✕

Alla storia dello sport italiano manca solo il trionfo a Wimbledon: Berrettini è tra i favoriti

Matteo Berrettini con la coppa del Queen's (ansa)

Ascolta l'audio

Dopo l'oro di Marcell Jacobs nei 100 a Tokyo, il torneo dello Slam londinese è la competizione più importante che un atleta azzurro (uomo o donna) non ha mai vinto. Ma il tennista romano ha la possibilità concreta di farcela
2 minuti di lettura

Nel grande libro dello sport mondiale, il torneo di Wimbledon è la competizione più importante che un atleta italiano non ha mai vinto. Un'atleta possiamo ripeterlo anche con l'apostrofo, perché non ci sono riusciti né gli uomini né le donne, a differenza dello Us Open - per restare al tennis - del quale Flavia Pennetta ha portato a casa nel 2015 il titolo femminile. Fino all'anno scorso l'intangibile nobiltà dell'atletica leggera faceva sì che la medaglia d'oro più ambita fosse quella dei 100 metri, ma lo sprint di Marcell Jacobs l'ha felicemente depennata dai traguardi mancanti. Oggi aspettiamo colmi di rancore il secondo Mondiale di calcio consecutivo privo dell'Italia, ma è un titolo che abbiamo vinto quattro volte, soltanto il Brasile ha fatto di più.

Fino al 2000 per festeggiare in piscina avevamo bisogno di una palla o di un tuffo, ma da Fioravanti a Paltrinieri - passando per…

Nel grande libro dello sport mondiale, il torneo di Wimbledon è la competizione più importante che un atleta italiano non ha mai vinto. Un'atleta possiamo ripeterlo anche con l'apostrofo, perché non ci sono riusciti né gli uomini né le donne, a differenza dello Us Open - per restare al tennis - del quale Flavia Pennetta ha portato a casa nel 2015 il titolo femminile. Fino all'anno scorso l'intangibile nobiltà dell'atletica leggera faceva sì che la medaglia d'oro più ambita fosse quella dei 100 metri, ma lo sprint di Marcell Jacobs l'ha felicemente depennata dai traguardi mancanti. Oggi aspettiamo colmi di rancore il secondo Mondiale di calcio consecutivo privo dell'Italia, ma è un titolo che abbiamo vinto quattro volte, soltanto il Brasile ha fatto di più.

Fino al 2000 per festeggiare in piscina avevamo bisogno di una palla o di un tuffo, ma da Fioravanti a Paltrinieri - passando per Federica Pellegrini - ci siamo tolti molti sfizi. E poi abbiamo vinto con le auto e con le moto, su ogni tipo di sci, al Giro e al Tour, persino un anello Nba con Marco Belinelli e un major di golf grazie a Francesco Molinari. In genere non si può parlare di scuola, perché Tomba è un pezzo unico come lo fu Mennea: il concetto vale semmai per la scherma, che vince quasi ininterrottamente da più di cent'anni. Il resto sono fenomeni, e nel salto sul divano che specie d'estate resta lo sport nazionale - mica solo in Italia, appassionarsi è bello in tutte le lingue - ce li siamo goduti quasi ovunque. Quasi. Manca Wimbledon. 

Se siamo qui ad almanaccare il nostro Pantheon è perché Matteo Berrettini, dopo la finale dell'anno scorso, si sta avvicinando al torneo dei sogni determinato a fare meglio, il che significa una cosa soltanto. Quella. Tifare Berrettini è molto facile, perché è forte, corretto e anche simpatico - splendida la risposta di getto dell'altro giorno a una tifosa particolarmente entusiasta - . E poi è un grande lavoratore, il che fa giustizia dei soliti luoghi comuni: la sua primavera, iniziata con un'operazione alla mano (non proprio un accessorio), è proseguita con una preparazione atletica dura il doppio del normale, visto che non poteva giocare. Si spiega così, assieme a grandi progressi tecnici come il back di rovescio segnalato dal maestro Bertolucci o il gioco di volo perfetto che ha domato Krajinovic, il record di 9 vittorie su 9 dal rientro, avvenuto direttamente sull'erba e arricchitosi dei due titoli conseguenti di Stoccarda e del Queen's. Questa settimana Berrettini rifinirà la preparazione senza impegni agonistici per entrare a Wimbledon da secondo favorito dei bookmaker (la sua quota è scesa a 6.50, meglio solo Djokovic), forse da terzo per noi ammiratori contestuali di Nadal. Comunque, la miglior prospettiva di sempre per un tennista italiano. 

Berrettini possiede un servizio straordinario, il migliore del circuito e probabilmente del tennis italiano ogni epoca: un colpo talmente solido da farci aspettare con un filo di goduria le situazioni di palla-break a sfavore che con altri procurano angoscia, mentre con lui aspettativa. La sterzata sul ciglio del burrone. Il servizio ricalca per Matteo ciò che era lo scatto in salita di Marco Pantani, il tiro di sinistro di Gigi Riva o la bomba da tre punti di un altro Riva, Antonello; oppure il corpo a corpo di Valentino Rossi, l'ultima vasca della Pellegrini, il coraggio di Ghedina sulla Streif. Momenti di gloria. Cadrà anche Wimbledon, prima o poi. Ehm, forse prima.