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Nick Bollettieri, l'inventore delle star del tennis

Nick Bollettieri 
Il grande maestro è morto il 5 dicembre 2022 a 91 anni. Ripubblichiamo un articolo di Gianni Clerici uscito su Repubblica il 28 agosto 1996
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C'era una coda notevole non meno che pittoresca al chiosco dei libri, dove Nick Bollettieri andava firmando copie della sua biografia, "My aces, my faults" titolo al quale la traduzione "successi e insuccessi" fa sicuramente torto. Pubblicato da Avon Books, per la modica cifra di 25 dollari più le tasse, 346 pagine scritte da Dick Schaap, uno scriba specialista in biografie di sport, genere che i grandi editori italiani continuano testardamente ad ignorare. Si mescolavano, nella coda, maniaci aficionados e ragazzini davvero piccoli, di quelli che per solito acquistano, quando va bene, i fumetti. Erano questi i più chiassosi, pieni di speranza che il vecchio guru notasse in loro le stigmate che l'hanno condotto a scoprire la Seles e Agassi, per citare soltanto i due più noti di una serie iniziata con Jimmy Arias, vincitore di Roma nell' 83, e felicemente in corso con un tedesco diciottenne, Tommy Haas, e una bambina russa, Anna Kourn…

C'era una coda notevole non meno che pittoresca al chiosco dei libri, dove Nick Bollettieri andava firmando copie della sua biografia, "My aces, my faults" titolo al quale la traduzione "successi e insuccessi" fa sicuramente torto. Pubblicato da Avon Books, per la modica cifra di 25 dollari più le tasse, 346 pagine scritte da Dick Schaap, uno scriba specialista in biografie di sport, genere che i grandi editori italiani continuano testardamente ad ignorare. Si mescolavano, nella coda, maniaci aficionados e ragazzini davvero piccoli, di quelli che per solito acquistano, quando va bene, i fumetti. Erano questi i più chiassosi, pieni di speranza che il vecchio guru notasse in loro le stigmate che l'hanno condotto a scoprire la Seles e Agassi, per citare soltanto i due più noti di una serie iniziata con Jimmy Arias, vincitore di Roma nell' 83, e felicemente in corso con un tedesco diciottenne, Tommy Haas, e una bambina russa, Anna Kournikova, quindes annitt, come diceva Porta.

Abbronzatissimo tanto da parer meticcio se non proprio negro, con gli occhiali marziani, il pelo che si arricciava fuor dalla maglietta celando la collana d'oro, Bollettieri aveva un sorriso per tutti, una battuta per tutti, sorta di vescovo sportivo benedicente, specie di Dulcamara della racchetta. In quel momento, sul Centralino, si agitava minacciando Stich il nuovo protetto, Tommy Haas. E, in una mezz'ora, avrebbe sculettato in campo quell'autentica lolita della Kournikova. Ma Bollettieri sa dividersi da autentico uomo-orchestra, sa indossare le dieci maschere di Fregoli. Non l'abbiamo visto, l'anno scorso, assistere insieme Becker e la Pierce, riportando un Boris logoro al numero tre mondiale, issando addirittura Mariolona al successo nello Australian Open? Impresa irrealizzabile per qualsiasi altro essere umano, non per Nick, ormai divenuto una multinazionale del gioco, uno capace di vendere la sua griffe come un qualunque Armani o Missoni, lavorando in franchising.

Mentre firmava, Bollettieri riusciva ad informarsi sul match di Haas, che stava dando un bel fastidio a Stich, quando riusciva a tenerlo lontano da rete. Non ancora a vincere, d'accordo, ma Nick sorrideva affermando che, in un paio d'anni, le cose sarebbero cambiate, soprattutto se il giovane tedesco fosse rimasto con lui, all'Accademia di Bradenton, un luogo che i nemici descrivono come Sing Sing, i più benevoli come West Point. Andando indietro nel tempo, raccontava Bollettieri, l'Accademia era giusto composta di due campi di cemento slabbrato, e di un motel in rovina, che un benefattore, dall' improbabile nome di Marx, gli aveva permesso di acquistare anticipando 50 mila dollari. Cinquantamila dollari degli anni ' 60, che Nick aveva reso sull'unghia, con la tenacia di figlio d' immigrati napoletani arruolato, per sopravvivere, nei paracadutisti. Di lì, costringendo i suoi allievi ad alzarsi col gallo, a spazzare pavimenti e a rifare letti, ad ottenere come minimo la sufficienza nella scuola d'obbligo, a rimanere in campo, alla lavagna, al videotape sei ore al giorno, a non guardare la televisione (in America!), a telefonare ai parenti (serpenti) solo il weekend, Nick aveva spiccato un volo che, a 65 anni, dopo ben sei mogli, lo ha portato ad affermarsi come il primo, o almeno il più conosciuto coach del mondo. Tanto che, quando i talent scout hanno intuito nella silhouette infantile di Anna Kournikova le stigmate del successo, l'hanno subito contrabbandata fuori dall' Urss, con l'aiuto di Popi Vinti della Ellesse, per consegnarla nelle mani esperte di Nick.

E così, come aveva fatto con l'ingrata Seles, che ai primi successi l'ha abbandonato senza pagare gli arretrati, Bollettieri ha fatto della bambina una star, non meno di Von Sternberg con la Dietrich. Tanto che, come l'ho avvicinata dopo la partita, sussurrando come parola d'ordine Ellesse, la piccola splendida lolita, mi ha fissato freddamente, informandomi secca che aveva cambiato sponsor. L'esordio di lolita sarebbe stato ancor più brillante di quello del suo compagno d'Accademia, Tommy Haas, visto che la Kournikova gioca grazie ad un emendamento della regola "minimo 16 anni", in vigore dopo la sbandata esistenziale della Capriati. Ma anche in casi simili, Nick aveva pronta una parola di saggia tolleranza, proprio lui che ha bruciato non meno giovanetti di fiammiferi. E non solo parole, aveva preparato, quell'adorabile mascalzone. Ho infatti di fronte a me un libro autografato ancor prima che venisse il mio turno, nella fila. "Al mio miglior amico italiano". Peccato davvero che altri due volumi, offerti ai miei onorevoli colleghi, rechino la stessa dedica.