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Alcaraz, un vero numero uno

Carlos Alcaraz

 (afp)
Lo spagnolo trionfa al Queen’s dopo i crampi del Roland Garros. Ora la sfida a Djokovic sui prati di Wimbledon
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Però, il ragazzo sa adattarsi presto. Questo Carlos Alcaraz è un altro di quelli che davvero non hanno la misura delle cose. Un giorno quasi sviene in campo, e l’altro vince sull’erba e torna numero uno del mondo. Scherzi a parte, avevamo lasciato lo spagnolo di Murcia, classe 2003, con i crampi nella semifinale del Roland Garros contro Djokovic. E, con tanto di onestà e davvero da grande sportman (in questo caso Rafa Nadal deve essere contagioso), ammise di aver pagato il nervosismo e lo stress. Scatenando, suo malgrado, dubbi sulla tenuta psicologica (Ma come, non aveva vinto già uno Slam? Non era numero uno del mondo?).

Bene, lui, Carlitos, non ha più proferito parola e s’è rimesso al lavoro con l’altro Carlos, lo Juan Carlos Ferrero che è il suo coach. Sen…

Però, il ragazzo sa adattarsi presto. Questo Carlos Alcaraz è un altro di quelli che davvero non hanno la misura delle cose. Un giorno quasi sviene in campo, e l’altro vince sull’erba e torna numero uno del mondo. Scherzi a parte, avevamo lasciato lo spagnolo di Murcia, classe 2003, con i crampi nella semifinale del Roland Garros contro Djokovic. E, con tanto di onestà e davvero da grande sportman (in questo caso Rafa Nadal deve essere contagioso), ammise di aver pagato il nervosismo e lo stress. Scatenando, suo malgrado, dubbi sulla tenuta psicologica (Ma come, non aveva vinto già uno Slam? Non era numero uno del mondo?).

Bene, lui, Carlitos, non ha più proferito parola e s’è rimesso al lavoro con l’altro Carlos, lo Juan Carlos Ferrero che è il suo coach. Senza troppe chiacchere il clan spagnolo è volato a Londra per iniziare la missione Wimbledon partendo dal Queen’s. Com’è finita? Beh, s’è preso il torneo, alzando la “coppona” di Matteo Berrettini, il precedente padrone degli ultimi due anni. E’ suo il primo titolo sull’erba, è suo – di nuovo – il titolo di numero uno del mondo (e Djokovic dovrà farsene una ragione). Comunque, per un giovane uomo di vent’anni, è l’undicesimo torneo vinto in carriera, il quinto quest’anno (su nove disputati).

Cos’altro aggiungere? Alcaraz ha risposto a chi non lo riteneva un ‘erbivoro’, perchè ha dei gesti troppo ampi (stessa critica che si fa al nostro Musetti). Dimostrando che quando si sa dosare il servizio nei momenti clou, accelerare i colpi quando serve, aggiungendo smorzate e qualche colpo al volo, si possiede il menu perché siano gli altri a preoccuparsi. In realtà, riguardo a Wimbledon, lo spagnolo dovrà procurarsi un buon amuleto: nel mondo del tennis c’è un adagio che, da sempre, vuole che il vincitore del Queen’s non faccia tanta strada a Church Road. Ad Alcaraz la possibilità di smentire un altro luogo comune.

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