Gianni Clerici e la figlia Carlotta. Amore e piccoli misfatti
di Caterina Pasolini , di Caterina PasoliniGianni Clerici è morto a 91 anni il 6 giugno 2022. Ripubblichiamo il dialogo con la figlia Carlotta, all'epoca 38enne, uscito su Repubblica il 15 dicembre 2002.
"Nella borsa da tennis io ci mettevo i mitragliatori". Quando lo senti commentare in televisione una volée o la mise di una tennista tra ironia e statistiche, col suo alter ego Tommasi, non lo immagineresti mai. Che Gianni Clerici - ex giocatore professionista di tennis da decenni votato "alla pigrizia attiva" tra telecronache, giornali, e 13 tra romanzi e commedie scritte - da ragazzino era staffetta partigiana. E usava la sacca da tennis e la custodia del violino per portare mitragliatori ai partigiani sui monti del lago di Como dov'è nato.
Come mai faceva la staffetta? "Mio padre era antifascista, e io anche, però più per spirito d'avventura che per convinzione politica. Pensi che con gli amici ho anche affondato un motoscafo della X Mas, rifugiandomi…
Gianni Clerici è morto a 91 anni il 6 giugno 2022. Ripubblichiamo il dialogo con la figlia Carlotta, all'epoca 38enne, uscito su Repubblica il 15 dicembre 2002.
"Nella borsa da tennis io ci mettevo i mitragliatori". Quando lo senti commentare in televisione una volée o la mise di una tennista tra ironia e statistiche, col suo alter ego Tommasi, non lo immagineresti mai. Che Gianni Clerici - ex giocatore professionista di tennis da decenni votato "alla pigrizia attiva" tra telecronache, giornali, e 13 tra romanzi e commedie scritte - da ragazzino era staffetta partigiana. E usava la sacca da tennis e la custodia del violino per portare mitragliatori ai partigiani sui monti del lago di Como dov'è nato.
Come mai faceva la staffetta? "Mio padre era antifascista, e io anche, però più per spirito d'avventura che per convinzione politica. Pensi che con gli amici ho anche affondato un motoscafo della X Mas, rifugiandomi poi da un parente fascista per salvare la pelle". Com'era suo padre? "Figlio di un ricco commerciante che aveva perso tutto durante la Grande Guerra, papà, grande corridore di motociclette, è stato tra i primi a capire che nel futuro il petrolio sarebbe stato fondamentale. Così si è messo nel ramo ed è diventato ricchissimo, consentendomi una vita priva di problemi economici, lasciandomi libero di seguire le mie passioni anche se avrebbe preferito seguissi le sue orme". Cosa le ha insegnato suo padre? "A sbagliare da solo". E lei a sua figlia Carlotta? "Niente, al massimo sono stato un esempio negativo. Impegnato su mille fronti invece di scegliere un solo mestiere come mi consigliava Soldati".
Insegnava servizi e battute ai figli? Carlotta. "Sì, non voleva che andassi a lezione col maestro, diceva che era molto più bravo lui. Il risultato? Non ho mai conosciuto i bambini del circolo sul lago di Como e passavo i pomeriggi a fare da raccattapalle, mentre papà giocava con gli amici e poi finalmente mezz'ora con me. A sei anni col tennis ho chiuso, per sempre". Cosa voleva fare da grande? Carlotta: "La scrittrice, non sapevo ancora tenere in mano la matita e già dettavo le favole a mio padre che le scriveva a macchina. Erano grandi storie d'amore di principesse e principi".
A proposito, che le ha detto suo padre dell' amore? Carlotta: "Che la passione non basta e finisce, che bisogna avere affinità intellettuali". E lei? Carlotta: "Sono andata a Parigi per amore, dove ormai vivo e lavoro da anni, e ho sposato un attore, Yvan Garoulle. Lo ammetto, ho un'indole romantica".
Che padre è stato? Gianni: "Non so, non ricordo, sa io sono famoso per non avere memoria. Credo di non aver interferito".
