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La rivoluzione, quarant'anni fa. Quando Noah cancellò il bianco sul rosso del Roland Garros

Yannick Noah mostra la maglietta con cui vinse al Roland Garros nel 1983 (afp)

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Nel 1983 il trionfo di Yannick a Parigi: "Si gioca per qualcosa di più grande del successo"
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Lui si divertiva, dentro e fuori, come a Sinner non riesce più. Lui cambiò la Francia, non ancora vincente, e la sciolse dal mito di Poulidor, magnifico perdente. Quarant'anni fa Yannick Noah stravolse il tennis, dimostrando che dopo Arthur Ashe, un altro nero poteva. Lui cambiò la società francese provando che un ragazzo di padre africano e madre bianca, cresciuto a Yaoundé, in Camerun, in una casa senza elettricità, poteva far tifare tutto il paese. Unire e non dividere. "50 milioni di Noah" il titolo de L'Équipe, peccato come gli scrissero in tanti per quelle treccette rasta, ma non poteva tagliarsele? Se ci sono stati e ci sono Malivai Washington, Tsonga, Monfils, Tiafoe, Auger-Aliassime, Kyrgios, il promettente Fils, è perché lui sul rosso ha cancellato il bianco, a riprova che il tennis poteva e può avere tutti i colori. Era il 5 giugno '83, Mitterand era presidente. Al Roland Garros aspe…

Lui si divertiva, dentro e fuori, come a Sinner non riesce più. Lui cambiò la Francia, non ancora vincente, e la sciolse dal mito di Poulidor, magnifico perdente. Quarant'anni fa Yannick Noah stravolse il tennis, dimostrando che dopo Arthur Ashe, un altro nero poteva. Lui cambiò la società francese provando che un ragazzo di padre africano e madre bianca, cresciuto a Yaoundé, in Camerun, in una casa senza elettricità, poteva far tifare tutto il paese. Unire e non dividere. "50 milioni di Noah" il titolo de L'Équipe, peccato come gli scrissero in tanti per quelle treccette rasta, ma non poteva tagliarsele? Se ci sono stati e ci sono Malivai Washington, Tsonga, Monfils, Tiafoe, Auger-Aliassime, Kyrgios, il promettente Fils, è perché lui sul rosso ha cancellato il bianco, a riprova che il tennis poteva e può avere tutti i colori. Era il 5 giugno '83, Mitterand era presidente. Al Roland Garros aspettavano un successo francese da 37 stagioni (Marcel Bernard nel '46). Zacharie, un omone con una maglietta a righe, ex calciatore, suo papà, si buttò in campo per abbracciarlo. Lui pianse e rise, con la sua maglietta a strisce gialle, il colore preferito. Lo svedese Mats Wilander, equivalente al Rafa di oggi, era battuto in tre set. E dirà in una specie di sindrome di Stoccolma: "Quel giorno ho imparato tanto, sarò sempre riconoscente a Yannick per quella sconfitta, l'unica che non rimpiango, che mi ha insegnato ad avere uno sguardo diverso sulla vita. Sono stato quasi felice di perdere".

Noah dopo aver battuto Wilander in finale (afp)

Noah era quello che prima della partita si ferma da un amico per la pennica e che dopo nel parcheggio si mette a bere champagne con Mabrouk Sgueni, il custode dei campi che l'ha visto crescere e che gli preparava il cous cous. Poi la festa matta nella casa di campagna mentre Wilander si siede solo al Rock&Roll Circus, ultimo bar di Jim Morrison a Parigi. Se due pretty baby, 35 anni in due, sono scese in campo senza complessi e l'americana Gauff (19) ha battuto la russa Andreeva (16), è perché lui a 23 anni non si tirò indietro anche se un mese prima aveva detto a un amico: "Mollo il tennis, vado a fare musica in Africa".

Yannick Noah suona con Mats Wilander al Roland Garros lo scorso 27 maggio (afp)

Oggi che la Francia con 28 partecipanti (tra uomini e donne) non ha più tennisti in campo, tutti spariti al 2° turno (mai successo), Noah resta ancora un'idea di diversità vincente. E la prova che si può suonare il tennis, con aggressività, eleganza (ci teneva ai completi) e sensualità. C'era stata l'Italia di Panatta e c'era la Francia, anzi il mondo sociale di Noah: allegro, comunitario, artistico. Le albe a Pigalle al "Bus" frequentato anche da Gainsbourg, Lindon, Bowie, il muro della sua stanza dipinto di nero, come quello di Hendrix e la Mercedes 600 bianca. Mischiando sport rock e libertà: Ashe, Marley e Mandela. Gli altri abitavano a Parigi, lui a 20 anni scappa in campagna, a Nainville, dove mette su una palestra, una sauna, una jacuzzi, un campo di bocce, il ping-pong e l'orto. Smart-tennis quando ancora non andava di moda autogestirsi. E in uno sport non ancora dei Big Three e non ancora di durata (Nadal ne ha appena fatti 37 in ospedale, dove è stato operato, non gioca da gennaio e starà fuori cinque mesi), Yann nel '91 a 31 anni si ritira, ma non dal palco, gioca con la voce. Più di 6 milioni di dischi venduti: "Saga Africa" e "Take your time". E da ct tre Coppe Davis: due con gli uomini ('91 e '95), una con le donne (Fedcup '97).

 

Oggi a 63 anni molti amori, tre mogli, cinque figli (tre femmine, due maschi), l'anniversario del successo festeggiato con un murale e un concerto proprio al Roland Garros, lui a piedi scalzi, vestito di bianco, con Mats Wilander alla chitarra elettrica. Musica per aprire il tennis a tutti, per integrare, cosa che in Italia non capita, perché se altri sport (atletica, volley, basket) hanno saputo includere, la racchetta non lo fa. E oggi che si parla di salute mentale Noah dice: "Devi giocare per qualcosa, che deve essere più profondo che il successo". Lo sa Elisabetta Cocciaretto, nuova n.1 d'Italia, che lotta con un ginocchio e una coscia incerottati (problema all'adduttore destro), eliminata in due set dalla mancina americana, nata in Croazia, Bernarda Pera. L'Italia delle donne esce di scena. Oggi sempre negli ottavi sperando che non sia "domenica maledetta domenica" in campo Lorenzo Sonego contro il russo Khachanov e nel pomeriggio Lorenzo Musetti contro Alcaraz ( che ha battuto l'anno scorso ad Amburgo). Con la speranza che almeno uno o entrambi meritino il titolo "Il Magnifico".