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Cosa resta di Federer, Djokovic, Nadal: i tre rivali che sconvolsero il tennis

Novak Djokovic, vincitore degli Australian Open 2023 

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Nel saggio "I tre" Sandro Modeo afferma che i tre possono essere raccontati anche come un'enità unica, una "trivalità" che ha rinforzato le singole qualità. E che alla fine lasciano il desiderio di vederne altri tre
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L'uscita di un libro di Sandro Modeo è sempre un piccolo evento nella bolla di ammiratori che, malgrado i suoi sforzi di sottrazione e sparizione siano degni di Salinger, continua a crescere orgogliosa. Se ogni scrittore genera la sua piccola o grande schiera di lettori affezionati e convinti di appartenere a un club esclusivo, Modeo di questi è il più esigente e severo, l'unico ad alzare l'asticella d'ingresso piuttosto che abbassarla, in barba a qualsiasi regola commerciale. Fin dal breve prologo di "I tre", il saggio dedicato a Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic appena uscito per l'editore 66thAND2nd, si viaggia a velocità vertiginosa nei saliscendi di una mente spiazzante. Non è semplice restare a bordo, aggrappati alle proprie conoscenze - necessariamente variegate - per non venire sbalzati dalle accelerazioni logiche e dai salti di argomento. Ma quando arrivi al primo traguardo, la soddisfazione si respira …

L'uscita di un libro di Sandro Modeo è sempre un piccolo evento nella bolla di ammiratori che, malgrado i suoi sforzi di sottrazione e sparizione siano degni di Salinger, continua a crescere orgogliosa. Se ogni scrittore genera la sua piccola o grande schiera di lettori affezionati e convinti di appartenere a un club esclusivo, Modeo di questi è il più esigente e severo, l'unico ad alzare l'asticella d'ingresso piuttosto che abbassarla, in barba a qualsiasi regola commerciale. Fin dal breve prologo di "I tre", il saggio dedicato a Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic appena uscito per l'editore 66thAND2nd, si viaggia a velocità vertiginosa nei saliscendi di una mente spiazzante. Non è semplice restare a bordo, aggrappati alle proprie conoscenze - necessariamente variegate - per non venire sbalzati dalle accelerazioni logiche e dai salti di argomento. Ma quando arrivi al primo traguardo, la soddisfazione si respira a pieni polmoni. Reggo, dunque sono. E ne vuoi ancora, di quel cibo per la mente.

Il postulato alla base del saggio è che i tre grandi tennisti siano raccontabili non soltanto come eccezionali individualità, ma anche come un'entità unica, una "trivalità" perfetta come il numero da cui deriva - da Pitagora a Tolkien, il gran ballo delle citazioni registra il tutto esaurito - e che ha irrobustito oltre misura le singole qualità. Se la parola non avesse assunto nel tempo un'accezione negativa, Modeo potrebbe scrivere "tuttologo" sul proprio biglietto da visita, per l'impressionante varietà di campi nei quali il suo punto di vista è originale e sensato: consulente editoriale come primo mestiere, scrive abitualmente di calcio, al quale ha dedicato due libri - rapidamente divenuti benchmark - su Mourinho e sul Barcellona. Arrigo Sacchi e Pep Guardiola, per intenderci, sono suoi abituali interlocutori.

La descrizione iniziale dei tre campioni, quella che ci accompagna per tutto il libro, è esemplare. Federer è l'Apollo Pitico, la statua che prende vita esprimendo il bello della classicità; Nadal è Venom, l'alieno che colonizza il corpo umano aumentandone a dismisura i poteri; Djokovic è il Djoker, il terzo incomodo che turba la rivalità perfetta tra lo Yin e lo Yan del tennis, "avvolgendo la contesa sotto il cielo dark di Gotham City". Modeo risale alle sorgenti dei tre fiumi esplorando i rispettivi segreti e trovando la chiave di alcune stanze straordinariamente recondite: una per tutte, l'Ouverture 1812 di Cajkovskij, la musica che il Djoker mentalmente ascolta nei momenti di estrema difficoltà dei match, quando la sconfitta è a pochi quindici. La sua antica mentore, Jeca Gengic, l'aveva messa sul piatto al termine di una dura giornata di allenamento, quando Nole aveva sette anni, ottenendone una reazione potente, "Jeca, ho la pelle d'oca". Al che lei lo aveva istruito a usare quel brano forte, a piena orchestra e con i cori da chiesa, come catalizzatore istantaneo di adrenalina.

Il saggio è una sequenza di "Easter Eggs", sorprese collegate fra loro attraverso un gioco di rimandi che chiama in causa le arti e i ricordi. David Foster Wallace col suo leggendario saggio su Federer è una presenza riverita e adiacente - non se ne può fare a meno - ma è trattato da stimolo, non solo da referenza: Modeo prende la definizione di "Mozart fuso con i Metallica" per esplorare i successivi scivolamenti dalla musica classica all'hard rock intervenuti nel tennis dello svizzero. Roger che non viene mai male nelle foto in movimento, come rileva Feliciano Lopez; Rafa in cui coincidono pazienza e resistenza, nel senso che se ha la pazienza di resistere all'impazienza ogni palleggio finisce con un suo punto; Nole che perpetra l'assassinio del secolo - Wimbledon 2019, i due match-point annullati a Federer - si guadagna l'odio assoluto come se avesse ucciso Bambi, e infine crolla davanti alla prima manifestazione di affetto popolare, riservatagli a New York nel momento in cui sfuma il Grande Slam. Il volume finisce con il sogno di un congedo al teatro di Epidauro, che per diversi motivi suonerebbe gradito a tutti e tre. Lì, conclude Modeo, "potremmo finalmente pensare ai Tre con la necessaria ambivalenza tra il senso di una nostalgia acuta e quello di una liberazione lungamente attesa". Perché l'ultimo tributo è il desiderio di vederne altri tre.