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Il secondo stadio di Serena Williams, la diva che sta superando il suo mito

Il secondo stadio di Serena Williams, la diva che sta superando il suo mito
Arthur Ashe sempre pieno quando gioca, ma anche fuori il rito collettivo davanti ai maxischermi è ancora più grande. Una magia della quale è pervasa tutta New York per onorre la regina del tennis
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Ci sono due stadi a Flushing Meadows quando entra in scena l'ultima diva. In quello ufficiale intitolato a Arthur Ashe i 23 mila che hanno conquistato il biglietto superando anche le attese digitali dei siti specializzati e che si mischiano ai vip in numero crescente, dopo Bill Clinton del lunedì mercoledì Tiger Woods, addirittura nel box della famiglia accanto a Venus, è l'immancabile Spike Lee. Fuori, nella piazza con la fontana centrale, se non altri ventimila una cifra che ci si avvicina parecchio. Tutti davanti ai maxischermi per il rito collettivo dell'anno. Serena Williams sta superando il suo mito, è diventata la star assoluta che va oltre il campo di tennis e New York è totalmente immersa nella atmosfera, siamo al Serena state of mind. Qui, si sa, sono bravissimi a creare gli eventi.

Ma stavolta c'è di più, c'è una figura nella quale la città si immedesima, tanto che si comincia a percepirne la differenza in piena Manhattan, pubblicità ovunque, da Times Square alla Grand Central Station, dai campi di Central Park al parchetto newyorkese per eccellenza, il Bryant. Ci sono immagini di Serena che ti avvolgono. E poi, la sera, quando l'ultima diva scende in campo, il place to be è all'interno del Corona Park, non ci sono Mets dall'altra parte della fermata del metrò che tengano, l'appuntamento dell'anno è lì, intorno allo stadio Arthur Ashe. E lì c'è il secondo stadio, una sorta di Henmann Hill o Murray Hill di Wimbledon anche se al posto del prato c'è uno spazio enorme tra i campi, con i bar a riempire bicchieri di Honey Deuce, il vero gadget da portarsi a casa.

Le cifre sono una testimonianza importante della febbre Serena, lunedì, al debutto, 29.402 spettatori solo per la sessione notturna, record assoluto di sempre. Ma Serena è nata per batterli, i record, e così mercoledì ecco i 29.959, sempre di più. Che, attenzione, si sommano a quelli già presenti con i biglietti ground giornalieri. E' così che si forma il secondo stadio, perché ai cinquemila arrivati per la sera solo per Serena si aggiungono quelli che dopo aver fatto incetta di gadget e goduto delle partite pomeridiane rimangono lì per la Storia. Decine di migliaia a soffrire e, finora, gioire, con boati che sovrastano quelli proveniente dal centralone. E il calore umano riscalda i numeri, dà loro un valore profondo. Ora New York crede in quello che sembrava impossibile, la prima sera c'è stata la celebrazione a fine match e tutto faceva pensare che fosse il saluto definitivo, Billie Jean King in campo, il filmato con la storia e la voce narrante di Anna Wintour. Ma "io sono Serena", come ha detto lei dopo aver sconfitto la Kontaveit e come spinta dal suo pubblico sta spostando più in là la sera del'addio. E la gente vuole accompagnare l'ultima diva. Il solo esserci è il senso della presenza nel secondo stadio, è l'ultimo segno d'estate. E lì, più ancora che in campo, si capisce quanto Serena valga davvero.

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