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Gaudenzi e il tennis che verrà: "Le mie smorzate a interessi e resistenze"

Andrea Gaudenzi 
Il presidente dell'Atp racconta come è riuscito a far dialogare associazioni e federazioni: "Ma la strada è ancora lunga"
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ROMA — Lui dice di meritare una pacca sulla spalla e, mal che vada, dirsi bravo da solo. In realtà Andrea Gaudenzi, presidente dell’Atp, il plauso lo merita, pubblico e collettivo. Perché, oggettivamente, da quando è entrato operativamente in carica ha beccato l’incendio in Australia durante lo Slam, il Covid e ora la guerra con l’esclusione dei tennisti russi da Wimbledon.

Ma che non fosse lui a portare sfortuna (si scherza perché Andrea è persona di spirito e humour) è confermato dal fatto che è riuscito a combinare delle cose, vedi l’upgrade di alcuni tornei, una idea di sistemazione del calendario ma, soprattutto, è riuscito a portare al tavolo Atp e Wta, cercando il dialogo e la trattativa anche con Itf, tornei e chi più ne più ne metta.

“Peccato che Wimbledon abbia deciso unilateralmente: sarebbe stato più corretto se ne avesse parlato con noi Atp, dell’esclus…

ROMA — Lui dice di meritare una pacca sulla spalla e, mal che vada, dirsi bravo da solo. In realtà Andrea Gaudenzi, presidente dell’Atp, il plauso lo merita, pubblico e collettivo. Perché, oggettivamente, da quando è entrato operativamente in carica ha beccato l’incendio in Australia durante lo Slam, il Covid e ora la guerra con l’esclusione dei tennisti russi da Wimbledon.

Ma che non fosse lui a portare sfortuna (si scherza perché Andrea è persona di spirito e humour) è confermato dal fatto che è riuscito a combinare delle cose, vedi l’upgrade di alcuni tornei, una idea di sistemazione del calendario ma, soprattutto, è riuscito a portare al tavolo Atp e Wta, cercando il dialogo e la trattativa anche con Itf, tornei e chi più ne più ne metta.

“Peccato che Wimbledon abbia deciso unilateralmente: sarebbe stato più corretto se ne avesse parlato con noi Atp, dell’esclusione dei ragazzi russi e bielorussi. Onestamente i tennisti non hanno fatto nulla e neppure si sono dichiarati a favore, dunque non potevamo fare altro che togliere i punti, altrimenti avremmo aumentato le ingiustizie”.

Gaudenzi racconta di aver trovato resistenze mica da poco: “Decennali, perché ognuno pensa a se stesso e, soprattutto, c’è chi rivangava screzi ricevuti in precedenza. Però alla fine siamo arrivati a un punto, ma siamo solo al primo step: la strada è lunga e le cose si ottengono con calma. Pensate a Parigi: hanno fatto un lavorone per il Centrale, ma ci hanno messo 12 anni”.

Uno dei pensieri è la democratizzazione: “Vorremmo dei Challenger più ricchi, in modo da poter aiutare i giovani: ci siamo passati tutti dai Challenger, e sappiamo il costo del tennis agli inizi. Le famiglie non possono farcela”.

Roma, insieme a Madrid e altri Masters 1000, diventa una sorta di mini Slam, e di questo è orgoglioso in quanto italiano. “Giocare due settimane aiuterà la programmazione dei giocatori, li aiuterà a giocare anche il doppio e questo vale per la specialità”. Per il momento, invece, l’Asia resta fuori calendario per ragioni di Covid. “Poi fronteggeremo le eventualità, come ormai stiamo facendo da due anni”.

Infine la Coppa Davis: “Stiamo parlando, discutendo: personalmente sono affezionato alla competizione, che rispetto come storia e tradizione, e non vorrei scomparisse. Ma sono tante le anime, e cercheremo di trovare un punto di accordo”.