L’Italia saluta Parigi: Musetti e Sonego hanno strada da fare
di Emanuela AudisioPARIGI - Au revoir, enfants d’Italie. Arrivederci Lorenzi. La terra di Parigi perde gli ultimi italiani. Anche stavolta Panatta (1976) è salvo. Né il primo Lorenzo (Sonego), né il secondo (Musetti) passano ai quarti. Sonego lotta e si svuota, Musetti illude per un attimo (due game) poi svanisce. Infelicità senza desideri, la sua partita. Molto passivo, a testa bassa, sempre sulla difensiva. Schiantato, diciamolo. Anche se contro questo Carlitos o Charlie (come preferisce lui) Alcaraz, numero uno, non c’è niente da fare. Solo sette game ceduti.
Gioca sulla terra, ma è di un altro pianeta. Troppo veloce, potente, ma soprattutto presente: smorzate, recuperi, tweener, serve and volley, dritto a braccio teso come Federer e Nadal. E poi sempre quel pugno che mostra dopo ogni punto, contento di avervi fatto male. …!-->!-->
PARIGI - Au revoir, enfants d’Italie. Arrivederci Lorenzi. La terra di Parigi perde gli ultimi italiani. Anche stavolta Panatta (1976) è salvo. Né il primo Lorenzo (Sonego), né il secondo (Musetti) passano ai quarti. Sonego lotta e si svuota, Musetti illude per un attimo (due game) poi svanisce. Infelicità senza desideri, la sua partita. Molto passivo, a testa bassa, sempre sulla difensiva. Schiantato, diciamolo. Anche se contro questo Carlitos o Charlie (come preferisce lui) Alcaraz, numero uno, non c’è niente da fare. Solo sette game ceduti.
Gioca sulla terra, ma è di un altro pianeta. Troppo veloce, potente, ma soprattutto presente: smorzate, recuperi, tweener, serve and volley, dritto a braccio teso come Federer e Nadal. E poi sempre quel pugno che mostra dopo ogni punto, contento di avervi fatto male. Per il ventenne spagnolo il campo è un ring dove si picchia felici, dove il cazzotto può diventare una carezza mentre i piedi ballano veloci per andare in ogni angolo. Lui ci prova sempre, ad avere idee, a rincorrere, a non darsi per vinto. È veramente unstoppable, perché non dovrebbe riuscirci? Taglia e ricama, vi scuce, poi vi fa secchi con la grazia di un merletto però magari anche con una rasoiata. Musetti viene liquidato in tre set (6-3, 6-2,6-2) in poco più di due ore.
Nemmeno la banda che in tribuna intona stranamente (di questi tempi) Bella Ciao scuote abbastanza Lorenzo che naufraga con lo stile di un dandy. L’estetica c’è, ma manca la forza e anche le gambe. E dopo tre doppi falli si fa anche ammonire per aver scaraventato una palla in tribuna. Lui stesso ammette con onestà: «Ho scelto la via più comoda, lasciarmi andare, ho giocato in maniera sbagliata e fatto tutto quello che non dovevo fare, ero sempre in confusione, devo avere più consapevolezza, mi sono lasciato condizionare da chi c’era dall’altra parte. È stata una lezione, ma ho ventuno anni». Per poi fare la lista dei non: non ho imposto il mio gioco, non ho preso il comando con il dritto, non mi sono espresso, non ho attaccato il suo rovescio, non è stata l’emozione.
Alcaraz incassa i complimenti di Wilander: «Non so come faccia questo ragazzo a fare sempre la scelta giusta e in più quando sbaglia ride, vi rendete conto?». Abbastanza, visto che sui dropshot perfetti di Musetti lo spagnolo arrivava senza nemmeno sforzarsi troppo, piazzando con tranquillità dei vincenti sulla riga di fondo. Il suo commento: «All’inizio il vento mi ha fatto un po’ sbagliare le misure, ma ho giocato una partita completa perché temevo Lorenzo».
Senza pietà, insomma, per vendicare lo smacco patito contro l’italiano un anno fa. Per Musetti, al secondo ottavo di finale a Parigi, si tratta della terza sconfitta in tre partite contro un Top 10 negli Slam, segno che la strada verso la cima è ancora dura. Lotta invece come al solito Lorenzo Sonego, 28 anni, contro il russo Khachanov, più esperto e numero 11 del mondo, domina il primo set, poi subisce la rimonta e deve arrendersi in quattro set anche per un problema all’adduttore.
Se Musetti ha commesso peccati, invece bisogna dire peccato per Sonego, soprattutto per il tiebreak del terzo set quando Lorenzo era avanti 4-0 e ha avuto anche un set point sul 7-6. Spiega: «Ero stanco, non avevo più energie, mi dispiace per i break mancati, il cuore non basta con questi giocatori qui, c’è ancora troppa differenza sul piano fisico». Il russo per la prima volta nei quarti incontrerà Djokovic mentre ad Alcaraz tocca Tsitsipas, contro il quale ha vinto tutti e quattro i precedenti confronti. Se Italia go home, resta il grande tennis. E chissà se stavolta profumerà di futuro.