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La parola all’allenatore, Parigi divisa sul coaching: “Ma lo spettacolo migliora”

Il super tecnico Patrick Mouratoglou con la madre di Holger Rune. giocatore che allena (afp)
Per la prima volta al Roland Garros i giocatori possono voltarsi verso il loro angolo e comunicare, senza temere sanzioni e 5000 dollari di multa. Kyrgios contrario, Wilander: "Il tennis resta uno sport individuale, ma se il coach è bravo, è chiaro che il suo giocatore offrirà colpi migliori, più la qualità ne guadagnerà"
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PARIGI – Vi sarebbe piaciuto avere un allenatore nei momenti più importanti della vostra vita? Qualcuno che vi conosca molto bene, vizi e virtù, che abbia affetto e cura per voi, che sia capace di non farvi deragliare quando perdete la testa o quando la vostra non basta? Insomma, uno in grado di darvi il consiglio giusto e di farvi ripartire. Per la prima volta al Roland Garros i giocatori possono voltarsi verso il loro angolo e comunicare, senza temere sanzioni e 5000 dollari di multa. Ci sono più sguardi che chiedono salvezza verso il proprio team.

L’Atp ha aperto “per prova” al dialogo a metà dell’anno scorso. Se vedete il bad boy danese Holger Rune (uno che sbraita spesso), uscito vincent…

PARIGI – Vi sarebbe piaciuto avere un allenatore nei momenti più importanti della vostra vita? Qualcuno che vi conosca molto bene, vizi e virtù, che abbia affetto e cura per voi, che sia capace di non farvi deragliare quando perdete la testa o quando la vostra non basta? Insomma, uno in grado di darvi il consiglio giusto e di farvi ripartire. Per la prima volta al Roland Garros i giocatori possono voltarsi verso il loro angolo e comunicare, senza temere sanzioni e 5000 dollari di multa. Ci sono più sguardi che chiedono salvezza verso il proprio team.

L’Atp ha aperto “per prova” al dialogo a metà dell’anno scorso. Se vedete il bad boy danese Holger Rune (uno che sbraita spesso), uscito vincente ma sfiancato, dopo la rissa tennistica e agonistica di 4 ore in cinque set e al super tiebreak con l’argentino Cerundolo, guardare il suo coach Patrick Mouratoglou in cerca di un cenno e dei quarti di finale che giocherà contro Ruud (come anno scorso), è perché quest’anno durante la partita si può, ma non durante gli scambi. Non tutti sono d’accordo, l’argomento è stato molto divisivo. Per l’australiano Nick Kyrgios (che non è qui): «La solitudine in campo era il bello del tennis, non scaricherei quel fardello su nessuno». Per il greco Stefanos Tsitsipas, molto seguito dal padre: «Era ora, eravamo uno dei pochi sport globali a non utilizzarlo, sono contento così non dovrò discutere con i giudici di linea».

Per Mats Wilander, ex giocatore, ora commentatore tv: «Il tennis resta uno sport individuale, ma se il coach è bravo, è chiaro che il suo giocatore offrirà colpi migliori, più qualità e lo spettacolo ne guadagnerà. Non tutti i coach sono bravi in diretta sul campo. Accusano Juan Carlos Ferrero di dare consigli ad Alcaraz a ogni punto, ma lui sa, è competente, ha giocato ad alto livello, ha vinto Parigi nel 2003». Per il francese Tsonga, che ha smesso l’anno scorso: «Alla fine la decisione la prendi solo tu». Anche se, come ha ammesso lo spagnolo Davidovich Fokina: «Ho detto al mio coach di spostarsi perché accanto aveva 50 francesi che urlavano e non potevo sentirlo».

 

Per Mouratoglou, ex tecnico di Serena Williams, che all’Open Usa del 2018 ebbe molti problemi per il coaching: «Dovrebbero microfonarci, sarebbe più curioso e spettacolare». Davano spettacolo su questo giornale anche le cronache di Gianni Clerici. Ci tengono, in quello che è un giorno speciale, a ricordarlo anche due vincitrici e regine di Slam, Francesca Schiavone di cui ricorre l’anniversario del successo a Parigi nel 2010 e Flavia Pennetta (Open Usa 2015) impegnate nel doppio delle Legends, vinto l’anno scorso. «Clerici è stato un artista, un creativo, un’aggiunta al nostro tennis. E con Tommasi una voce indimenticabile». Ricorda Flavia: «Il primo a chiamarmi Piccola Penna». Entrambe vorrebbero a fine partita una stretta di mano tra ucraine russe e bielorusse perché lo sport deve unire. Della stessa opinione un’altra regina, l’argentina Gabriela Sabatini: «Dove nasci non lo decidi tu. Quanto al pronostico vedo la polacca Swiatek molto solida, ma a me piace la tunisina Ons Jabeur».