Carlotta: "Eri spesso via ma quando c'eri organizzavi tu le nostre feste, eri un tornado. Ho tanti ricordi, bellissimi, mi portavi in giro per i tornei di mezzo mondo facendomi fare la vita dei grandi, in piedi fino a tardi". E usava il cognac come medicina. Carlotta: "A dieci anni mi ha fatto fare il bagno nel Mare del Nord e poi bere un bicchierone di cognac per farmi passare un raffreddore". Quello che non ammazza guarisce. Carlotta:"Un metodo drastico però ha funzionato". Gianni: "Giuro non ricordo".
Qualità di suo padre? Carlotta: "Intelligenza, libertà, anticonformismo, senso dell'umorismo".
Vizi privati? Carlotta: "Per amor di battuta può ferirti. Poi è egocentrico come me, in più io ho un cattivo carattere e sono suscettibile". Gianni: "Confermo, mia figlia è un po' capricciosa, impaziente, come sua madre si irrita facilmente, ma da mia moglie ha preso una grande bontà e sicuramente è molto più creativa, appassionata e anche più coraggiosa di me".
Quando vi siete conosciuti? Gianni: "Non ancora". Carlotta: "Ma se siamo due gocce d'acqua! Mi hai trasmesso la passione per le buone letture, il teatro, mi hai portato tu al primo spettacolo a Milano: era la Bottega del caffè". Gianni: "L'amore per i libri però lo devi aver preso anche da tua madre, è la più grande esperta, non professionista, di Simenon, è capace di farti fare il giro di Parigi sui percorsi e i casi dell'ispettore Maigret".
Molti segreti tra voi? Gianni: "Le faccio un esempio: mia figlia non mi ha mai detto che scriveva per il teatro, forse per timor di critica visto che io ho vinto anche un premio. Così mi ha avvisato solo quando la pièce è andata in scena". Carlotta: "Beh, tu sei uno che ha sempre fatto i complimenti col contagocce per mettermi alla prova, per vedere se ero convinta di quello che facevo. Forse per questo sono una che va sempre a fondo".
Cosa ha vietato a sua figlia? Gianni: "Nulla". Carlotta: "A volte mi hai negato una certa leggerezza nel prendere le cose e soprattutto vietato di fumare, io comunque l'ho fatto fino a due anni fa".
Padre geloso? Gianni: "Non ricordo, direi di no" Carlotta: "Oh sì che lo è anche se nega. Non faceva scenate quando ero ragazza, si limitava ad alzare il sopracciglio, e valeva più di mille parole. E poi con lui c'è sempre la battuta pungente in agguato".
Cosa gli rimprovera? Carlotta: "Qualcosa di cui non ha colpa: di avere una personalità forte con la quale devi fare i conti, con la quale ci si scontra e si combatte o si soccombe".
Milano per lei è? Gianni: "Da ragazzo che lasciava il lago per la metropoli mi ricordo le visite sul Duomo alla prima comunione, la Coppa Davis persa con la Jugoslavia nel '39 e poi con Arbasino le serate nei loggioni della Scala o alla rivista per vedere Wanda Osiris".
Adesso c'è il club della Baggina. Gianni: "Sì noi lo chiamiamo così. Con Missoni, Biagi, Bettiza, Scaparro, Tognoli e Soavi ci ritroviamo in grandi mangiate e chiacchiere. Ogni tanto sfido ancora l'Ottavio a tennis. E lo batto". Colpo vincente? "Ha presente McEnroe? La volée". Milano e il tennis? Gianni: "Qualcosa ha dato. Qui è nato Fausto Gardini, giocava in doppio con me, e soprattutto Silvia Farina, adesso 17 del mondo ma già numero 11, mai accaduto che un'italiana arrivasse così in alto". Perché lei non ci è mai arrivato? "Pensavo troppo, non avevo l'istinto, il coraggio animale".
Sogni? Carlotta: "Avere un teatro dove fare quello che voglio, e saper scrivere come Cechov".
E lei Clerici? Gianni: "Non ricordo, anzi sì, vincere il Nobel ma temo che non ce la farò", scherza mentre tra un articolo e un commento alla Davis vinta dai russi sta finendo di scrivere un'opera teatrale sull'ultima notte di Mussolini. Forse in ricordo di quando, ragazzino, trasportava mitragliatori.