia, vede il bicchiere “molto mezzo pieno”.

Per il capitano non giocatore della Coppa Davis non bisogna farsi confondere dal fatto che sia rimasto solo un azzurro in tabellone. “Per quanto riguarda questi Internazionali per me il bicchiere è più che mezzo pieno perché non potevate certo pensare che Arnaldi e Passaro potessero fare risultato qui: per loro, già essere presenti a Roma vuol dire capire la differenza tra il loro livello e il professionismo Atp. Poi ci sta che Sonego, giocando molto bene peraltro, perda da Shapovalov e non dimentichiamo che sono assenti Berrettini e alla vigilia anche Musetti”.

Filippo Volandri, che è anche commentatore Sky nel ricco palinsesto estivo che si prospetta, spiega perché la televisione gli piace e lo ha aiutato nel suo lavoro: “Perché amo spiegare, parlare alle persone. Ritengo sia giusto motivare certe scelte, faccio un esempio pensando al direttore tecnico degli Internazionali, Sergio Palmieri, cui tocca assemblare il puzzle degli orari: bene, alle volte vado io a informare giocatori del perchè un match è stato programmato di pomeriggio piuttosto che di sera, e quali sono le ragioni. Questo ‘protocollo’ vale naturalmente ancora di più per quelle che sono le mie di scelte in Coppa Davis, per quanto riguarda le convocazioni e per quanto riguarda chi poi va in campo. Ovviamente ho un approccio diverso con ogni giocatore, perché ognuno ha il suo carattere e le sue attitudini e c'è chi la prende in un modo e chi la prende in un altro”.

Volandri, oggi quarantenne multitasking in formissima, giura di aver dovuto imparare, che le cose non gli erano naturali e innate: “Sì, è così. Tutto questo non mi è naturale, ci ho lavorato molto perché anche io da giocatore avevo le mie esigenze. Ma attraverso la famiglia, attraverso la crescita personale e altri fattori ho modificato il mio carattere, mi sono adeguato e posizionato. Ho compreso che bisogna parlare, comunicare. Con i giocatori sono in contatto 365 giorni l'anno, quindi le decisioni non arrivano dall'alto e, pian pianino, vengono capite. Se poi vengono condivise meglio, altrimenti pazienza: la decisione resta”.

C’è un segreto, nella vita di Volandri. “Non sono certo autoritario. Chiedo anche io consigli, e mi rivolgo a un mental coach, perché è giusto confrontarsi sempre. Chi pensa di aver sempre ragione sbaglia ma, credetemi, questo vale per tutti: sappiate, e non sorprendetevi, che anche gli amministratori delegati delle grandissime imprese usano anche loro mental coach…”.

E il tennis Italia? “Il nostro sistema, il modello italiano resta assolutamente da emulare. Anche perché, chiedo io a voi, cosa è cambiato rispetto a tre mesi fa? Noi siamo sempre gli stessi, la squadra si muove in sintonia. Io ho imparato a delegare”.

Restano le aspettative: “Per il prossimo, imminente futuro, mi aspetto un miglioramento di tutti. Ma non faccio nomi, neppure sotto tortura”. Incrociamo le dita.