Billie Jean King: “Sinner è un tesoro per il tennis, dentro e fuori dal campo”
dal nostro corrispondente Antonello GuerreraBillie Jean King a Wimbledon
LONDRA - “Sinner? Vedremo cosa succede contro Djokovic, ma una cosa è certa: è straordinario. E vi dico di più: vi racconto una storia su di lui”. Silenzio, parla Billie Jean King. La incontriamo a colazione, in una meravigliosa villetta inglese poco lontano dai campi fatati di Wimbledon. Eccola, la leggenda americana del tennis, la “Queen” e matrona di Church Road. Settantanove anni e 39 titoli slam: 16 nel doppio femminile, 11 in quello misto e altri 12 nel singolo, di cui la metà sono trionfi qui a Wimbledon, dal 1966 al 1975.
Il saluto con Sinner
“Con altre persone stavamo tornando a casa l’altro giorno”, racconta “Bjk”, “e dall’altra parte della strada c’era proprio Jannik Sinner. Lui mi vede, attraversa e viene a salutare, me e g…
LONDRA - “Sinner? Vedremo cosa succede contro Djokovic, ma una cosa è certa: è straordinario. E vi dico di più: vi racconto una storia su di lui”. Silenzio, parla Billie Jean King. La incontriamo a colazione, in una meravigliosa villetta inglese poco lontano dai campi fatati di Wimbledon. Eccola, la leggenda americana del tennis, la “Queen” e matrona di Church Road. Settantanove anni e 39 titoli slam: 16 nel doppio femminile, 11 in quello misto e altri 12 nel singolo, di cui la metà sono trionfi qui a Wimbledon, dal 1966 al 1975.
Il saluto con Sinner
“Con altre persone stavamo tornando a casa l’altro giorno”, racconta “Bjk”, “e dall’altra parte della strada c’era proprio Jannik Sinner. Lui mi vede, attraversa e viene a salutare, me e gli altri, stringendo la mano a tutti. Ci guardava negli occhi, parlava cordialmente. Io ero stupita, perché con quei suoi capelli rossi, arriva e pensi che parli austriaco, tedesco… (ride, ndr), invece amo il suo accento italiano. In ogni caso, Sinner ha dimostrato di essere davvero straordinario anche fuori dal campo. Oggi molti giovani tennisti non se ne importano, neanche ti guardano in faccia. La prima volta sul campo l’ho visto quattro anni fa alla Next Generation Finals (nel 2019 a Bergamo, che Sinner vinse a 17 anni e 6 mesi, ndr) e subito ho chiesto: “Ma chi è questo ragazzino?”. Si vedeva che aveva qualcosa di speciale, fantastico. È un tesoro per il tennis, dentro e fuori dal campo”.
"Oggi tutti vogliono investire nel tennis femminile”
Cinquant’anni fa, il totem King fondò il circuito femminile Wta, fu la prima tennista a dichiararsi gay (oggi è sposata con Ilana Kloss, ex partner di doppio, presente anche lei qui), vincitrice dello storico match della “battaglia dei sessi” nel 1973 che la vide sconfiggere Bobby Riggs. Ora sta per annunciare Siviglia e l'Andalucia come sedi della “coppa del mondo” Billie Jean King Cup Finals il prossimo novembre, dal 7 al 12. Un giorno accetterà soldi anche dai sauditi, come potrebbe capitare presto all’Atp e alle finals della Next Generation? “Non lo so, in questo momento non ho una opinione. Ma è un momento in cui tutti, uomini, donne, di ogni genere, vogliono investire nel tennis femminile. Fate un confronto a come le donne nel tennis erano considerate fino a 50 o 60 anni. Con la Wta abbiamo una sola voce, ed è molto potente. Ora servono donne al potere anche negli sport maschili”.
Ons Jabeur
La finale Jabeur-Vondrousova
Ma la celebre ex tennista parla anche di altro. Per esempio di Ons Jabeur, che ieri è arrivata in finale a Church Road sconfiggendo la bielorussa Sabalenka in un match fantastico: “Devo essere neutrale, ma certo la storia di Elina Svitolina, ucraina e tornata in campo dopo la maternità, è stata straordinaria. Invece Ons, finalmente si è rilassata, grazie alla finale dell’anno scorso, e si vede in campo. Ma ora potrebbe succedere di tutto quest’anno”, in questa finale inaspettata contro la ceca Vondrousova, “a differenza degli uomini, il torneo delle donne è sempre più imprevedibile”.
Le riforme del tennis
E poi le riforme del tennis, per uguaglianza tra i generi: “Personalmente credo che la prima settimana di Wimbledon, quando ci sono molti match, debba essere di tre set per tutti, e poi che la seconda si giochi su cinque set, sia per gli uomini che per le donne. Le donne possono giocare tre set su cinque, abbiamo la stessa resistenza degli uomini, quindi finiamola con queste storie. Dobbiamo essere tutti uniti, uomini e donne, in nome del tennis”.