Alessandro Bega: "Così ho preparato Ajla, contro Serena è stata eccezionale"
di Carlo Annovazzi , di Carlo AnnovazziNEW YORK - La storia a saperla leggere insegna sempre qualcosa. C'era stata l'Italia a interrompere il sogno di Grande Slam di Serena Williams, Roberta Vinci in semifinale, settembre 2015. C'è stato un pezzo di Italia anche stavolta nel fermare la corsa oltre il mito dell'ultima diva del tennis. Sì, perché ad allenare Ajla Tomljanovic, l'australiana croata che ha spezzato il cuore degli americani a Flushing Meadows, c'è un italiano, Alessandro Bega. Trentun'anni, milanese di Cernusco sul Naviglio, una carriera da giocatore tra challenger e Itf, numero 259 al mondo come punto più alto della carriera, ha cominciato una nuova vita subito dopo aver smesso con l'agonismo, alla fine dello scorso anno. E agli Us Open ha fatto il botto. "Ma il merito è tutto di Ajla che ha giocato una partita eccezionale".
Bega, qual è stato il segreto che vi ha portato nella storia?
"La capacità di A…
NEW YORK - La storia a saperla leggere insegna sempre qualcosa. C'era stata l'Italia a interrompere il sogno di Grande Slam di Serena Williams, Roberta Vinci in semifinale, settembre 2015. C'è stato un pezzo di Italia anche stavolta nel fermare la corsa oltre il mito dell'ultima diva del tennis. Sì, perché ad allenare Ajla Tomljanovic, l'australiana croata che ha spezzato il cuore degli americani a Flushing Meadows, c'è un italiano, Alessandro Bega. Trentun'anni, milanese di Cernusco sul Naviglio, una carriera da giocatore tra challenger e Itf, numero 259 al mondo come punto più alto della carriera, ha cominciato una nuova vita subito dopo aver smesso con l'agonismo, alla fine dello scorso anno. E agli Us Open ha fatto il botto. "Ma il merito è tutto di Ajla che ha giocato una partita eccezionale".
Bega, qual è stato il segreto che vi ha portato nella storia?
"La capacità di Ajla di rimanere sempre non solo dentro ma sopra la partita. E' riuscita a comandare il gioco e questa è stata la chiave".
Ma come siete riusciti a costruire la vittoria?
"Abbiamo lavorato soprattutto sull'aspetto mentale. Avevamo due possibilità: far finta che fosse una partita come un'altra contro una grandissima tennista oppure lavorare su tutto quello che significava giocare nell'Arthur Ashe con tutto il pubblico contro perché voleva la vittoria di Serena. Ho preferito puntare su questo secondo aspetto, ho pensato che bisognasse lavorare sull'atmosfera, sulla pressione per non farsi schiacciare. C'era un rischio vero".
Quale?
"Di entrare in campo, andare subito in svantaggio e trovarsi sommersa dal clima oltre che da Serena. Così il lavoro è stato mentale e Ajla è scesa nello stadio consapevole di quello che le sarebbe successo e non è stata travolta".
Il clima dentro l'Arthur Ashe era pazzesco e resistere è stata la vera impresa. Ma oltre alla mente ha funzionato la tattica.
"E ci abbiamo pensato poco prima del match. Non lasciare mai l'iniziativa a Serena, giocare vicino alla riga e non dare il tempo a lei di spingere. E poi variare, usare molto le diagonali".
Tutto bello a dirsi, ma a farsi poi contro la numero uno della storia e tutto uno stadio...
"E qui Ajla è stata bravissima. Ha continuato a spingere anche in svantaggio, ha saputo mantenere un livello di gioco altissimo".
Dica la verità, quanto ha sofferto lei nel box a bordo campo?
"Anche per me era la prima volta in uno stadio come questo, tutto esaurito e con un tifo pazzesco. Un'emozione incredibile ma poi quando è cominciata la partita è passato tutto, sono entrato in clima e ho pensato solo a sostenere Ajla".
Ok, avete fatto la storia ma adesso il torneo va avanti. Come ci si riprende da tutta questa serie di emozioni?
"Abbiamo fatto un lavoro leggero sul campo, per smaltire le tossine. La cosa più difficile sarà recuperare le energie mentali. Ora bisogna azzerare e pensare alla Samsonova, il torneo va avanti, purtroppo quella con Serena non era la finale".
Bega, come si passa da giocatore a allenatore?
"Quando un anno fa ho deciso di smettere ho subito pensato che mi sarebbe piaciuto comunque rimanere nell'ambiente, provare ad allenare. E grazie all'amicizia con Matteo Berrettini è subito arrivata un'occasione importante. Matteo e Ajla erano ancora fidanzati, lei aveva bisogno di un allenatore, me l'hanno chiesto e mi sono subito buttato, cominciare con una giocatrice tra le prime quaranta del mondo era un'occasione da prendere al volo".
Poi però Berrettini e Tomljanovic si sono lasciati...
"E io ho continuato il mio rapporto tennistico con Ajla, è lavoro e con Matteo io sono sempre amico. Dalla primavera poi sono allenatore unico perché Tomljanovic ha concluso l'esperienza con il coach precedente".
Da giocatore lei non aveva mai disputato uno Slam, ora ne sta vivendo uno da protagonista in un altro ruolo. Non sente voglia però di entrare in campo?
"Ma io in campo ci entro tutti i giorni per allenare Ajla... Sì, mi manca l'agonismo, quando vedo le partite mi viene voglia di giocarle ma adesso ho cominciato un'altra vita nel tennis e sono molto contento".
Fate base a Boca Raton, Florida, girate il mondo. Non le pesa stare sempre lontano dall'Italia, da Milano?
"E' ancora più dura che da giocatore, forse tornerò a Milano una settimana dopo gli Us Open ma poi riprenderemo a girare il mondo perché ci sono tornei e punti importanti da conquistare. No, non mi pesa, ho la fortuna di fare una cosa che mi piace e ad alti livelli".