Wimbledon, Nadal: "Il piede va meglio". Djokovic: "Il numero 1? Ora ho altre priorità"
dal nostro corrispondente Antonello Guerrera , dal nostro corrispondente Antonello GuerreraLONDRA - Fuori, nel mondo delle meraviglie di Wimbledon ancora non aperto al pubblico, si preparano i chioschi di fragole, panna e Pimms, si smantellano le ultime impalcature, i trofei dorati vengono lucidati ed esposti ai pochi presenti. In sala stampa, intanto, arrivano uno a uno i big internazionali. I due favoriti, per esempio: Nole Djokovic e Rafa Nadal. Il 36enne campione spagnolo è il più loquace di tutti: vestito di bianco e fresco di vittoria a Parigi, a ogni domanda ci risponde come a un esame all'università, mentre cerca di convincere e soddisfare gli interlocutori giornalisti. Nadal, che a Wimbledon manca da 3 anni, dichiara di essere "contento di giocare di nuovo sull'erba. Il piede sta meglio, nelle ultime due settimane mi sono ripreso e sono felice di essere qui perché finalmente non mi sveglio con quel dolore. Ma non so come mi sentirò nei prossimi giorni. Perché è stata mo…
LONDRA - Fuori, nel mondo delle meraviglie di Wimbledon ancora non aperto al pubblico, si preparano i chioschi di fragole, panna e Pimms, si smantellano le ultime impalcature, i trofei dorati vengono lucidati ed esposti ai pochi presenti. In sala stampa, intanto, arrivano uno a uno i big internazionali. I due favoriti, per esempio: Nole Djokovic e Rafa Nadal. Il 36enne campione spagnolo è il più loquace di tutti: vestito di bianco e fresco di vittoria a Parigi, a ogni domanda ci risponde come a un esame all'università, mentre cerca di convincere e soddisfare gli interlocutori giornalisti. Nadal, che a Wimbledon manca da 3 anni, dichiara di essere "contento di giocare di nuovo sull'erba. Il piede sta meglio, nelle ultime due settimane mi sono ripreso e sono felice di essere qui perché finalmente non mi sveglio con quel dolore. Ma non so come mi sentirò nei prossimi giorni. Perché è stata molto dura: c'erano momenti che il piede mi faceva male anche solo camminando".
E ora questo Wimbledon? "Vediamo. Non ho mai avuto l'ambizione di vincere tutto, ho sempre preso ogni cosa alla giornata. Nel 2003 per esempio non avrei mai pensato di trionfare a Wimbledon. Per me quest'anno è ancora più difficile perché arrivo con poche partite alle spalle. Ma bisogna solo guardare avanti".
Mancherà per infortunio Federer, il suo eterno rivale. Nadal si stranisce quando gli viene detto che questa è la prima assenza in 24 anni della leggenda svizzera sull'erba di Wimbledon: "Ma sei sicuro? Ma davvero Roger ha giocato qui 23 anni di fila? Ah...". Lo spagnolo incassa, poi risponde con affetto e malinconia: "Siamo sempre stati grandi rivali ma fuori abbiamo avuto ogni volta un bellissimo rapporto, di amicizia vera. L'unica cosa che mi dispiace è che io e Roger non ci siamo mai sfidati a New York, quella è una cosa che mi piacerebbe moltissimo e chissà se mai accadrà. La mia motivazione è personale e in genere non ho mai avuto bisogno di rivali per accrescerla. Ma con Roger è diverso: ci siamo spinti al limite a vicenda e ci siamo migliorati costantemente anche per questo".
Poi arriva Nole, campione in carica dopo la vittoria contro Berrettini l'anno scorso. "Anche io ho giocato poco, ma in genere mi adeguo subito alle superfici nuove ", avverte il 35enne Djokovic, "e sull'erba di Wimbledon sono fondamentali i movimenti perché io sono uno cui invece piace scivolare molto sulla terra". Preoccupato dalla mancata assegnazione dei punti mondiali quest'anno dopo l'esclusione dei giocatori russi e bielorussi, "ingiusta" secondo Djokovic perché "i tennisti non si sono schierati per la guerra e lo stesso divieto ha rovinato le carriere di molti sportivi in Serbia negli anni Novanta"? "No, sono a un punto della mia carriera in cui non considero importanti i punti e la posizione nel ranking, a differenza di oltre il 90% dei miei colleghi", risponde spavaldo Nole. "Ho già avuto il record di permanenza al numero 1. Ho altre priorità al momento".
Quali? "Mi piacerebbe vincere un altro trofeo qui a Wimbledon. Questo torneo è sempre stato il mio sogno sin da bambino, sin dal primo che ho visto in tv, ossia Pete Sampras vincere il suo primo Wimbledon. Spero di vincere il mio settimo qui a Londra, come lui". E poi una battuta sulla sua avversione ai vaccini e il fatto che ciò lo escluderà dagli US Open. "Mi spiacerebbe molto, anche perché ho già saltato l'Australia", dice Djokovic a testa bassa. "Vediamo come evolvono le cose. Di certo ciò mi regala la motivazione per fare ancora meglio negli altri tornei... se cambierò idea e mi vaccinerò?". Risposta lapidaria: "No".
C'è poi Emma Raducanu, la 19enne inglese vincitrice a Flushing Meadows l'anno scorso e poi un po' persasi: "Il pubblico mi darà la carica necessaria, non sento alcuna pressione". Infine, la rediviva Serena Williams, di ritorno a 40 anni dopo un infortunio, che a differenza della sua giovanissima connazionale e forse erede Coco Gauff non vuole esprimersi sulla decisione della Corte Suprema americana sull'aborto. "In ogni caso, sono felice di essere tornata a Wimbledon", racconta Williams, "ho preso la decisione qualche mese fa. Non ho pensato di ritirarmi dopo l'infortunio, ma solo a guarire. Certo, non sapevo se o come sarei tornata in campo. L'ultimo anno è stato molto duro. Ma ora voglio rifarmi. Obiettivi? Sempre con queste domande... non ve li dico". Alla fine le chiediamo se è contenta di aver evitato nel sorteggio la numero uno Iga Swiatek: "Tutte le partite sono difficili", risponde seccamente, "credo che molte altre siano contente di non aver beccato me...".