MELBOURNE - Sono ormai passate più di ventiquattr' ore, e siamo ancora tutti sotto lo charme di McEnroe. Cosa scrivi, domando a Philippe Bouin dell' Equipe, e lui, facendo quel piccolo pernacchio tipico dei francesi, "McEnroe, bien sur". Ripeto la domanda a un britanno, uno yankee, uno aussie, e tutti, come un sol uomo "McEnroe, of course". Il povero Aronne Krickstein ha appena avuto una crisi di disidratazione, l' hanno portato fuori dal campo in barella. Jim Courier ha continuato a vincere in modo devastante. Michael Stich ha battuto l' eroe locale, Wally Masur, giocando talmente male da farci dubitare che possa vincere l' Open, se appena mette dentro qualche palla.
Eppure grandissime foto di Mac tengono la prima pagina dello Age, del Sun, dell' Australian, i più grossi giornali di qui. Mac vi è variamente raffigurato mentre si asciuga il sudore, sotto un sole impietoso, che fa friggere il mercurio nei termometri. Lo si vede anche sollevare le braccia al cielo, come già nel vittorioso match contro Becker. Ancora, lo ammiriamo abbracciato a Emilio Sanchez, infinitamente più vivo di lui, con un sorriso bianchissimo sul viso abbronzato, scuro di barba. E, nella foto che io forse avrei scelto, Mac è disteso per terra, le punte delle scarpette dirette verso l' alto, una smorfia di sollievo sul viso asciuttissimo, incredibilmente privo di rughe, quasi la pelle fosse stata risucchiata da una sorta di rigor victoriae. Il fenomeno è riuscito a rimanere in campo per quattro ore e quarantuno minuti, contro un tipo tosto e regolare come Emilio, un capofila dei tennisti di seconda schiera, un campione insomma, se non un fuoriclasse. In questa maratona con racchetta, sul cemento ustorio, Mac aveva faticato a spuntare i due primi set, quand' ancora era fresco. Più che correre, camminava ormai, in vantaggio per 3 a 0 nel quarto.
La rimonta di Sanchez era stata crudele, i suoi colpacci arrotati facevano scempio crudele dell' elegantissimo gioco di Mac, dei suoi gesti sublimi e vuoti. "Sembra Nureiev, quando non gli riesce l' entrechat", mormorava Ottavio Missoni. Nonostante tutto, quella specie di naufrago riusciva ancora a calamitare la palla, andava avanti 4 a 1 nell' ultimo set, un paradossale confronto tra la creatività e la diligenza. Anche per Mac contano, ahilui, i muscoli, e una torsione malandrina sul ginocchio stretto da una fascia elastica color granata sembrava stecchirlo definitivamente. Mulinando colpacci arrotati, Emilio arrivava a 3 match point, si apprestava a servire. In tribuna stampa i cronisti richiudevano i taccuini, si preparavano ad aspettare non meno di due ore perché il massaggiatore rendesse Mac presentabile. Ma qualcosa di incredibile stava per accadere. Nel rivolgere un' occhiata al suo avversario, per intuirne le intenzioni, Sanchez doveva scorgere una presenza pietrificante.
Cadeva in doppio errore, steccava un colpo, ne sotterrava un secondo. A passettini barcollanti, quasi un convalescente che scenda dal letto, Mac si toglieva via dalla sconfitta, riusciva addirittura a tenere dentro le righe il sesto dei suoi match-point. Sanchez, che pure non lo ama, doveva intuire che qualcosa di insolito era accaduto, se lo vedevamo serrarselo contro, quasi per confermarsi che quello spettro che cammina era davvero autentico, uomo e non entità paranormale. Ora il grande artista incontra un sano agricoltore sudafricano a nome Ferreira, e potrebbe ripetersi, se il sole sarà meno impietoso. Infatti anche un maratoneta quale Krickstein, uno specialista dei 5 set, è stato costretto a ritirarsi, e addirittura lo han dovuto ricoverare per disidratazione. Sull' atroce cemento di Flinders Park si sarebbe potuto friggere un par d' ova, e lo israeliano Amos Mansdorf ha dato tutto il merito della sua vittoria al fatto di esser nato a Gerusalemme, altro luogo che scotta. Anche Stich sarebbe stato costretto a battersi con il vento caldo, intriso di rossa polvere dei deserti nordaustraliani. Lo si vedeva, con un forbicione, ritagliare strisce di tessuto dagli asciugamani, immergerle in un secchio di acqua diaccia, e cingersene il collo, in cerca di frescura.
L' avversario, Wally Masur, pareva non meno a suo agio di un aborigeno ma Stich, tra un' imprecazione e una boccata di polvere, attuava una tattica molto fina. Abbandonava come bucce tutti i games di ribattuta iniziati male, per concentrarsi sul suo proprio servizio. Tattica, lo riconosco, impraticabile alla gran parte degli altri tennisti. Nella conferenza stampa di Stich, sarebbe curiosamente emerso che la sua connazionale Steffi Graf è vittima di rosalia, un' infezione che non colpisce, per solito, gli adulti. E, in questa piccola disavventura, i Grafologi troveranno certo un piccolo suggerimento per chiarire il mistero della povera Steffi. Ma perché il nostro Luca Barilla non si decide a salvarla? Non di spot, non di farmaci, ma di amore necessita unsere Steffi.
SINGOLARE MASCHILE (ottavi di finale): Krajicek (Ola) b. Bergstrom (Sve) 7-5, 7-6 (8-6), 6-3; Courier (Usa) b. Rosset (Svi) 6-3, 6-1, 6-3; Stich (Ger) b. Masur (Aus) 3-6, 6-4, 7-6 (7/5), 6-4; Mansdorf (Isr) b. Krickstein (Usa) 6-2, 4- 6, 1-6, 7-6 (7/4) 4-1 rit.