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Nargiso: “Sinner può battere Djokovic, nei momenti importanti fa la differenza”

L’ex campione azzurro: “Nole non vince azzannando gli avversari, la sulla lunga distanza. Jannik dovrà avere più ritmo di lui, riuscire a farlo muovere continuamente”
2 minuti di lettura

LONDRA — Il ragazzo che 36 anni fa alzò la coppa junior a Wimbledon ora è uno dei Legend di Sport e Salute, i campioni e testimonial dello sport italiano. Diego Nargiso vedrà in tv (su Sky e Now) alle 14.30 la semifinale tra Jannik Sinner e Novak Djokovic.

Nargiso, quanta nostalgia...

“Beh, sì. Mi tengo bellezza e soddisfazione della mia superficie preferita. Ma nulla a che fare con la finale di Berrettini, e questa semifinale di Sinner”.

Quest’ultimo parte sfavorito.

“Manco per niente. Io vedo una partita totalmente alla pari”.

Ah però: la mette proprio così?

“Certo, sarà un match scorbutico. Analizziamo perché?”.

Assolutamente sì.

“Djokovic non vince ammazzando gli avversari. Lui è invincibile sulla lunga distanza, non ha quei momenti irresistibili come Federer sull’erba, o Nadal sulla terra”.

LONDRA — Il ragazzo che 36 anni fa alzò la coppa junior a Wimbledon ora è uno dei Legend di Sport e Salute, i campioni e testimonial dello sport italiano. Diego Nargiso vedrà in tv (su Sky e Now) alle 14.30 la semifinale tra Jannik Sinner e Novak Djokovic.

Nargiso, quanta nostalgia...

“Beh, sì. Mi tengo bellezza e soddisfazione della mia superficie preferita. Ma nulla a che fare con la finale di Berrettini, e questa semifinale di Sinner”.

Quest’ultimo parte sfavorito.

“Manco per niente. Io vedo una partita totalmente alla pari”.

Ah però: la mette proprio così?

“Certo, sarà un match scorbutico. Analizziamo perché?”.

Assolutamente sì.

“Djokovic non vince ammazzando gli avversari. Lui è invincibile sulla lunga distanza, non ha quei momenti irresistibili come Federer sull’erba, o Nadal sulla terra”.

E quindi?

“Nole vince perché ha una diversa propensione, una freddezza, un’abitudine a giocare i punti chiave alzando il livello del suo tennis”.

In effetti lo abbiamo visto anche in questo Wimbledon.

“Io dico che Jannik non avrà nessun problema, nessun timore reverenziale ma d’altronde lo ha già dimostrato nel 2022, stando due set sopra Novak”.

Però poi perse...

“Esatto, a conferma di quello che dicevo prima. Ma ora Jannik potrà mostrare la sua crescita, far vedere che Djokovic si può battere sull’erba”.

E come?

“Jannik ha sempre fatto la differenza proprio nei momenti importanti, perché lui ha quel genere di entusiasmo e freddezza su cui ha costruito la sua fama. Djokovic va battuto qui, su questo punto”.

Ah, aspetto mentale...

“No, attitudinale. Da campione qual è. Perché Jannik lo è, deve solo convincersene un pochino di più lui stesso, secondo me”.

E tatticamente?

“Non sono Vagnozzi, e neppure Cahill, che stanno facendo un lavoro super come coach. Ma se dovessi dargli dei consigli...”.

Siamo qui per questo.

“Non credo che possa battere Djokovic cambiando ritmo o facendo serve and volley, cose che sta migliorando ma che non ha ancora consolidato. Quindi: deve andargli sopra di ritmo, come ha fatto Rublev solo per un set, però”.

Può essere più specifico?

“Lo deve continuamente muovere. Non deve giocare più di due, tre colpi nello stesso angolo. Jannik dovrà cambiare continuamente con i lungolinea che sono migliori del serbo. Certo Nole ha un rovescio lungolinea pazzesco, ma di diritto... Quindi Jannik deve muovere la palla non piano, ma più veloce possibile. Non dando punti di riferimento a Djokovic”.

In teoria sembra facile...

“Stiamo affrontando il più grande giocatore della storia, probabilmente, non c’è nulla di facile. Di sicuro dovrà evitare le diagonali, soprattutto la sinistra, che è quella dove Novak comincia a tessere la sua tela, cambiando ritmo con il back costringendo l’avversario a cambiare il colpo facendo salire la palla e poi, con il suo dritto “inside”, cioè tagliato ad altezza del rettangolo del servizio, ottenere il punto”.

Quali altre accortezze potrebbero essere utili?

“La seconda palla di servizio di Djokovic. Direi a Jannik di avanzare, prendere metri di campo, mettendogli ansia. Anche a costo di sbagliare qualche risposta, ma Djokovic dovrà sentire che ogni volta, che so — sul 30 pari — Jannik metterà i piedi un metro di campo dentro e gli tirerà una mazzata. Lo deve battere sulle sue certezze, dimostrare di non aver paura di dover cambiare gioco perché è lui, più giovane, ad andare più veloce. E la palla di Jannik a viaggia più veloce”.

Vedremo davvero tutto ciò?

“Se Jannik non calerà la testa, sì”.

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